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In centro boom di locali

A Rimini crescono i ristoranti, calano bar e pub. L'analisi della Confcommercio

In foto: Denis Preite, Fipe Confcommercio
Denis Preite, Fipe Confcommercio
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Redazione
   
Tempo di lettura 3 min
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La ristorazione continua a crescere a Rimini, soprattutto nelle aree centrali della città, mentre prosegue il calo di bar e pub. È quanto emerge dall’indagine “Pubblici esercizi e movida. La demografia d’impresa nei centri storici”, realizzata da FIPE-Confcommercio insieme al Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne, che ha analizzato l’evoluzione e la trasformazione delle imprese del settore tra il 2015 e il 2025.

I numeri raccontano una città in cui la ristorazione tradizionale continua a investire. I ristoranti con servizio passano infatti da 342 a 360 attività (+5,2%) soprattutto grazie al traino del centro storico dove le imprese crescono da 114 a 143 (+25,3%). Nel resto della città invece si registra una lieve flessione (-4,8%). Prosegue anche la crescita della ristorazione take away, da 170 a 186 esercizi (+9,3%), con un incremento più marcato nelle aree centrali (+24,3%) rispetto al resto del territorio (+3,3%).
Calano invece del 16,8% gelaterie e pasticcerie (da 61 a 51), e soprattutto i bar, che in dieci anni crollano da 448 a 368 (-17,9%). Il calo interessa sia il centro (-13,9%) sia le altre zone della città (-20,2%).

Il quadro riminese riflette una trasformazione che interessa anche il resto del Paese – spiega il presidente di FIPE della provincia di Rimini, Denis Preite -. A livello nazionale il numero complessivo dei pubblici esercizi si è sostanzialmente stabilizzato dopo anni di crescita, mentre i bar sono la tipologia che registra la maggiore contrazione. I dati confermano la crescita della ristorazione sul nostro territorio. In particolare nelle zone centrali e in quelle sul mare i ristoranti sono un elemento capace di generare attrattività turistica e di trainare l’enogastronomia, diventata una componente strutturale della nostra destinazione. Un ruolo destinato a rafforzarsi ulteriormente anche grazie al recente riconoscimento della cucina italiana come Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità UNESCO, che rappresenta un’importante occasione di valorizzazione internazionale per tutta la filiera.
Purtroppo esistono ancora delle sacche di resistenza nel riconoscere l’enorme contributo dei pubblici esercizi al comparto turistico, cui deve corrispondere la possibilità di esprimere la relativa rappresentanza, ad esempio negli enti di promozione turistica per accompagnare questi cambiamenti con politiche capaci di preservare l’equilibrio e la vitalità cittadini. Di contro - prosegue Preite - assistiamo a una sensibile diminuzione di bar. Pesa certamente il cambiamento delle abitudini sociali, ma anche il fatto che molte attività, soprattutto pub, si siano convertite alla ristorazione. Dai dati dunque emerge che chi non ha una cucina attrezzata, come bar, pub e anche tanti alberghi, non riesce in questo momento a tenere il passo della crescita nel settore”.

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