Ogni anno l’industria della moda utilizza per la propria produzione 93 miliardi di metri cubi d’acqua. Mezzo milione di tonnellate di microfibre di plastica -equivalenti a 50 miliardi di bottiglie - vengono scaricate negli oceani.
E meno dell’1% degli indumenti utilizzati viene riciclato. Il fast fashion ha amplificato l’impatto del settore a scapito di ambiente e diritti dei lavoratori, soprattutto nei Paesi del Sud globale.
E allora Punto e a Capo! In questo contesto il festival Rivestiti!, promosso a Rimini da Pacha Mama e Lazzaro insieme a tante realtà sociali del territorio, dimostra che un altro modo di fare e vivere la moda esiste.
Sabato 3 e domenica 4 ottobre gli spazi dell’Ala Nuova del Museo della Città di Rimini diventano infatti un’occasione per immaginare alternative concrete con sfilate, workshop, dibattiti ed esposizioni.
Sabato sarà possibile partecipare a laboratori di recupero e riuso, rinnovare il proprio armadio in modo sostenibile partecipando allo swap party o gironzolando tra le esposizioni. I talk di domenica sono un’ulteriore preziosa occasione di approfondimento.
Alle 11 Trame di giustizia: alcune rappresentanti di UnicheUnite, associazione nata dalla lotta delle ex lavoratrici del marchio di lingerie di lusso La Perla dialogano con referenti della Campagna Abiti Puliti, sezione italiana del movimento europeo dedicato alla tutela dei diritti umani e lavorativi nel settore tessile.
Alle 15 Manigolde, il valore dello scarto, interessante case study del percorso della sartoria sociale e del brand Manigolde, nato da Mani Tese di Finale Emilia. Chiude alle 17 l’imperdibile Rimini Social Runway: una sfilata colorata, inclusiva e iconica davvero da non perdere.





















