Affitti brevi, 38 pratiche irricevibili. Magrini: mancava cambio destinazione
La nuova legge regionale sugli affitti brevi continua a far discutere. Dopo l'allarme lanciato dagli addetti ai lavori sui rallentamenti delle pratiche, il tema è arrivato ieri sera anche in consiglio comunale a Rimini.
Pratiche che vanno a rilento, difficoltà a comprendere i passaggi burocratici, i tempi istruttori e le condizioni effettive per svolgere correttamente l’attività. Sono questi i problemi sollevati da molti privati riminesi dopo l’introduzione nel dicembre scorso della legge regionale sugli affitti brevi (fino a 30 giorni). A farsene portavoce in consiglio comunale il consigliere della Lega Andrea Pari.
La nuova normativa, non retroattiva, ha istituito la destinazione d’uso “locazioni brevi” col passaggio obbligatorio da “residenziale” a “turistico” per chi vuole collocare l'alloggio sul mercato degli affitti brevi. Proprio questo, ha spiegato l’assessore Magrini, ha bloccato le pratiche finora presentate per ottenere il CIN: "Le 38 pratiche finora giudicate irricevibili - ha spiegato - non avevano preventivamente fatto il cambio di destinazione d'uso come prevede la legge regionale. Prima quindi si deve fare il cambio e poi bisogna presentare la richiesta al SUAP per ottenere il CIN." "Mercoledì - ha aggiunto l'assessore - è arrivata la prima domanda di cambio di destinazione". Un cambio obbligatorio per chi vuole fare affitti brevi e casa vacanza ma non per chi fa affitti oltre i 30 giorni. Il Comune, ha spiegato Magrini, attende poi dalla regione una circolare esplicativa su una questione importante: come comportarsi in riferimento all’incremento del carico urbanistico in caso di cambio di destinazione d’uso.
Una risposta, quella dell’assessore, che non soddisfa il consigliere Pari secondo cui la legge regionale rischia di incrementare l’emergenza abitativa riminese costringendo ad una scelta definitiva chi finora alternava modalità diverse per gli affitti tra estate ed inverno dando risposta ad esempio a studenti o lavoratori fuori sede. Un aspetto su cui andrebbe aperta una interlocuzione con la Regione.












