Rimini F.C., la cronistoria della caduta
La città di Rimini non ha più la sua principale squadra di calcio. Abbiamo ricostruito le tappe che hanno portato alla messa in liquidazione del club biancorosso, con conseguente revoca dell’affiliazione da parte della Federcalcio.
Che sarebbe stata una stagione di tormenti lo si era capito subito, tant’è che prima ancora che iniziasse, il 7 luglio, i tifosi della Curva Est si sono ritrovati in 300 sotto la sede del club, sul cui portone hanno affisso uno striscione, per poi partire in corteo fino a raggiungere piazza Cavour, chiedendo rispetto per Rimini.
Il 21 luglio la prima squadra si ritrova al “Romeo Neri” per partire, agli ordini di mister Filippo D’Alesio, per il ritiro di Riolo Terme, in un’atmosfera a dir poco mesta e davanti a una quindicina di tifosi.
Cinque giorni dopo i giocatori esprimeranno in una nota la loro preoccupazione per i nomi accostati alla Rimini Calcio.
Il 31 luglio viene annunciata la firma del preliminare di cessione della società dalla DS Sport di Stefania Di Salvo alla Building Company di Giusy Anna Scarcella.
Il 5 agosto avviene il passaggio di consegne tra Di Salvo e Valerio Perini, che diventa amministratore unico del Rimini.
Il 6 agosto il Tribunale di Milano nomina un custode giudiziario per un debito di circa 200mila euro della DS Sport nei confronti della VR Trasporti dell’ex presidente del Rimini Alfredo Rota.
Lo stesso giorno viene annunciato Piero Braglia nuovo allenatore della prima squadra. Resterà in carica fino al 4 settembre, non andando mai in panchina nelle tre partite ufficiali tra Coppa Italia e campionato giocate dai biancorossi durante il suo “regno”. Dopo la fuga dell’esperto tecnico toscano torna a guidare la prima squadra D’Alesio, che con l’arrivo di Braglia era diventato allenatore della Primavera.
Il 23 agosto la Curva Est protesta portando in piazzale del Popolo un Pulcinella e una lavatrice.
Cinque giorni dopo la protesta si rinnova sotto la sede del club.
Il 1 settembre, nell’ultimo giorno di mercato, la squadra viene letteralmente smantellata, con partenze eccellenti, su tutte quella di bomber Giacomo Parigi.
Nello stesso giorno il Comune di Rimini chiude le porte del “Romeo Neri” al club biancorosso.
Il 5 settembre la Building Company si presenta alla città. E nell’occasione Giusy Anna Scarcella afferma di aver trovato una squadra di cadaveri.
Dichiarazioni che non possono essere accettate dalla vecchia guardia: due giorni dopo, al termine di Rimini-Ternana, i sette superstiti dalla passata stagione si presentano in sala stampa e rispondono alla nuova proprietaria.
Sempre durante la conferenza stampa del 5 settembre Giusy Anna Scarcella ha pronunciato l’ormai famosa frase che sarà smentita dai fatti nel giro di poche settimane: "La società è stata acquisita dalla mia società, quindi il fallimento è tecnicamente impossibile".
Intanto il 6 settembre (il giorno dopo la conferenza stampa di presentazione della nuova proprietà) il direttore sportivo Luca Nember lascia Rimini.
Il 17 settembre viene presentato Stefano Giammarioli nuovo direttore sportivo e direttore generale del club, lascerà la società, senza aver mai ricoperto ufficialmente alcun incarico, il 6 novembre, nel giorno dell’annuncio del preliminare di cessione della società a Nicola Di Matteo e Daniele Ferro.
Il 3 ottobre Antonio Buscemi viene nominato legale rappresentante del Rimini Football Club.
Il 19 novembre l’assemblea dei soci della società biancorossa delibera che vengano portati in tribunale i libri contabili.
Il 26 novembre Di Matteo e Ferro annunciano la decisione di recedere unilateralmente dal preliminare con la Building. Poche ore dopo diventa di pubblico dominio la fine dei giochi. Intanto arriva l’ennesimo deferimento per il club biancorosso, già penalizzato di ben 16 punti.
Il 28 novembre la FIGC revoca l’affiliazione al Rimini, con lo svincolo di tutti i tesserati. Game over.












