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Due arresti a Cattolica

Rubavano le carte ai postini e i dati agli uffici, poi le spese di lusso

In foto: Polizia Postale
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 3 minuti
sab 20 nov 2021 12:20 ~ ultimo agg. 21 nov 15:16
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Con l’operazione ‘The Jackals’ la polizia di Stato, con la preziosa collaborazione dei colleghi della Postale, ha eseguito quattro misure cautelari a carico di un gruppo criminale itinerante che aveva base in Emilia-Romagna, in particolare a Cattolica, ma operante su tutto il territorio nazionale. I componenti del gruppo sono indagati per i reati di furto aggravato, frode informatica, accesso abusivo a sistema informatico e indebito utilizzo di carte di pagamento elettronico. I criminali si spacciavano anche per funzionari di polizia per ottenere informazioni sensibili agli Uffici Anagrafe e in banca per attivare carte di pagamento sottratte ai portalettere.

Al termine di una complessa attività investigativa iniziata nel 2020, il personale del Compartimento polizia Postale e delle Comunicazioni per l’Emilia Romagna ha sgominato un gruppo criminale, dedito al furto sistematico della corrispondenza assicurata/raccomandata affidata ai portalettere durante l’attività di recapito, per impossessarsi e utilizzare poi indebitamente carte di credito, bancomat o revolving. I furti, che si ripetevano con continuità da luglio 2020, hanno colpito numerosi portalettere che venivano seguiti durante il recapito e ai quali veniva forzato il bauletto del mezzo, dove era custodita la preziosa corrispondenza.

Nella maggior parte dei casi, le carte di credito rubate risultavano essere già attive, si pensi a quelle rinnovate per scadenza o a quelle carte che non necessitano di attivazione, e quindi immediatamente utilizzabili. Negli altri casi gli indagati, sfruttando sofisticate tecniche di social engineering si procuravano i dati sensibili necessari (utenze di cellulari, indirizzi, informazioni personali), chiamando gli uffici di stato civile, la polizia Municipale, le banche, i gestori di servizi di energia e addirittura in alcuni casi spacciandosi anche per personale delle forze di Polizia impegnati in servizi di emergenza connessi alla pandemia. Numerose le telefonate ad Uffici Pubblici, emerse dalle intercettazioni, per indurre pubblici ufficiali ad accedere illecitamente nelle banche dati anagrafiche, per ottenere dati personali dei titolari delle carte sottratte, spacciandosi appunto per poliziotti. Una volta ottenute le informazioni necessarie alle attivazioni delle carte rubate, le utilizzavano indebitamente generalmente per acquisti di beni di lusso o presso esercenti compiacenti.

La complessa attività di indagine, diretta dal sostituto procuratore Flavio Lazzarini della Procura della Repubblica di Bologna, che ha visto gli inquirenti ricorrere anche a complesse attività tecniche, ha permesso di identificare i componenti del gruppo criminale e di definirne anche i rispettivi ruoli. La compagine criminale era composta da due pregiudicati di 45 e 42 anni, entrambi originari di Napoli ma residenti a Cattolica, rispettivamente la “mente” e il “braccio” del del gruppo. È stato accertato anche il coinvolgimento della moglie del 45enne, che interveniva nelle attività di attivazione delle carte quando era necessario avvalersi di una voce femminile con gli operatori dei call center, e del figlio, che avrebbe compiuto materialmente più di un furto.

Il danno finanziario non si limita a quello subito dalle società che emettono le carte di credito e da Poste Italiane – che ha contribuito fattivamente alla riuscita dell’indagine – ma colpisce anche tutti i mittenti e destinatari delle missive rubate. Infatti, se non è possibile quantificare esattamente il danno finanziario complessivo, che si aggira comunque in diverse centinaia di migliaia di euro, si stima che le raccomandate e assicurate rubate siano circa un centinaio. Questa corrispondenza, contenente abitualmente le comunicazioni di maggiore importanza tra cui atti giudiziari e notificazioni della pubblica amministrazione, è andata interamente distrutta, costituendo un grandissimo danno indiretto dell’attività delittuosa.

Alla luce della pericolosità degli indagati, dei precedenti specifici e della possibilità di reiterazione del reato, il gip del tribunale di Bologna, lo scorso 8 novembre, ha emesso un’ordinanza che dispone la misura cautelare della custodia in carcere nei confronti del 45enne e del 42enne. Per la moglie e il figlio del 45enne invece è scattata la misura dell’obbligo di dimora nel comune di residenza e presentazione quotidiana alla polizia Giudiziaria. Le misure sono state eseguite da personale della polizia Postale e delle Comunicazioni di Bologna, con la collaborazione dei colleghi di Rimini e Modena.