Contro il declino case ‘popolari’ in centro. La proposta di Mangianti (Acer)
Nel sul progetto l’Acer si farebbe carico della ristrutturazione in cambio della gestione, per un periodo da valutare (Mangianti propone 20 anni), dell’alloggio che sarebbe poi affittato a canone calmierato, il comune sarebbe garante dell’operazione, il proprietario si ritroverebbe alla fine del periodo un appartamento ristrutturato. Per Mangianti sarebbero diversi i vantaggi: una scossa alle politiche abitative, alloggi “popolari” non più relegati nella periferie-ghetto e meno consumo del territorio per nuove costruzioni. L’auspicio del presidente dell’Acer, che ha già ha avuto un incontro con l’amministrazione, è che la sua proposta sollevi un dibattito e sia raccolta dai possibili interlocutori.
Di seguito la nota di Cesare Mangianti:
“Già da qualche giorno, e anche oggi, i giornali trattano il tema del centro storico che ‘sta morendo’. Anche negozi con brand di fama e storici stanno abbassando le saracinesche e questo non è certo un fatto positivo. Da decenni ormai il centro storico è caratterizzato dalla presenza soprattutto di negozi, uffici privati ed istituzionali, locali e pubblici esercizi, mentre la funzione abitativa è più sacrificata. Negli ultimi anni sono state spostate le sedi del Tribunale, la maggior parte degli uffici del Comune in via Rosaspina (e anche il Masterplan prevede ulteriori decentramenti), la Questura (quale che sia la sua sorte) ben difficilmente resterà in centro. Se ora, per di più, anche le attività cominciano a ritirarsi da questo pezzo di città, il ‘cuore’ di Rimini rischia di intraprendere la strada di un lungo, e lento, declino. Per diventare, magari, terra di nessuno, o anche peggio.
Altro segnale negativo, che deriva dalla situazione che ho appena descritto, è rappresentato dagli edifici che vengono lasciati andare in rovina dai proprietari, e non di rado si verificano crolli e problemi in alloggi ridotti in condizioni davvero difficili. Anche su questo aspetto le cronache locali hanno raccontato. pure recentemente, un caso in via Garibaldi.
Voglio allora rilanciare una proposta che, andando a contrastare tale processo in atto, rappresenta anche una linea d’intervento significativa per quanto riguarda le politiche abitative – proposta che peraltro sostengo già da tempo e rispetto alla quale vi è stato un recente incontro con l’Amministrazione Comunale.
Si tratta di stipulare un accordo a tre: tra i proprietari di edifici in cattive condizioni (per non dire cadenti) e che avrebbero bisogno di una robusta ristrutturazione situati in centro storico, il Comune di Rimini e ACER. La necessaria ristrutturazione sarebbe effettuata da ACER, che prenderebbe poi in gestione l’alloggio per un determinato periodo (del ‘quanto’ si può ragionare, ma secondo me una ventina d’anni sarebbe un tempo congruo) per darlo in locazione a canone calmierato, con il Comune a fare da garante dell’operazione. Alla fine di tale periodo il proprietario avrebbe indietro quell’alloggio ristrutturato.
Mi sembra che un’operazione di questo tipo porterebbe vantaggi a tutte le parti coinvolte. Darebbe una scossa alle politiche abitative, con risposta a diverse famiglie e con un risvolto anche socio-urbanistico: gli alloggi utilizzati per fini ‘popolari’ non sarebbero più relegati nelle periferie, quasi fossero da ghettizzare. La proposta consentirebbe inoltre di ridare slancio al centro storico, bloccare e magari invertire il declino che sta intraprendendo, con vantaggi anche per la rete commerciale presente. Si eviterebbe di mettere sul territorio altro cemento per la costruzione di nuovi alloggi. Per i proprietari tutto questo sarebbe vantaggioso in quanto alloggi che ora sono cadenti, che potenzialmente potrebbero crear loro problemi (non dimentichiamo che il proprietario di un alloggio del centro storico avrebbe l’obbligo di tenerlo in buone condizioni, e che le relative ristrutturazioni sono tutt’altro che economiche) dopo il periodo di ‘locazione popolare’ potrebbe tornare ad affittarlo o tornerebbero in loro possesso condizioni di utilizzabilità.
Auspico che questa proposta sollevi quantomeno un dibattito, ma ravvedo comunque, o almeno lo spero, potenzialità perché sia raccolta con interesse da possibili interlocutori”.












