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Un luogo simbolico

Casa Madiba al Villino Ricci per denunciare l'emergenza abitativa. La tenda di Giuseppina

In foto: dal FB Casa Madiba
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 3 minuti
sab 11 set 2021 22:42 ~ ultimo agg. 23:41
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Attivisti di Casa Madiba e ADL Cobas sono entrati oggi nel prato davanti al Villino Ricci per un’azione di denuncia dell’emergenza abitativa di Rimini, testimoniata dalla tenda di Giuseppina. Domenica 12 Settembre alle ore 11 è promossa un’assemblea cittadina sul diritto alla casa alla quale sono invitati i candidati e le candidatə al governo della città.


Dal documento di Casa Madiba:

“Per una riqualificazione del Villino Ricci perché è vergognoso che dopo tanti anni questo spazio versi ancora in queste condizioni a fronte delle tante problematiche sociali ed economiche che affliggono anche la nostra città. Per questo anche se oggi Rimini appare più bella, questo non significa che la città sia meno diseguale. Anzi la pandemia ha accelerato dei processi di ulteriore impoverimento e precarizzazione diffusa, e l’elemento della precarietà abitativa sta interessando un numero sempre maggiore di persone.

Per questo abbiamo deciso di portare alla luce una delle tante tende in cui dormono le persone senza tetto nella nostra città e di farlo in un luogo non casuale. Il giardino del Villino Ricci, struttura costruita sul finire degli anni ’30, ereditato dal Comune di Rimini secondo le ultime volontà della signora Teresa Ricci Pazzaglia, “con l’onere – scriveva – di destinarla al sostegno ed allo sviluppo degli impegni culturali, artistici e benefici della Municipalità”.

Ma dopo lo sgombero e il sequestro avvenuti nel novembre 2015 dell’esperienza abitativa e mutualistica che aveva fornito una casa a 17 persone, il Villino è tornato nel profondo abbandono. Nessuno progetto l’ha visto interessato nonostante sia ubicato a poche centinaia di metri dalla Rocca Malatestiana, dal Teatro Galli, dal Fellini Museum, da Piazza Malatesta, tutti luoghi interessati da un forte investimento da parte dei lavori pubblici.

Scegliamo il giardino del Villino Ricci per mettere in luce queste contraddizioni ma anche per portare alla luce la storia di Giuseppina, una donna di 53 anni, che dopo il periodo trascorso a Casa don Gallo dall’ottobre 2016 al gennaio 2019, era riuscita a raggiungere una propria – seppur piccola e precaria – autonomia abitativa. Questo è stato possibile grazie all’importante lavoro sociale e ai rapporti attivati con i vari Servizi negli anni scorsi e che hanno permesso a Giuseppina di ottenere la residenza, il medico di base, di aggiornare l’invalidità, accedere al RDC ecc. Un percorso che ha richiesto ingenti risorse in termini di tempo, energie, di lavoro di cura sia da parte del gruppo di lavoro di Casa Gallo ma anche da parte dei servizi comunali stessi. Un investimento che si sta annullando per l’assenza di soluzioni concrete. Con il sopraggiungere della stagione estiva Giuseppina è stata infatti obbligata a lasciare la camera in hotel dove si trovava poiché la cifra richiesta era troppo elevata e l’unica soluzione è stata piantare una tenda nel Parco Marecchia, dove nelle ultime settimane è stata raggiunta da tre sgomberi da parte della Polizia Municipale. Che il Parco Marecchia non sia una soluzione dignitosa è certo, dall’altro dove devono stare queste persone? Torniamo a dirlo, l’erogazione di un contributo economico da parte del Comune per questo tipo di casistiche non è sufficiente né efficace.

Per queste persone, per chi ha vulnerabilità psicologiche e problemi di salute, la risposta politica e pubblica non può essere la lista dei residence presso cui trovare l’offerta migliore”.

E ancora: “la nostra preoccupazione è che, dietro le quinte di questa grande operazione di restyling, ci resterà in eredità la stessa Riviera e città di sempre, con tutte le sue contraddizioni, ulteriormente approfondite dalla crisi pandemica.

La situazione di vita che già prima della pandemia era complessa per molti, oggi sta diventando drammatica.

A far da contraltare a questo e alla riorganizzazione del tessuto urbano c’è la quasi totale assenza di politiche tese ad affrontare con decisione queste problematiche che in realtà vengono soltanto nascoste come cenere sotto al tappeto.

L’esclusiva attenzione alla dimensione estetica della città fa sì, infatti, che ogni problema sociale che produca effetti visibili diventi quasi immediatamente un problema di immagine, quindi colto solo nella sua superficialità, per essere così traslato sul piano dell’ordine pubblico (si veda l’utilizzo della Polizia Municipale come strumento di intervento e disciplinamento dei poveri e senza casa). Così per esempio, se in città ci sono persone in condizioni di povertà assoluta che dormono all’interno di luoghi abbandonati, come colonie o alberghi, ci si propone di agire sul sintomo – sgomberando l’occupazione – anziché sulle cause che producono povertà e marginalità (lavoro povero, discriminazioni, carenza di welfare e di politiche abitative, ecc.). L’importante è che questo altrove si trovi fuori dalle zone della città trasformate in vetrina e fuori dai riflettori. Non dobbiamo mai dimenticare che dietro a tutte queste vicende ci sono volti, corpi, storie concrete. Continuiamo a dare dignità e spazio a loro, per costruire città aperte, solidali, mutualistiche.

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