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Ambiente Economia

Gnassi a Ecomondo: più sostegno alle fiere. No al "mostro eolico"

In foto: Gnassi a Ecomondo
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 4 minuti
mer 4 nov 2020 08:57
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Nel suo messaggio per l’apertura di Ecomondo, quest’anno in format digitale,  il sindaco Gnassi ha parlato della necessità di un maggiore sostegno al settore fieristico. Ed è tornato anche sul discorso eolico: un “mostro” in contrasto coi processi di riqualificazione di lungomari e sistema fognario. Senza per questo non dover perseguire strategie green.


Ringrazio davvero il Governo per essere qui con noi. E’ un segno di vicinanza a una terra che dal Covid è stata colpita a cuore, al suo turismo, alle grandi piattaforme che fanno incontrare le persone, compresa la dimensione congressuale e convegnistica.

Nella sfida per un modello di business del modello fieristico, soprattutto negli ultimi dieci anni, si è deciso di puntare su quelle traiettorie che guardano al futuro: ambiente, alimentare, incontri. E questo ha dato forza alle nostre fiere, che oggi hanno anche l’ambizione di diventare polo di riferimento internazionale. Ieg è partita da Rimini, s’è aggregata con Vicenza, è in corso un processo di integrazione con Bologna che auspichiamo vada in porto. In Italia il sistema fieristico è straordinariamente importante, ma allo stesso tempo è molto piccolo rispetto alla competizione mondiale. Il nostro processo di aggregazione oggi ha l’ambizione di portare l’Italia nel sistema internazionale fieristico e convegnistico e di non lasciare il campo ai nostri competitor tedeschi e inglesi.

Ecomondo serve a mettere fuoco il pensiero che ci porta nel futuro. Quando ero ragazzo questa fiera si chiamava ‘fiera dello sviluppo sostenibile’: oggi è il green tecnology expo, oggi è la fiera dello sviluppo; perché non c’è sviluppo se questo non ha dentro il pensiero e la radicalità di una rivoluzione sostenibile. Il Covid è uno specchio che ha messo in evidenza le fragilità di uno sviluppo per come lo abbiamo conosciuto nel secondo Novecento. Temi come lo smaltimento dei rifiuti, l’uso delle risorse, l’acqua, il dissesto idrogeologico, sono asset che entrano nello sviluppo italiano.

Ma come si agisce sui territori? Anche con la radicalità di strumenti – e il ministro Costa sta lavorando in questo senso – che affiancano gli enti locali per l’assunzione di responsabilità sui piani regolatori che devono attuare. Se la responsabilità, dentro l’idea di uno sviluppo condiviso appartiene a tutti, allora si può mettere mano ai territori, aggredire il dissesto idrogeologico. Occorre che i Comuni imbocchino una strada forte e responsabile, ma occorre anche che le Regioni li affianchino e che il Governo guardi a queste dimensioni.

Abbiamo una partita davanti, siamo ad un bivio della storia. Abbiamo bisogno che la green economy non sia la vocazione in cui rifugiarsi dietro i dibattiti, ma sia applicata sul campo. Prendiamo la discussione sul parco eolico davanti alla costa riminese. Non ci vuole la scienza a dimostrare che la vocazione produttiva di Ravenna sul fronte del mare (una grande risorsa per la Romagna) è centrata sulla tradizione del suo polo chimico a terra e offshore del porto industriale e commerciale. Al contrario la vocazione, sul fronte del mare, della provincia riminese (grande risorsa per la Romagna) è legata alle sue spiagge, alla bellezza, alla riqualificazione in essere dei lungomari e agli investimenti sulla tutela della balneazione, ai 27 milioni di presenze turistiche. E’ questione di economia, di lavoro, di relazioni. Peccato che si voglia collocare il mostro eolico sottocosta nel riminese. Surreale che si consideri sul mare la vocazione industriale di Ravenna con il suo polo chimico, il suo porto commerciale, come la vocazione sul mare del riminese con le sue spiagge, il suo turismo, gli investimenti per i nuovi lungomare e sistemi idrici e fognari per la migliore balneazione.

Alla prospettiva green non vogliamo rinunciare, come non vogliamo rinunciare a quella della transizione energetica che ha bisogno più che di una scorciatoia mostruosa e ammazza turismo in un territorio vocato, di un Piano Energetico anche romagnolo dove si individuano più azioni più forti, più siti per produrre i megawatt necessari per l’intera Romagna.

Nell’attesa del recovery fund ci serve radicalità e decisione, abbiamo bisogno di premiare non tutti a pioggia, ma di riconoscere case history. Permettetemi un pizzico di partigianeria: Rimini si è posta l’ambizione di togliere l’etichetta ‘riminizzare’. Dieci anni fa siamo partiti con un cambiamento radicale che ci ha messo in gioco. Siamo andati a vedere le esperienze più avanzate in Europa e abbiamo provato a tradurle in romagnolo. Questo significa revisione dei piani regolatori, lavorare prima sul sotto poi sul sopra, il sistema idrico fognario:abbiamo investito milioni per non scaricare neanche una goccia di scarichi reflui in mare. E il lungomare oggi è il sea wellness park: ambiente, respiro, palestre a cielo aperto. Ecco perché noi Comuni chiediamo alle Regioni e al Governo di riconoscere la premialità a chi ha intrapreso questa direzione nel segno della sostenibilità.

Ecomondo è un software italiano per riempire di contenuti le azioni che Comuni, Governo e Regioni devono mettere in atto. Ed è un incubatore che ci ha fatto concretamente capire come lo sviluppo non sia antagonista all’ambiente.

Infine voglio sottolineare la presa di posizione del ministro Di Maio che è stato tra i pochi a fare un accenno al sistema fieristico nazionale. Ci sono processi di aggregazione anche innovativi che non guardano al campanile per arrivare ad essere tra i primi in Europa. Il fondo previsto di 200 milioni a sostegno del sistema fieristico nazionale, se non c’è un fondo Covid europeo, oltre ad essere abbastanza limitato, andrà a sbattere nelle norme europee del de minimis.

Quello che chediamo al Paese è di guardare con precisione, con un’idea, con un progetto, sia alla possibilità di sostenere i territori e le regioni che imboccano con decisione la strada della sostenibilità (e qui c’è anche un’assunzione di responsabilità per noi sindaci; non tutti e non tutto può essere premiato), sia al sostegno del sistema fieristico. Altri paesi si stanno attrezzando: dopo il Covid chi avrà affiancato il proprio sistema fieristico ripartirà con grande slancio. In Italia questa partita ce la dobbiamo giocare all’altezza di quello che nei momenti migliori della storia del Paese siamo riusciti a fare.

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