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sabato 28 novembre 2020
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Tra troppe presunte certezze

Andrà tutto boh!

In foto: @pixabay
di Gianluca Angelini   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
mer 21 ott 2020 19:37 ~ ultimo agg. 19:40
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…diceva un mio professore del post-laurea alla cattolica che l’unica risposta seria e sensata, di fronte alla vita, è un ‘solo, grande, incommensurabile boh!’. Lo diceva – lui, docente di retorica – con l’aria un po’ beffarda. di quelle che ‘si scherza’ ma poi, in fin dei conti, non si va troppo lontano dal vero. a voltarsi indietro, a rimirare quest’anno bislacco non ancora finito, un ‘incommensurabile boh!’ mi sembra la sintesi perfetta. Che ci avrebbe dovuto accompagnare sin dai primi passi dello scorso inverno.

Quando si scriveva su drappi arcobalenati, ‘andrà tutto bene’; si cantava tutti insieme dai balconi e si giurava d’essere migliori o che lo si sarebbe diventati. quando, non sapendo a chi dar la colpa per ‘sto virus infido e strisciante, si ‘malediceva’ chi andava a correre e chi al supermercato si concedeva qualcosa in più del lievito di birra e della farina. quando orde di ‘umarells’, orfani del cantiere, guardavano dalla finestra inveendo contro il poveretto in strada verso il supermercato, a colpi di ‘stai a casaaa!’.

Quando s’invidiava il vicino solo perché portava il cane a fare pipì meritandosi una boccata d’aria fresca e si trasformava la rete, un commento spietato dietro l’altro, in una cloaca ancora più maleodorante, di quella che è abitualmente. ecco, allora – come oggi – sarebbe stato utile pronunciare un ‘incommensurabile boh!’. come andrà? ‘boh!’ che virus è? ‘boh!’. cosa funzionerà? ‘boh!’. boh!, boh! e ancora boh! quella sarebbe stata la risposta giusta. perché, oggettivamente, da quando il coronavirus – o covid 19 o sars-cov 2 – ha salutato la Cina per soggiornare anche da noi, l’unica vera certezza è (o era) che non c’è (o non c’era) certezza alcuna. nè sulle cause, né sulle terapie, né sui trattamenti: c’è (o c’era) solo da imparare giorno per giorno, tentativo per tentativo, intuizione per intuizione.

Provare una strada, vedere se funziona o no – con tutti i rischi del caso – batterla o abbandonarla. Fermarsi, cambiare direzione, riprendere il selciato. scartare di lato, proseguire. Fare esperienza, per capire e non sbagliare più. Fare scienza. e ‘boh!’ avremmo dovuto (e dovremmo) dire tutti. a partire da noi giornalisti: che avremmo dovuto (dovremmo) offrire i numeri cercando di circostanziarli il più possibile ma senza enfasi, senza trasformare gli esperti – dal virologo all’epidemiologo, dal dottore della terapia intensiva al ricercatore, dall’infermiere in prima linea all’esperto di statistica – in personaggi del teatrino mediatico facendo perdere (talvolta con la loro complicità) il senso della ricerca e della difficoltà di muoversi in terra incognita e sconosciuta. Un ‘incommensurabile boh!’, non stonerebbe neppure adesso che cerchiamo di fare fronte alla nuova ondata del virus, ‘scannandoci’ sul web come se avessimo in tasca le soluzioni per una matassa da sbrogliare che, invece, pare ancora bene avviluppata.

Ben difficile da districare e dipanare. Men che meno a suon di insulti affidati a internet. quel mondo quasi più ‘bacato’ di quello reale. Se possibile. boh!…

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