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I dati UIL

Cassa Integrazione, calano le ore autorizzate in tutta la Regione tranne Rimini

di Redazione   
Tempo di lettura 2 min
Mar 21 Apr 2026 15:37 ~ ultimo agg. 15:46
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Cala nel primo trimestre del 2026 il ricorso alla cassa integrazione in Emilia-Romagna con una sola eccezione, la provincia di Rimini. Nel periodo gennaio-marzo 2026 sono state autorizzate in Regione 12.096.700 ore tra CIG e fondi di solidarietà, a fronte delle 18.669.058 ore dello stesso periodo del 2025 con un calo complessivo del 35,2% (-38,6% per la cassa ordinaria e -30,4% per quella straordinaria). In provincia di Rimini però si registra una controtendenza: nel primo trimestre dell'anno sono cresciute infatti dello 0,9% le ore autorizzare, arrivate a quota 1.678.958 (solo altre due province fanno peggio). Bologna è infatti quella col numero maggiore di ore autorizzate, 4.118.462 (-3,9%), mentre è Parma il territorio che registra il calo più significativo (196.134 ore, -72,2%). Riduzioni oltre il 60% anche per Modena (1.591.932 ore) e Ravenna (477.326, -60,2%). A Reggio Emilia la flessione è stata del 49,1% (1.787.784), a Ferrara del 40,6% (764.702 ore), a Forlì-Cesena del 38,1% (733.028 ore). Calo contenuto a Piacenza (-2%, 515.684 ore autorizzate).

"Il calo delle ore di ammortizzatori sociali è un dato che va letto con prudenza. I livelli restano ancora elevati e indicano che il sistema produttivo regionale non ha ancora superato una fase di difficoltà significativa", avverte il segretario regionale della UIL, Marcello Borghetti."Il calo delle ore di ammortizzatori sociali è un dato che va letto con prudenza. I livelli restano ancora elevati e indicano che il sistema produttivo regionale non ha ancora superato una fase di difficoltà significativa", avverte Borghetti. "Per questo serve una vera politica industriale ed energetica, nazionale ed europea, tanto più in un quadro internazionale segnato prima dai dazi e oggi da drammatiche guerre, che stanno producendo effetti sui costi dell'energia e delle materie prime, potenzialmente dirompenti, complicando i processi di trasformazione", aggiunge. "La transizione tecnologica in atto deve essere anche una transizione sociale, capace di tutelare il lavoro, sostenere i redditi e accompagnare imprese e lavoratori nei cambiamenti. Allo stesso tempo è necessario rilanciare il Patto per il Lavoro, per rafforzare il sistema produttivo regionale, garantire stabilità occupazionale, qualità del lavoro, redistribuzione del reddito e sicurezza, e sostenere il modello di Stato sociale pubblico, oggi sotto pressione anche per il saldo demografico negativo e la crescita dei bisogni sociali", conclude Borghetti. 

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