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Croatti, M5S: decisione giusta

Affissione negata, tutti i commenti politici. Colombo (FdI): grave censura

In foto: dalla pagina fb di Andrea Pari (Lega)
dalla pagina fb di Andrea Pari (Lega)
di
Redazione
   
Tempo di lettura 5 min
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La decisione della giunta comunale di Rimini di negare l'affissione di cento manifesti dell’associazione Pro Vita & Famiglia contro l’ideologia gender e il trattamento di questi argomenti nelle scuole (vedi notizia) non va giù all'ex consigliere regionale Matteo Montevecchi, ora ideatore di RivoltaTi, secondo cui si tratta di censura. "Non è la prima volta - scrive -che i "democratici" si comportano così, censurando tutto ciò che non è conforme al loro "pensiero" unico. Lo fanno perché hanno paura della verità, dell'evidenza, della realtà, di tutto ciò che collide con la loro visione visceralmente ideologica e relativista".

"Possono continuare a riempirsi la bocca di democrazia salvo poi calpestarla, mostreranno così semplicemente il loro vero volto" prosegue Montevecchi puntando il dito sui cattolici "che siedono tra i banchi della maggioranza e continuano a sostenere questa giunta, con il loro silenzio e con la loro compiacenza, sono i principali colpevoli di simili derive totalitarie". 

Sulla stessa linea la deputata di Fratelli d'Italia Beatriz Colombo che porterà la vicenda in Parlamento. "Trovo scandaloso - dice - che la Giunta comunale di Rimini, con un gesto di forza, abbia approvato ieri un provvedimento che nega l’autorizzazione all’affissione di 100 manifesti promossi dall’Associazione Pro Vita & Famiglia Onlus, in collaborazione con l’Associazione San Michele Arcangelo. La campagna, assolutamente legittima, esprime la richiesta di alcuni cittadini per “scuole libere dal gender”. Secondo la Giunta riminese, questi messaggi “non sarebbero conformi” e sarebbero addirittura potenzialmente lesivi della dignità delle persone. Una motivazione pretestuosa che rivela un’intolleranza ideologica profonda. È l’ennesimo caso in cui la libertà di pensiero, per certa sinistra, vale solo se si è d’accordo con il loro pensiero. Gli stessi che si riempiono la bocca di libertà e diritti, negano ad altri il diritto di esprimere pacificamente e civilmente opinioni diverse, in questo caso a favore della famiglia naturale. La censura resta una delle forme più gravi di intolleranza. Chi non si adegua al pensiero unico progressista viene bannato, zittito o, come in questo caso, oscurato. Questo è inaccettabile! lo porterò in Parlamento dove le famiglie tradizionali sono difese e tutelate."

Condivide invece la decisione del comune il senatore del MoVimento 5 Stelle Marco Croatti: "intollerabile - scrive - la promozione di messaggi violenti, retrogradi, discriminatori rivolti ai giovani e su questo tema ribadisco la necessità di promuovere strumenti di prevenzione e di educazione affettiva per le nostre ragazze e i nostri ragazzi finalizzati alla conoscenza e al rispetto di sé e dell’altro, alla responsabilità sociale e alla valorizzazione della diversità di genere. Negare ai giovani strumenti per comprendere identità, rispetto e diversità significa alimentare pregiudizi che, come purtroppo testimoniano i racconti di cronaca, possono sfociare in femminicidi, violenze sessuali, episodi di bullismo, sessismo e altri fenomeni gravissimi. Parlare di genere non significa “confondere” i bambini, ma aiutarli a crescere liberi da stereotipi tossici. Una sfida che deve partire dalle scuole e dalle nostre città anche con scelte forti e decise come quella assunta dal comune di Rimini.

Il consigliere comunale della Lega Andrea Pari contesta la scelta del comune. "Per l’ennesima volta siamo di fronte a una immotivata censura dell’amministrazione comunale di Rimini - denuncia -. Pro Vita e Famiglia ha richiesto la pubblica affissione di 100 manifesti in cui si chiede di lasciare fuori l’ideologia gender dalle scuole. L’associazione lo ha richiesto portando virgolettate alcune affermazioni di ragazzi che purtroppo non pochi genitori nel nostro paese si sentono riferire dai propri figli: "Oggi a scuola ci hanno letto una favola in cui la principessa era un uomo!" "La mia scuola ha permesso anche ai maschi di usare i bagni delle femmine." "Oggi a scuola un attivista LGBT ha spiegato come cambiare sesso." Non mi stupisce che la maggioranza e la giunta siano in disaccordo con il pensiero sotteso ai manifesti, dato che solo pochi mesi fa hanno approvato un ordine del giorno su educazione affettiva e sessuale nelle scuole in cui si faceva esplicito riferimento all’identita di genere quale valore essenziale. Non è però accettabile in alcun modo la censura di un qualsivoglia pensiero discorde. Soprattutto quando questa arriva da chi si autodefinisce (evidentemente solo a fasi alterne) democratico e inclusivo. Evidentemente questo atto censorio non potrà nascondere la realtà dei fatti e anche l’azione di chi come me, pur riconoscendo a tutti la libertà di vivere come meglio credono, non potrà mai accettare che vengano impartite a bambini o ragazzi lezioni che portino confusione e dubbi laddove sarebbe necessario un discreto accompagnamento alla scoperta della propria persona."

 

Nicola Marcello, consigliere Fratelli d'Italia. “Quanto accaduto a Rimini è semplicemente indegno. Vietare manifesti regolarmente autorizzati e dal contenuto legittimo rappresenta un pericoloso scivolamento verso la censura ideologica. La libertà di espressione non può essere subordinata alla sensibilità politica di una parte. In democrazia si discute, non si silenzia. L’amministrazione comunale ha scelto la strada del bavaglio, applaudita dal Movimento 5 Stelle, ma duramente contestata da molti, anche all’interno del centrodestra. In Regione porterò questa vicenda nelle sedi opportune: è necessario garantire spazi equi a tutte le opinioni, senza distinzioni ideologiche. Fratelli d’Italia si batterà con forza affinché episodi del genere non si ripetano più, né a Rimini né altrove. La democrazia si difende con il confronto, non con i divieti.”

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