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Indagine sieroprevalenza

Coronavirus: anticorpi nel 2,8% degli emiliano romagnoli

di Andrea Polazzi   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
mar 4 ago 2020 11:34 ~ ultimo agg. 15:37
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Sono un milione 482 mila le persone (il 2,5% della popolazione da zero anni in su) che hanno incontrato il covid in Italia. Un numero sei volte superiore ai casi intercettati ufficialmente durante la pandemia. E’ quanto emerge nell’indagine di sieroprevalenza sul sarsCov2 illustrati da ministero della Salute e Istat. Si tratta delle persone con IgG positivo, che hanno cioè sviluppato gli anticorpi. 64.660 i test effettuati dal 25 maggio al 15 luglio. Forte la differenza territoriale, che conferma la Lombardia al primo posto per numero di persone positive al virus (7,5%). In Emilia Romagna la percentuale è del 2,8%. Dietro a Valle d’Aota (4%), Bolzano (3,3%), Trento (3,1), Liguria (3%) e Piemonte (2,8%). Tutte le Regioni del Sud sono invece al di sotto dell’1%. I lavoratori della sanità risultano i più colpiti. La trasmissione intra-familiare è stata molto elevata, ma l’indagine evidenzia che se si adottano le misure di precauzione, il contagio non avviene, come è accaduto per il 60% della popolazione, che ha avuto familiari conviventi con Covid-19. Molto elevata la presenza di asintomatici (27,3%), dato che sottolinea l’importanza di seguire le regole di prevenzione raccomandate. Il ministro Speranza chiede alla popolazione “prudenza e cautela”. “Siamo in un momento tra i più difficili sul piano internazionale e questo significa che dobbiamo continuare il percorso di riaperture ma con gradualità” spiega.
Alla luce anche di questi dati e di quelli analoghi effettuati in altri Paesi, la cosiddetta “immunità di gregge” sembra quasi impossibile da raggiungere senza l’arrivo di un vaccino. Lo spiega in un articolo su Medical Facts il professore Burioni citando un editoriale di Lancet: “Considerando queste scoperte, qualunque proposta che speri di ottenere l’immunità di gregge attraverso l’infezione naturale non solo è inaccettabile dal punto di vista etico, ma pure destinata a non ottenere il risultato sperato. Con una gran parte della popolazione ancora suscettibile all’infezione, la circolazione del virus può ritornare velocemente a quella che caratterizzava l’inizio della pandemia se si abbandonano le misure di prevenzione.

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di Redazione