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il ricordo delle vittime

Quasi 600 sanitari contagiati dal Covid in provincia. L'Ordine: "Accelerare vaccinazione"

In foto: il presidente dell'Ordine dei Medici Grossi con i membri del Consiglio direttivo
di Lamberto Abbati   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
sab 20 feb 2021 13:31 ~ ultimo agg. 21 feb 10:59
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Oggi, 20 febbraio 2021, a un anno esatto dal primo paziente italiano risultato positivo a Codogno, viene celebrata la prima “Giornata nazionale del personale sanitario, sociosanitario, socioassistenziale e del volontariato”. Un modo per ricordare, semmai ce ne fosse bisogno, l’impegno, la dedizione, la professionalità e il sacrificio del personale medico e sanitario in generale nel corso della lotta al coronavirus, ma anche per commemorare i 324 medici e odontoiatri caduti in servizio in Italia.

In provincia di Rimini sono quattro i medici che hanno perso la vita: Maurizio Bertaccini, Elfidio Ennio calchi, Pierluigi Cecchi e Luigi Macori, nato a Forlì ma dipendente della Casa di cura Montanari a Morciano. Uno versa ancora in gravi condizioni in Rianimazione. Quasi 600 invece gli appartenenti al personale sanitario che hanno contratto il Covid alla data del 30 novembre 2020, qualcuno con pochissimi sintomi se non nessuno, altri in maniera pesante con conseguente ricovero e problematiche varie anche dopo la guarigione. Dei 537 sanitari contagiati, 60 sono medici (Inail), a cui vanno ad aggiungersi altri 37 medici liberi professionisti. Rimini è la provincia della Romagna più colpita, quella che ha pagato il tributo più alto nella seconda ondata.

Questa mattina, nella sede dell’Ordine dei Medici-Chirurghi e Odontoiatri di Rimini, il presidente Maurizio Grossi, al termine della cerimonia tenutasi a Roma e seguita online, ha ribadito la necessità di vaccinare più persone possibili nel minor tempo possibile: “A distanza di un anno la strada non è ancora in discesa, il vaccino funziona ma non funzionano le modalità. Si è partiti un po’ a rilento e ad oggi ci sono troppe poche persone vaccinate. Quella che stiamo giocando – ha detto Grossi – è anche una sfida contro il tempo”.

Secondo il presidente dell’Ordine dei Medici, oltre alla capacità operative, ci voglio le dosi e molti luoghi dover poter vaccinare: Penso a tutti quelle grandi strutture chiuse da mesi, come il cinema Fulgor, il teatro Galli, l’Rds. Poi servirebbe anche l’aiuto dell’Esercito. Dobbiamo accelerare la vaccinazione in tutti i modi, ha ribadito Grossi. Che poi si è detto convinto della necessità di centralizzare a livello nazionale o addirittura europeo la campagna vaccinale: “Vede – ha spiegato Grossi – se anche l’Emilia Romagna riuscisse a vaccinare gran parte della popolazione entro una determinata data e altre regioni no, il virus continuerebbe comunque a circolare. Serve quindi una regia nazionale più che regionale”.

Previsioni a lungo termine Grossi non ne fa, ma sul futuro più immediato è categorico: Ancora non è tempo di baldorie e di aperture, bisogna avere ancora molta prudenza. Ritengo che i continui cambi di colore scontentino un po’ tutti. Ma ripeto, l’unica arma per contrastare efficacemente la diffusione del virus è vaccinare. Un anno fa quest’arma non ce l’avevamo, ora che ce l’abbiamo dobbiamo cercare di usarla nel miglior modo possibile”.

Intanto tra i medici dell’Ausl Romagna c’è ancora un 10-15% che non ha risposto all’invito a vaccinarsi. Tra questi, però, ci sono anche medici che avendo già contratto il virus sono esenti dalla vaccinazione. Chi, invece, non intende farlo per scelta, verrà ricontattato dall’azienda sanitaria. Due le strade possibili: quella della persuasione o, in alternativa, di un eventuale ricollocamento al di fuori dalla corsia (comunque di non semplice attuazione). “Speriamo che di casi così – ha concluso Grossi – ce ne siano davvero pochi”.

 

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