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L'intervista

Vaccini, green pass, cure domiciliari. Il punto col dottor Paolizzi

di Andrea Polazzi   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
lun 18 ott 2021 12:53 ~ ultimo agg. 16:55
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L’attenzione dei medici di famiglia è alta (visti i casi riportati a livello nazionale) ma finora nel riminese non ci sono state richieste di certificati di malattia per giustificare le assenze dal lavoro causa green pass. Lo spiega il dottor Corrado Paolizzi, medico di base, ai microfoni di Tempo Reale su Icaro.

Paolizzi auspica poi una sorta di pacificazione in questo periodo di proteste e manifestazioni criticando “il frullatore dell’informazione in cui siamo finiti sia noi che i pazienti. Ma se noi addetti ai lavori, pur infastiditi, abbiamo i mezzi per capire quello che va fatto non è così per chi fa altri lavori e il rischio è che questa confusione porti ad avere paura del vaccino. E’ umano anche se è sbagliato perché manca il presupposto scientifico. Però li comprendo e mi arrabbio quando sento dire che chi non è vaccinato non deve essere curato. Ma stiamo scherzando?! Noi siamo medici!“. “E’ assolutamente fuori luogo questo clima da caccia alle streghe” aggiunge.

Il Green Pass sarà sufficiente a far crescere la percentuale di vaccinazione? “Con l’avvicinarsi del 15 ottobre – spiega, dati alla mano, il dottor Paolizzi – arrivano quotidianamente notizie di persone che si sono andate a vaccinare e finora non lo avevano fatto.” “Io – prosegue – sarei per l’obbligo vaccinale ma pensiamo a cosa accadrebbe: già si parla di stato fascista col green pass che comunque lascia aperta la possibilità dei tamponi… Mi rendo anche conto che è importante parlare con le persone e spiegare.” 

Sulle cure domiciliari Paolizzi puntualizza invece la distinzione tra la cura del covid e la cura dei sintomi del covid: “i farmaci antivirali e gli anticorpi monoclonali, che sono la cura, sono a gestione intraospedaliera. Invece il cortisone, il farmaco per respirare, l’eparina sono cure per i sintomi del covid. Speriamo che il nuovo farmaco che stanno finendo di studiare, che è una cura alla malattia, sia possibile darlo anche al domicilio del paziente.” E sulle critiche al protocollo “tachipirina e vigile attesa” il dottore spiega: “fa parte del prendersi cura. Al paziente a casa col covid lo chiamo più volte al giorno, gli chiedo come respira, mi faccio dire il livello di ossigenazione e se c’è qualcosa di grave lo mando in ospedale a fare qualcosa in più. La medicina per curare la si dà al paziente ricoverato“.

E infine un attacco alla burocrazia. “Noi medici siamo soffocati da una burocrazia che non ci compete” dice Paolizzi, ma non è una questione che riguarda solo i sanitari. “Ad esempio è inconcepibile – aggiunge – che per la terza dose di vaccino covid vada nuovamente compilato il modulo con le indicazioni sull’anamnesi. Ma non sono state digitalizzata da qualche impiegato in questo anno?!“.

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