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Il trentennale dell'istituzione

L'infermiere del Servizio di Emergenza Territoriale 118


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In foto: l'evento in sala Manzoni per il trentennale
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ven 1 apr 2022 10:23 ~ ultimo agg. 2 apr 14:39
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0Nella ricorrenza del trentennale del Servizio di Emergenza Territoriale 118 istituito con il D.P.R. del 27 marzo 1992, è doveroso ricordare chi è l’infermiere del 118 e quale sia il valore aggiunto che fornisce in un contesto di emergenza/urgenza.

Come sottolineato dal D.M. 739/94 l’infermiere è il professionista sanitario responsabile dell’assistenza generale infermieristica; lo stesso decreto ne individua il potenziale operativo: il comma 2 dell’art. 1 afferma, infatti, che: “l’assistenza infermieristica preventiva, curativa, palliativa e riabilitativa, è di natura tecnica, relazionale, educativa. Le principali funzioni sono la prevenzione delle malattie, l’assistenza dei malati e dei disabili di tutte le età e l’educazione sanitaria”.

L’infermiere dell’emergenza territoriale racchiude in sé tutte queste caratteristiche, espresse ai massimi livelli, per poter erogare un’assistenza di qualità in qualunque contesto e fare la differenza tra la vita e la morte nelle situazioni di reale o potenziale rischio per la salute e che richiedono intervento immediato.

L’attività di questo professionista sanitario può svolgersi in Centrale Operativa (CO 118) e/o sul territorio.

IL PRIMO APPROCCIO

Il primo approccio con l’infermiere avviene al momento della chiamata alla Centrale Operativa 118 durante la quale, in un brevissimo lasso di tempo (circa un minuto), basandosi su protocolli internazionali validati e sulle informazioni raccolte dall’utente, egli attribuisce una priorità di intervento assegnando un codice colore (che va dal rosso, per la massima priorità, al giallo, verde e bianco per le urgenze differibili), identifica quali e quanti mezzi di soccorso inviare e se vi sia necessità del supporto delle Forze dell’Ordine, dei Vigili del Fuoco oppure di altri enti di soccorso.

In questa delicata fase operativa, l’infermiere della CO 118 si avvale di uno specifico supporto tecnologico per la gestione della chiamata che lo “guida” ad acquisire informazioni fondamentali quali, ad esempio, il luogo esatto in cui si richiede l’intervento di soccorso (informazione indispensabile in caso di interruzione della chiamata), il motivo della chiamata, un recapito telefonico o, ancora, la necessità di istruzioni telefoniche immediate (cosiddette istruzioni pre-arrivo). Grazie alle moderne tecnologie il professionista di Centrale può guidare l’utente che chiama a intraprendere le manovre rianimatorie, a tamponare un’emorragia oppure a prestare assistenza in caso parto di parto imminente, il tutto mentre i mezzi di soccorso si stanno già dirigendo verso il luogo dell’evento.

EQUIPE DI PROFESSIONISTI

L’infermiere che opera sul territorio è inserito all’interno di un’équipe multidisciplinare composta da altri professionisti come il medico e l’autista soccorritore. I mezzi di soccorso territoriali non sono tutti uguali: esistono ambulanze, cosiddette “di base”, con equipaggio formato da soccorritori che hanno seguito uno specifico corso di formazione; ambulanze e/o auto, cosiddette “avanzate”, con equipaggio costituito da infermieri e/o medici specializzati nel soccorso in emergenza e l’elisoccorso, il cui equipaggio, nella maggior parte delle realtà italiane, è costituito da un medico anestesista/rianimatore, un infermiere e un tecnico di elisoccorso (figura professionale specialistica del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico del Club Alpino Italiano) abilitato al soccorso in ambienti ostili o impervi con equipaggio.

L’infermiere della CO 118, in base ai dati raccolti, definisce qual è il mezzo più idoneo per ogni richiesta d’intervento: in caso di codice rosso il mezzo di soccorso avanzato parte mentre la telefonata con l’utente è ancora in corso.

