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omicidio colposo

Cade dalle scale di un pub e muore dopo anni di agonia, condannati i titolari

In foto: Un uomo in sedia a rotelle (repertorio)
Un uomo in sedia a rotelle (repertorio)
di Lamberto Abbati   
Tempo di lettura 3 min
Mer 4 Feb 2026 18:25 ~ ultimo agg. 20:20
Tempo di lettura 3 min

Per cinque anni, dall'agosto 2015 al marzo 2020, ha vissuto una non vita: costretto in un letto, inizialmente, con una paralisi che coinvolgeva tutti e quattro gli arti e il busto, poi in stato vegetativo. Colpa di una rovinosa caduta dalle scale, che portavano al deposito merce al piano interrato di un pub di Torre Pedrera, mentre consegnava dei prodotti alimentari contenuti in grossi scatoloni. Per la morte di Stefano Alocchi, autotrasportatore forlivese di 39 anni, deceduto all'età di 44 anni in una Rsa di Forlimpopoli, sono stati condannati in primo grado per omicidio colposo in concorso, padre e figlio di 74 e 41 anni, riminesi, titolari del pubblico esercizio. Il tribunale monocratico di Rimini ha inflitto al primo una pena a 4 mesi di reclusione, mentre al secondo a 6 mesi. Nei confronti di entrambi, difesi dagli avvocati Gianluca Brugioni e Stefania Sabino del foro di Rimini, è stata disposta la sospensione della pena e la non menzione, oltre ad una provvisionale immediatamente esecutiva a favore dello zio della vittima, costituitosi parte civile, di 4mila euro. Una volta lette le motivazioni, i legali degli imputati valuteranno un eventuale ricorso in appello. 

Secondo quanto accertato nel corso del processo, Stefano, per depositare la merce nel seminterrato aveva utilizzato una scala in muratura non a norma, sprovvista di corrimano e parapetto, con gradini di dimensioni variabili, in totale violazione delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Scala che, stando alle relazioni dei tecnici intervenuti in fase di indagine, non avrebbe mai dovuto essere utilizzata per il trasporto manuale di carichi. La caduta provocò all'allora autotrasportatore, dipendente di una ditta di stoccaggio e trasporto di Forlì, un gravissimo trauma cranico, fratture multiple e un'emorragia intracranica con stato di coma cerebrale e insufficienza respiratoria.

Chiuso il procedimento penale, ora si apre quello civile per ottenere il risarcimento dei danni. Chiamati in causa a vario titolo, con tutta probabilità, non solo gli allora titolari del pub, che nel frattempo ha chiuso i battenti, ma anche la compagnia assicurativa e il datore di lavoro dell'autotrasportatore. I familiari di Stefano (la madre e il fratello), assistiti dall'avvocato Giuseppe Mazzini del foro di Forlì, hanno avanzato una prima richiesta risarcitoria di 14 milioni di euro, comprensiva non solo della perdita del 44enne, ma anche degli anni di sofferenza patiti, delle spese sanitarie e assistenziali sostenute, dell’assistenza continua h24 e di una vita familiare andata completamente distrutta. Il fratello di Stefano, Fabio, che per cinque anni non lo ha mai lasciato solo, ha parlato più volte di un "calvario infinito" che nessuna condanna o risarcimento potrà mai lenire.  

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