Al Palacongressi di Rimini 2.500 oculisti italiani al Congresso AICCER
Si avvia domani al palacongressi di Rimini il XXVII Congresso nazionale dell’Associazione Italiana di Chirurgia della Cataratta e Refrattiva (AICCER). L’appuntamento della più importante associazione del settore torna a Rimini dopo nove anni. Il Congresso si svolgerà sotto la presidenza di Alessandro Mularoni, membro del consiglio direttivo AICCER, Direttore Oculistica all’Ospedale di San Marino e in libera professione alla clinica Nuova Ricerca.
“La risposta dei colleghi è stata davvero sorprendente – dice Mularoni – e avremo a Rimini un numero record di partecipanti. Saranno giornate dedicate alla condivisione di nuove tecnologie, meno invasive e meglio riabilitanti soprattutto nel caso dell’intervento di cataratta, l’intervento chirurgico più praticato al mondo. In Italia se ne svolgono oltre 600mila l’anno. In particolare, la combinazione intervento di cataratta e inserimento simultaneo di lentine intraoculari di altissima qualità per correggere i difetti di vista dei miopi, astigmatici e presbiti, rappresenta una vera e propria rivoluzione”.
Fino a sabato 2500 oculisti italiani si confronteranno quindi sulla salute dell’occhio, sempre più un fattore di peso nella salute generale delle persone, con la qualità della vita che passa anche dalla qualità visiva, fin dai primi anni di vita. Altro tema che sarà affrontato, la progressiva diffusione del cosiddetto ‘occhio secco’. La superficie oculare è sempre più esposta a fattori esterni irritanti come gli schermi dei computer e dei telefonini, l’inquinamento atmosferico, le radiazioni solari: le sole lacrime artificiali spesso sono insufficienti. Saranno le nuove tecnologie e i nuovi farmaci, i protagonisti delle sessioni dedicate alla cura della secchezza oculare.
“Le giornate riminesi saranno utili – conclude Mularoni – a ragionare sulla sostenibilità delle nostre sale operatorie. Ognuna può arrivare ad operare anche 12-15 pazienti al giorno e il tema dei rifiuti ospedalieri va affrontato con senso di responsabilità. Dovremo rendere più sostenibile l’attività e, mantenendo il requisito della sterilità garantito dal ‘monouso’, passare a tecnologie che riducono fortemente il consumo di plastica e la produzione di rifiuti sanitari sulla scia dei paesi del nord Europa”.












