Cagnoni in commissione: niente dati su Riminifiera. Royalties nodo critico
Rimini Fiera non può diffondere dati sensibili sui propri dipendenti. Questa la risposta, sentiti i consulenti legali, del presidente Cagnoni alla richiesta della consigliera del 5Stelle Franchini che aveva chiesto dati sulle 22 società partecipate dal comune di Rimini: per l’esattezza notizie come curriculum, retribuzione, modalità di assunzione dei dipendenti con reddito oltre i 40mila euro ma anche costi della struttura o consulenze. Una richiesta ridicola, l’ha bollata Cagnoni, visto che la Fiera opera in regime di libera concorrenza. Inaccettabile, per la Franchini ma anche Mauro del PdL: senza la documentazione è impossibile per il comune effettuare i controlli richiesti dal legislatore sulle partecipate. Alcuni numeri interessanti però in commissione sono emersi. Ad esempio il costo del personale supera gli 8milioni di euro l’anno. “Un dato un po’ sproporzionato” ha commentato Cagnoni ricordando anche la vertenza in corso con i sindacati. Inoltre, sollecitato dal consigliere Galvani, il presidente di Rimini Fiera ha parlato delle spese per il Palacongressi. “Con lo scostamento tra i 94milioni di euro previsti e i 101 spesi – ha detto – siamo una mosca bianca in Italia dove si è abituati a cifre ben maggiori”. Per pagare i 101 milioni è stato contratto da Rimini Congressi un mutuo da 46milioni, un altro da 28milioni è stato siglato con Monte dei Paschi dalla Società del Palas.
Poi ci sono i dividendi straordinari dei soci pubblici (che rappresentano l’86% del capitale di Rimini Fiera). Le rate vengono versate grazie all’affitto che paga Convention Bureau da 1,1 milioni l’anno (600mila per il primo di attività) e dalle famose royalties degli alberghi. Qui, dice Cagnoni, arrivano le note dolenti: molti hotel infatti non hanno aderito al consorzio Aia Palas e l’incasso è ampiamente inferiore a quanto stimato (300mila euro invece di 500mila). Ancora aperta poi la questione dei ritardi nell’apertura del Palas per l’irregolarità di un pilastro: la costruttrice Cofely chiede oltre 40milioni di euro per i lavori aggiuntivi mentre Rimini Fiera ne chiede 22 per i danni causati da ritardi e spostamento di alcune manifestazioni. Cagnoni si dice fiducioso sull’esito del contenzioso. Intanto ci sono trattative ben avviate per la cessione dell’area di via della Fiera dove, prima del passo indietro della Fondazione Carim, sarebbe dovuto sorgere l’Auditorium. Nessun nome, ma l’auspicio è che possano entrare in cassa i 3,6 milioni mancanti. Naturalmente con un cambio di destinazione del terreno. Per l’area sulla via Emilia invece il mercato è fermo.
Newsrimini.it
La nota del consigliere Gennaro Mauro del PdL
Nonostante il legislatore ponga sempre più stringenti controlli delle società partecipate da parte degli Enti Locali, il presidente dell’ente Fiera Cagnoni continua a non fornire la documentazione necessaria per svolgere tale attività. Lo ho ribadito anche oggi, in occasione della commissione 2, argomentando il diniego con la circostanza che la Fiera di Rimini opera in regime imprenditoriale di libera concorrenza, e aggiungendo di definire addirittura ridicola la richiesta formulata dagli amministratori comunali.
A mio avviso sono invece “ridicole” le sue argomentazioni che non tengono conto che la collettività riminese si è fortemente indebitata per sostenere il comparto fieristico e congressuale, in considerazione della potenzialità di sviluppo che tale sistema può produrre all’economia riminese.
Non comprendo perché bisogna tenere segreti per esempio i costi delle struttura, il grado di utilizzo delle stesse, il numero dei dipendenti, e le relative retribuzioni per fasce di qualifica, il numero delle consulenze esterne la loro tipologia e l’ammontare compensi.
In buona sostanza il Presidente Cagnoni si sente libero di gestire i soldi pubblici, senza sottoporsi ai controlli non solo legittimi dei consiglieri comunali, ma anche quelli previsti dal legislatore a carico degli uffici comunali.
Il presidente Cagnoni ha qualcosa da nascondere ? Saranno per caso i rapporti con Il Monte dei Paschi di Siena?
Il sindaco Gnassi non può più tutelare il perdurare di tale atteggiamento, e dovrà chiarire come intende dare seguito alle disposizioni della legge 213 del 2012, che ricordo prevede controlli di efficienza, efficacia ed economicità delle aziende partecipate e quindi anche dell’ente fiera.
Se Gnassi non riuscirà a far cambiare opinione a Cagnoni, ritengo che si renderà necessario dare disposizioni ai componenti del consiglio amministrazione, eletti su sua indicazione presso l’ente Fiera, di provvedere all’acquisizione di tutta la documentazione necessaria per i controlli previsti dalla legge per farla pervenire ai competenti uffici comunali.
Purtroppo ci sono altre aziende a partecipazione pubblica che non mettono nelle condizioni l’amministrazione comunale di eseguire i legittimi controlli tra cui “naturalmente” HERA, e tale circostanza ritengo che sia davvero grave, perché pur essendo di proprietà quasi esclusivamente pubblica, e in alcuni casi pur fornendo servizi pubblici a tariffa, si sentono legittimati ad operare sulla testa dei cittadini.
Sei gli italiani chiedono giustamente la riduzione dei costi della politica e massima trasparenza sull’azione amministrativa, non si può consentire che un ente, come la Fiera di Rimini con partecipazione pubblica superiore al 80% del suo capitale sociale, non debba risponde delle scelte compiute e del proprio operato.












