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Bosco, velo d'acqua e panchina

Piazza Malatesta, niente Rex. Piscaglia chiarisce in commissione

di Andrea Polazzi   
Tempo di lettura lettura: 4 minuti
ven 2 lug 2021 17:20 ~ ultimo agg. 3 lug 15:58
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Non ci sarà la riproduzione del Rex felliniano nella nuova piazza Malatesta. E’ quanto emerso questa mattina nella doppia commissione, II e IV, dedicata al Museo Fellini e in particolare proprio ai discussi progetti per la piazza. A sgombrare il campo dalle polemiche delle ultime settimane è stato l’assessore alla cultura Giampiero Piscaglia, che ha spiegato ai consiglieri che il Rex sarebbe stato elemento dell’evento inaugurale pensato da Marco Balich, già direttore della cerimonia delle Olimpiadi di Tokyo, ma l’ipotesi è stata accantonata per mancanza di tempo e risorse.

L’idea era quella di usare la schiena del Teatro Galli come una sorta di maxischermo per proiezioni, con la riproduzione del Rex accanto al castello. Dopo aver ricordato il percorso che ha portato al progetto del Museo Fellini e i 12 milioni di euro di finanziamenti intercettati dall’amministrazione, l’assessore si è soffermato sulla progettazione esterna relativa proprio a piazza Malatesta ribadendo i tanti momenti di confronto nelle sedi istituzionali (confronto che molti in minoranza hanno invece sempre ritenuto latitante). Il progetto di riqualificazione della piazza, affidato all’architetto Boschi e per la parte illuminotecnica a Mario Nanni, prevede tre elementi strutturali: il bosco urbano, il velo d’acqua, la grande panca circolare. L’assessore Piscaglia ha ribadito come non si tratti di una fellinizzazione della piazza, né della sua trasformazione in un ‘parco tematico’, come più volte detto invece dai consiglieri di minoranza. Tutto – ha precisato – è avvenuto sotto il controllo della Soprintendenza e di pari passo con gli scavi, tanto che alcuni elementi inizialmente previsti, come il braccio meccanico con schermo d’acqua, sono stati eliminati.

Tra la schiena del Teatro e il castello ci sarà invece un velo d’acqua su un piano continuo di pietra che, attraverso un sistema di nebulizzazione, rievocherà l’antica monumentalità della Rocca. Una piazza calpestabile interrotta in corrispondenza dell’accesso al castello da un camminamento in legno sospeso per accedere alla corte a mare e al castello. Il bosco urbano sarà invece caratterizzato da una vegetazione bassa con dieci aceri e l’installazione di tre lanterne di Tonino Guerra. Infine la panca circolare, sul lato di Santa Colomba, circondata da una serie di cerchi luminosi a rievocare il film “8 e 1/2”.

Alcuni dettagli

Il Rex

Il Rex era parte della proposta progettuale elaborata per l’evento inaugurale da Marco Balich, direttore della cerimonia delle Olimpiadi di Tokyo, che ha realizzato l’art show sul giudizio universale e la cappella Sistina. Si tratta di una ipotesi tramontata nei mesi scorsi, che prevedeva di utilizzare per l’evento inaugurale e quindi in via temporanea, la schiena del Teatro Galli come una sorta di maxischermo per proiezioni e aveva tra gli elementi forti della scenografia la riproduzione del Rex accanto al castello. Elementi che avrebbero composto uno show della durata di dieci minuti, da ripetere per un periodo di tempo limitato, pensato per conferire la giusta importanza all’apertura del museo. Un momento installativo di suggestioni, luci e suoni creato per allargare la platea dei visitatori e lanciare le giornate dell’inaugurazione. Questa ipotesi progettuale è stata accantonata per mancanza di tempo e risorse, ma l’amministrazione sta lavorando a un diverso evento inaugurale sulla base delle risorse a disposizione.

Il Museo

L’assessore alla cultura Giampiero Piscaglia ha ricordato il percorso che ha portato alla definizione del progetto del Museo Fellini che nel 2016 è stato inserito nel Piano Strategico “Grandi Progetti Culturali”, ottenendo un finanziamento totale 12 milioni di euro.

L’idea del progetto è nata dalla considerazione che tra le tante radici identitarie della città, c’è anche il cinema. Rimini è la prima ad utilizzare il cinema come promozione turistica ed è la città della provincia italiana più rappresentata nella storia del cinema: sono 60 infatti le pellicole che riguardano le strade, le piazze il mare della città. In tutto questo Fellini ha un ruolo preponderante e Rimini, in un modo o nell’altro, è presente in quasi tutti i film. Da qui, l’ideadi restituire a Fellini parte di ciò che ha dato alla città. Al bando per la progettazione hanno partecipato 9 raggruppamenti internazionali e a vincere è stato il raggruppamento con al centro Studio Azzurro. Ne è venuta fuori l’idea di un museo che non è un sacrario che raccoglie oggetti o cianfrusaglie del Maestro, ma un racconto per immagini e soprattutto attraverso i film di Fellini, con un lavoro non semplice di acquisizione di diritti. Il museo vorrebbe essere una chiave per interpretare la realtà, del suo tempo e di oggi, con artisti chiamati ad interpretarlo ogni anno.

Piazza Malatesta

Rispetto alla progettazione esterna, Piscaglia ha sottolineato come ci sia già stata abbondante discussione e tanti momenti di confronto nelle sedi istituzionali. Tutto è avvenuto sotto il controllo e l’alta sorveglianza della Soprintendenza, sia per la progettazione sia per l’esecuzione.

Il responsabile della cineteca Marco Leonetti e l’ing. Chiara Fravisini, hanno ripercorso gli elementi del progetto, che si sviluppa su tre assi: Fulgor-Casa del Cinema, piazza Malatesta, Castel Sismondo. Particolare attenzione è stata dedicata al progetto di riqualificazione urbana di piazza Malatesta, affidato all’architetto Boschi e con la parte illuminotecnica affidata a Mario Nanni, uno dei più importanti light designer internazionali.

La progettazione prevede tre temi: verde (campagna), acqua e la piazza. Tre dunque sono tre gli elementi strutturali: il bosco urbano, il velo d’acqua, la grande panca circolare. Piscaglia ha ribadito come non si tratti di una fellinizzazione della piazza, né della sua trasformazione in un ‘parco tematico’. È invece un importante intervento di riqualificazione urbana che si sviluppa su tre elementi: verde, velo d’acqua e la panca luminosa.

L’evoluzione progettuale è andata di pari passo con gli scavi, i rilievi e le indicazioni della Soprintendenza, tanto che alcuni elementi inizialmente previsti sono stati eliminati (il braccio meccanico con schermo d’acqua, con soluzioni che invece consentono di andare a sottolineare il fossato del castello).

Il bosco urbano è uno spazio, caratterizzato da una vegetazione bassa che segna l’irruzione della campagna nella città. Saranno piantanti dieci aceri con l’installazione di tre lanterne di Tonino Guerra.

Tra la schiena del Teatro Galli e il castello si estenderà il velo d’acqua, su un piano continuo di pietra alberese (la stessa utilizzata in centro storico e indicata dalla soprintendenza come quella più idonea): attraverso un sistema di nebulizzazione sarà rievocata l’antica monumentalità della Rocca. Una piazza calpestabile interrotta in corrispondenza dell’accesso al castello da un camminamento in legno sospeso per accedere alla corte a mare e al castello. Infine la panca circolare della facciata laterale circondata da una serie di cerchi luminosi, a rievocare “8 e 1/2”.

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