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Pubblici esercizi preoccupati

Fipe. Psicologi al telefono a sostenere degli imprendori. Callà: controlli, non orari ridotti

In foto: Pronto ci sono
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
lun 12 ott 2020 17:02 ~ ultimo agg. 17:03
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La Fipe Confcommercio lancia l’iniziativa “Pronto, ci sono”, uno sportello telefonico gestito da psicologi professionisti a supporto agli imprenditori del settore, per parlare delle difficoltà e aiutarli a valorizzare le risorse a loro disposizione. Fipe (Federazione Italiana Pubblici Esercizi), raccogliendo la proposta di FiPE Donna, ha attivato uno sportello telefonico di counseling gestito dagli psicologi professionisti del Centro Paradoxa di Treviso.

Il numero da comporre è 3517671290 attivo lunedì, mercoledì e giovedì dalle 18:00 alle 21:00, martedì e venerdì dalle 10:00 alle 13:00.

Spiega Gaetano Callà, presidente FIPE della provincia di Rimini e vicepresidente regionale: “L’iniziativa si è resa necessaria: se vogliamo rialzare la testa, abbiamo il dovere di garantire anche la tenuta psicologica delle persone. Siamo imprenditori, non automi. Il timore aumenta in vista di nuove restrizioni sui pubblici esercizi. Per evitare gli assembramenti non serve chiudere con anticipo i locali: basta sanzionare chi non rispetta le regole esistenti”

Per Callà “non possono più essere sottovalutati gli effetti devastanti della pandemia sulla tenuta psicologica. Negli ultimi mesi abbiamo tutti dovuto fare i conti con uno stravolgimento dell’attività e con un drammatico crollo dei fatturati. Inoltre il timore di un nuovo lockdown, che potrebbe interessare ancora una volta i pubblici esercizi con la riduzione degli orari di apertura e divieti inerenti agli alcolici in orario serale, rappresenta un ulteriore fattore di preoccupazione per chi ha investito tempo, fatica e denaro nel suo locale e che ha la responsabilità non solo della sua famiglia, ma anche dei dipendenti. Se vogliamo davvero rialzare la testa, abbiamo il dovere di garantire anche la tenuta psicologica delle persone: siamo imprenditori, non siamo automi”.

Callà cita i numeri: “Il bilancio del 2020 per i pubblici esercizi è impietoso. I 22 miliardi di fatturato persi, le 50mila imprese a rischio e i 300mila posti di lavoro in bilico sono condizioni pesantissime. Eppure le scadenze fiscali, gli stipendi da pagare, gli affitti da onorare, restano. È comprensibile che le persone possano sentirsi mancare la terra sotto i piedi e perdere di vista i propri obiettivi. La sfida più grande è quella di intercettare le situazioni a rischio e stimolare una nuova prospettiva negli imprenditori”.

Ridurre gli orari di apertura dei pubblici esercizi significa mettere ulteriormente in ginocchio i cocktail bar, che nella fascia 24:00-2:00 hanno i loro migliori fatturati, mettere in difficoltà i ristoranti e le pizzerie, che non potranno più prendere prenotazioni nel secondo turno (quello che salvava il problema dei coperti contingentati) e lasciare che la movida notturna si svolga per strada con bottiglie comprate nei market la mattina, o ancor peggio negli appartamenti privati, dove avvengono la gran parte dei contagi (il 19% secondo la Public Health England)”.