di Redazione
Mer 21 Gen 2026 15:13 ~ ultimo agg. 15:21
Il Progetto del Sistema di Accoglienza e Integrazione (SAI) MSNA del Ministero dell'Interno – al quale il Comune di Rimini aderisce, vede attualmente 31 ragazzi coinvolti, ospitati in diverse strutture del territorio tra comunità – quali casa Borgatti e Clementini – e situazioni abitative di gruppo, ad elevata autonomia, in cui sono seguiti da educatori formati. Inoltre, il Servizio di Tutela minori del Comune di Rimini ha ad oggi in carico ulteriori 16 minori collocati fuori provincia in attesa dell'ingresso nel percorso SAI, che per sua natura è soggetta a ricambio frequente aprendo la possibilità a più minori di seguire le progettualità proposte. In alcune situazioni si fa accesso al prosieguo amministrativo, un permesso che consente ai ragazzi prossimi alla maggiore età di continuare il loro percorso di formazione e integrazione. Questo strumento permette il passaggio dal SAI MSNA (minori stranieri non accompagnati) al SAI ordinario, garantendo una continuità nel supporto.
La provenienza dei ragazzi accolti è molto varia: dieci dall’Asia (Bangladesh, Pakistan, Turchia), altrettanti dall’Africa del Nord (Egitto, Marocco, Tunisia), sette dall’africa subsahariana (Gambia, Guinea, Senegal) e 4 dall’Albania.
Dichiarazione dell’assessore alla protezione sociale del Comune di Rimini Kristian Gianfreda:
“Dalla fine dello scorso anno il Comune di Rimini ha avuto da parte del Ministero dell’Interno l’ampliamento richiesto del numero di posti a disposizione per l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati, all’interno del progetto SAI (Sistema di Accoglienza e Integrazione). Per il triennio 2026/2028 i posti sono 31, dieci in più rispetto alla precedente dotazione, già tutti attivati. Trentuno ragazzi stranieri, in gran parte intorno ai 16, 17 anni, che sono arrivati nel nostro Paese da soli, portatori di un vissuto spesso carico di sofferenze e problematiche a cui - grazie ad una rete virtuosa tra istituzioni pubbliche e terzo settore - si cerca di offrire gli strumenti per costruire le basi per un futuro diverso da quello che le tragiche cronache, anche degli ultimi giorni, ci raccontano.
La scelta di ampliare la dotazione del progetto risponde una visione chiara: la strada principale per creare le condizioni di una reale integrazione per i più giovani passa dall’educazione, dalla scuola, dalla trasmissione dei valori condivisi di un territorio e dal rispetto di essi, dai percorsi strutturati di inserimento lavorativo. Ed è per questo che il progetto Sai rivolto ai minori non si limita a garantire un luogo di accoglienza, ma soprattutto accompagna questi giovani alla formazione professionale attraverso iniziative realizzate in collaborazione come realtà come l’Enaip o lo IAL di Riccione, o con attività laboratoriali gruppo. È un investimento di cui beneficia l’intera comunità e anche il tessuto economico locale, che può formare e crescere personale e forza lavoro qualificata e competenze anche in quegli ambiti in cui oggi mancano.
È, come detto, una visione chiara lontana da un approccio che qualcuno potrebbe definire ‘ideologico’, ma assolutamente concreto, che cerca di offrire una strategia di azione reale ben lontana dai facili slogan. È passato il tempo in cui la promessa, sbandierata a fini propagandistici, di ‘fermare l’immigrazione’, potesse avere un minimo di credibilità; oltre ad essere impresa pari allo svuotare l’oceano con le mani, non porta vantaggi ad un Paese in pieno inverno demografico che nei giovani stranieri può trovare risorse e prospettive.
Ciò non significa chiudere gli occhi davanti alle criticità e alle complicazioni - evidenti e talvolta drammatiche - di integrazione, che nessuno può e deve nascondere o minimizzare. Ma è compito di uno Stato, e delle istituzioni locali nelle sue articolazioni e competenze, cercare la strada maestra per arginare, o meglio prevenire, le devianze e dare nuove prospettive.
Rimini sta dimostrando che attraverso i percorsi su misura attivati nell’ambito del progetto ministeriale, con il sostegno della Regione Emilia-Romagna e il terzo settore, è possibile accompagnare ragazzi dal passato difficile verso un futuro diverso, scongiurando l’isolamento prima condizione che porta all’illegalità. Quando una comunità si chiude e si isola, lì si insidia il vero pericolo”.
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