Boom di imprese straniere: 1 su 2 è a Rimini, Sassofeltrio in vetta per incidenza
Sono 4.867 le imprese straniere attive in provincia di Rimini, il 13,8% del totale (13,7 in Emilia-Romagna e 11,2% in Italia). Rispetto al 2021 di registra una crescita del 4,8%, quasi il doppio di quella dell’Emilia Romagna e nettamente superiore a quella nazionale (+0,6). Un incremento che risente solo in minima parte dell’ingresso dei comuni di Montecopiolo e Sassofeltrio, visto che la crescita sarebbe stata comunque del 4,2%. A trainare la crescita sono le costruzioni (+9,3% in un anno) dove le imprese straniere rappresentano una su tre di quelle attive nel settore in provincia (30,8%). A seguire ci sono allo alloggio e ristorazione (che cresce del 4,1%) e industria manifatturiera (+3,5%). Stabile invece il commercio dove comunque le attività straniere rappresentano il 17,9% di quelle attive nel settore in tutta la provincia. La natura giuridica vede prevalere nettamente le imprese individuali (76,9% del totale) ma crescono del 10% anche le società di capitale che al momento incidono per il 14,9%. Oltre una impresa straniera su due si trova nel comune di Rimini seguito da Riccione (10%) e Bellaria-Igea Marina (7%). E’ invece il piccolo comune di Sassofeltrio quello dove si registra la più alta incidenza percentuale delle imprese straniere sul totale di quelle attive, il 18,8%, davanti a Rimini (17,3%), San Clemente (15,6%) e Bellaria-Igea Marina (14,9%). La maggior parte degli imprenditori stranieri sono albanesi (777 imprese). Tra i Paesi più rappresentati ci sono poi la Romania (442), il Bangladesh (396), la Cina (292) e il Marocco (169).
“Le imprese condotte dagli imprenditori stranieri sono oramai un elemento strutturale dell’economia italiana, anche se si sono sviluppate con un certo ritardo rispetto ad altri Paesi europei. Rappresentano oltre il 12% delle imprese attive, con un’incidenza particolarmente elevata in comparti lasciati liberi dagli imprenditori italiani, come edilizia e commercio e anche trasporti – commenta Roberto Albonetti, segretario generale della Camera di commercio della Romagna –. Nel periodo della pandemia prima e nella crisi internazionale poi, hanno mostrato buona flessibilità; come le imprese italiane, hanno subito gli effetti negativi di questi eventi, ma hanno saputo trovare nuovo slancio e registrano l’aumento maggiore degli ultimi dieci anni, nettamente superiore anche a quello delle imprese totali. Sono però soprattutto imprese individuali, fondate sulla capacità dei singoli imprenditori e questo limita la nascita di realtà maggiormente complesse e strutturate. Queste imprese devono essere sostenute e aiutate, in particolare nei loro principali punti di debolezza: la conoscenza dell’impianto normativo italiano, la comprensione linguistica e l’accesso al credito. Hanno, infatti, potenzialità e punti di forza, legati alla storia di chi le gestisce, come la propensione all’internazionalizzazione, la grande flessibilità e, soprattutto, il fattore umano. Le persone che decidono di migrare, infatti, in genere sono quelle più dinamiche, più dotate di ‘propensione al rischio’ e che possiedono una buona capacità di adattamento. Le imprese guidate da stranieri rappresentano quindi, non solo un fattore di benessere per le rispettive famiglie, ma anche un fattore di sana integrazione, con ricadute economiche e sociali positive per i territori e per il Paese”.












