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Impegni, per ora, mancati

"La marineria di Rimini merita di più". L'assessore Montini chiede conto alla Regione

In foto: Anna Montini
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 3 minuti
sab 24 lug 2021 16:05
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L’avamporto e il centro servizi per la pesca sono due progetti strategici che ancora, nonostante gli impegni presi dalla Regione, restano nel cassetto. Ormai da troppo tempo. Lo spiega l’assessore con delega alla blue economy Anna Montini in una nota in cui esordisce con un chiaro “il porto e la marineria di Rimini meritano di più“. L’assessore chiama in causa le istituzioni sovracomunali che non sempre riconoscono la centralità che spetta al settore “soprattutto quando si discute di investimenti”. 

La nota di Anna Montini

Il porto e la marineria di Rimini meritano di più. La Marineria di Rimini conta circa 90 imbarcazioni da pesca, 300 persone imbarcate, che fanno capo alla Cooperativa Lavoratori del Mare, e altre centinaia di persone occupate per attività direttamente collegate alla filiera ittica, tra supporto a terra e la filiera che porta il pescato al consumatore finale. Stiamo parlando di 450 imprese per la provincia di Rimini, al quinto posto in Italia secondo i dati Unioncamere per importanza della filiera ittica con un valore assoluto dell’export di 34,2 milioni di euro). Senza dimenticare il settore della cantieristica, anch’esso al quinto posto nella graduatoria provinciale italiana (con 215,2 milioni). E in entrambi i settori, Rimini è ben più avanti rispetto alle altre province costiere della nostra regione. Numeri che danno il senso del peso che la blue economy ha per la nostra economia (se aggiungiamo anche il turismo costiero, inoltre, Rimini è in assoluto la prima provincia in Italia) e della rilevanza di un comparto a cui non sempre le istituzioni sovracomunali riconoscono la centralità che gli spetta, soprattutto quando si discute di investimenti da indirizzare e infrastrutture da realizzare.
Il caso emblematico è quello dell’avamporto, intervento strategico e urgente che consentirebbe di migliorare la sicurezza per l’ingresso al porto e di aumentare gli spazi per la flotta di pescherecci, una della più numerose e importanti della costa del nord Adriatico. È ormai troppo tempo che gli operatori del settore attendono di vedere completata un’opera che non solo garantirebbe una miglior qualità del lavoro, ma che potrebbe essere decisiva per promuovere lo sviluppo del comparto, aprendo alla possibilità di accogliere imbarcazioni di più grandi dimensioni e dunque aumentare gli scambi commerciali e turistici, anche nella prospettiva futura di ormeggiare navi da piccola media crocieristica. Come Amministrazione comunale ci attendiamo che la Regione Emilia-Romagna faccia seguito agli impegni presi con gli stessi operatori del mare, nel gennaio 2020, per garantire un sostegno concreto e quindi investimenti e risorse per la realizzazione del terzo stralcio dell’avamporto e altre opere infrastrutturali che riguardano tutta l’area portuale, come lo scalo d’alaggio al servizio della marineria.
Resta ancora in stand by anche il centro servizi per la pesca, con spazi funzionali all’ammodernamento del mercato ittico, per il deposito di attrezzature, per attività direzionali, di formazione e ulteriori servizi. Un progetto fondamentale sul quale l’Amministrazione ha promosso il coinvolgimento oltre che della Regione anche del Governo, ma oggi fermo al palo. Siamo ancora in attesa che venga definito l’accordo territoriale per l’area portuale di Rimini, un atto che dovrà essere sottoposto al parere del Consiglio Comunale e che oggi ancora giace sui tavoli della Regione. Il Comune ha già identificato la localizzazione del centro e destinato l’area, è dunque urgente che si arrivi in fretta allo sblocco dell’accordo per poter avanzare con l’iter e mettere le basi per la realizzazione di un’infrastruttura indispensabile per un porto per una marineria di livello nazionale come quella riminese.
Questa delicata fase storica di passaggio, dove non senza poche difficoltà il Paese e la sua economia si sta riprendendo dallo shock della pandemia, rappresenta un’occasione per uscire dall’impasse e per dare un impulso reale al processo di ammodernamento e infrastrutturazione del porto di Rimini, con le ricadute che si potrebbero avere sia in termini di indotto per la filiera sia di attrattività per la nostra città. È fondamentale quindi che tutti gli attori istituzionali giochino la propria parte senza tentennamenti”.