Concessioni. Balneari: salta la riforma, disattese le promesse
anche perché ad annunciare loro ufficialmente novità è stato il Sottosegretario Pier Paolo Baretta nell’incontro del 26 settembre scorso.
SIB/FIPE – Confcommercio, FIBA – Confesercenti, CNA – Balneatori, Assobalneari Italia – Confindustria e OASI – Confartigianato esprimono preoccupazione innanzitutto per i canoni delle concessioni pertinenziali, la cui moratoria è scaduta, ma anche per le 30.000 imprese balneari italiane, alle prese con un futuro ancora incerto alla luce delle direttive europee.
Due, nello specifico, le richieste indirizzate al sottosegretario Baretta:
“una nuova moratoria che riguardi il pagamento dei canoni pertinenziali, così da evitare che si concretizzino le iniziative e i provvedimenti già in corso, o in avvio, che porterebbero queste imprese al fallimento o, comunque, alla revoca delle concessioni.
Un incontro urgentissimo al fine di conoscere, a questo punto, quali sono i provvedimenti e in che tempi il Governo intende adottarli per la soluzione delle annose problematiche del settore anche per fare chiarezza sulla ridda di indiscrezioni che tanto allarme suscitano nella categoria, avvertendo che nulla potrà essere accettato dai balneari senza che sia stato concordato”.
Carlo Fidanza, eurodeputato di Fratelli d’Italia e coordinatore della task force Turismo del Parlamento europeo commenta: “La decisione del governo di non inserire la sdemanilializzazione delle imprese balneari nel testo della legge di stabilità è una scelta incomprensibile, che disattende totalmente gli impegni delle settimane scorse”.
Preoccupazione arriva anche da Bruxelles. Le eurodeputate Roberta Angelilli e Lara Comi, a margine di un incontro a Bruxelles una delegazione delle imprenditrici balneari dell’associazione Donnedamare, provenienti da Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Abruzzo e Lazio, hanno dichiarato: “Non sono ancora chiare la posizione e le procedure che il Governo italiano vuole portare avanti in merito alla questione delle concessioni balneari. Questo rischia di protrarre un quadro di incertezza con ripercussioni sull’intera categoria”.