L’INTERVENTO SUL POSTO

L’infermiere che opera in ambulanza collabora con l’autista-soccorritore nel raggiungimento del luogo dell’evento ed ha la responsabilità di effettuare la valutazione della sicurezza ambientale, la raccolta dei segni e sintomi dell’utente e di intervenire immediatamente in quelle patologie per le quali il fattore tempo è determinante (cosiddette “patologie tempo-dipendenti”) come ad esempio arresto cardiaco, infarto, ictus, trauma maggiore, reazione allergica severa. In qualsiasi momento del suo operato l’infermiere può avvalersi del supporto o della consulenza del medico del 118 che, se necessario, raggiunge il luogo dell’evento a bordo dell’automedica.

Nei casi di arresto cardiaco l’infermiere del 118 pratica le manovre di rianimazione cardiopolmonare avanzata, in base agli specifici protocolli e algoritmi internazionali, con ausilio del monitor defibrillatore e dei farmaci salvavita, in collaborazione con il medico o in autonomia quando questi non è immediatamente disponibile.

Se la persona soccorsa riferisce dolore al torace, l’infermiere, dopo aver effettuato la raccolta dell’anamnesi e la valutazione dei parametri vitali, esegue un elettrocardiogramma che è refertato in tempo reale dal medico cardiologo di turno in ospedale, che, se necessario, prescrive la terapia farmacologica, somministrata precocemente dall’infermiere del 118 già sul luogo dell’intervento. In casi selezionati il paziente non transita dal Pronto Soccorso, ma accede direttamente nell’Unità di Terapia Intensiva Coronarica dove sarà preso in carico e sottoposto in brevissimo tempo ad un intervento mirato alla rivascolarizzazione delle arterie coronarie interessate dalla lesione.

Nei casi in cui la persona soccorsa manifesti improvvise alterazioni del linguaggio, asimmetrie del volto o difficoltà nei movimenti, l’infermiere contatta, già dal territorio, il centro neurologico di riferimento accordandosi con lo specialista per un rapido e sicuro trasporto nell’ospedale adeguato, all’interno di uno specifico percorso diagnostico terapeutico.

IL TRASPORTO IN OSPEDALE

Terminate le valutazioni sanitarie ed effettuati gli interventi necessari il paziente verrà trasportato nell’ospedale ritenuto più idoneo per il singolo caso clinico: l’infermiere del 118, a conclusione del processo di presa in carico, assegnerà ad ogni utente un codice di priorità numerico che va da 1 a 3, dove con “3” vengono identificati i soggetti che manifestano una compromissione delle funzioni vitali e in pericolo di vita e con “1” soggetti affetti da forma morbosa di grado lieve.

Giunti in ospedale, il professionista sanitario si relaziona con il collega del triage del pronto soccorso al quale riferisce le condizioni cliniche dell’utente, i suoi parametri vitali e gli interventi assistenziali effettuati sul territorio.

UNA FIGURA QUALIFICATA

L’Infermiere del 118 è un professionista esperto che dispone di una specifica e mirata preparazione teorico pratica continuamente aggiornata alle evidenze scientifiche disponibili e la cui formazione universitaria di base è spesso arricchita da uno specifico master di specializzazione in emergenza-urgenza.

Egli rappresenta la prima figura sanitaria con cui l’utenza entra in relazione e da cui cerca una risposta ai propri problemi di salute, non sempre urgenti. Empatia, capacità di ascolto, disponibilità ad operare in contesti difficili, a volte ostili, e competenze specifiche rappresentano gli elementi cardine per poter svolgere la professione in un contesto di emergenza extraospedaliera.

La recente pandemia ha visto gli infermieri del 118 in prima linea nell’affrontare e contrastare una situazione nuova e totalizzante, dimostrando che le sfide e le prove richieste sono sempre più dure ed impegnative. Con spirito di sacrificio, competenza e senso del dovere, anche in questa occasione gli infermieri ci sono stati ed hanno messo in gioco la propria salute e quella dei propri cari per assistere chi ne aveva necessità, come hanno sempre fatto e sempre faranno.

a cura del dott. Matteo Buldrini e dott.ssa Luisa Mazzocchi con il coordinamento di Monica Aitoro.

foto di gruppo al trentennale

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