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scoperto traffico di auto

Sequestrato e picchiato mentre è ai domiciliari, 6 anni di reclusione per due 38enni

In foto: repertorio
di Lamberto Abbati   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
mar 13 set 2022 15:54 ~ ultimo agg. 14 set 10:22
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Quando i carabinieri bussarono alla sua porta per controllare se si trovasse nell’abitazione dove stava scontando i domiciliari, di lui nessuna traccia. Si scoprì solo il giorno seguente che era stato minacciato, aggredito e infine sequestrato per un’intera notte da una banda di africani, composta da quattro persone, tre uomini e una donna, con cui intratteneva affari legati alla compravendita di auto di lusso, che poi venivano trasferite in Africa.

La vittima è un 50enne siciliano, residente a Saludecio, mentre gli imputati a processo sono una 38enne gambiana, difesa dall’avvocato Fabio Tulimiero del foro di Avellino, e un coetaneo senegalese, assistito dall’avvocato Piergiorgio Campolongo del foro di Rimini. Entrambi lunedì mattina sono stati condannati in Corte d’Assise a Rimini: lei a 6 anni di reclusione per sequestro di persona ai fini di estorsione in concorso; lui a 6 anni e 6 mesi di reclusione per lo stesso reato e per la detenzione di armi. Gli altri due componenti della banda sono uno deceduto e l’altro irreperibile.

Il sequestro risale all’agosto del 2019. Il siciliano fu prelevato con la forza dalla sua abitazione di Saludecio mentre era ai domiciliari a seguito dell’arresto per il furto di una vettura. La banda di africani, infatti, avrebbe avuto il forte sospetto che il 50enne avesse svelato alle forze dell’ordine alcuni aspetti degli affari illeciti relativi al traffico di auto che sarebbero dovuti restare segreti. Così, dopo averlo caricato in auto, sarebbe stato malmenato e picchiato con il calcio di una pistola. Una volta liberato, il 50enne si recò in caserma a Riccione per denunciare quanto accaduto. Le indagini dell’Arma hanno poi permesso di individuare e bloccare due dei quattro sequestratori.

I legali degli imputati sono riusciti a riqualificare il fatto nell’ipotesi più lieve, con la Corte d’Assise che li ha comunque condannati a 6 anni di reclusione. La sentenza – fanno sapere i loro difensori – verrà appellata.