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risulta da indagini 2019

La grotta di via Saffi non è una nevaia ma la camera sotterranea di una torre difensiva del '400

In foto: foto soprintendenza di Ravenna
di Lucia Renati   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
lun 15 giu 2020 18:14
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La grotta di via Saffi è la camera sotterranea di una torre difensiva del Quattrocento. Le recenti indagini archeologiche hanno portato a rivedere la funzione dell’ipogeo da sempre indicato come “nevaia”.

La grotta rinvenuta al di sotto di via Saffi, da sempre considerata una “nevaia”, è in realtà parte della struttura difensiva di Santarcangelo risalente al millequattrocento, quando il borgo venne ingrandito e circondato da mura completate nel 1447 da Sigismondo Pandolfo Malatesta. È quanto emerso dalle indagini archeologiche condotte in due distinte fasi, nel luglio 2019 e più recentemente nel mese di maggio di quest’anno, sotto la direzione scientifica della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Ravenna, con lo scopo di valutare la fattibilità del progetto di restauro e valorizzazione nonché il potenziale archeologico e architettonico dell’area, che comprende anche piazza Balacchi e la sottostante grotta.

Le ricerche hanno permesso di ampliare le conoscenze della Santarcangelo medievale, portando alla luce elementi che offrono una nuova chiave di lettura in particolare della “grotta” di via Saffi, rinvenuta nel 1998 nel corso di alcuni lavori di rifacimento dell’impianto fognario. L’ambiente ipogeico – esternamente a pianta poligonale e internamente pseudo-semicircolare – si configura come camera sotterranea di una torre (“casamatta”), provvista di due bombardiere e connessa alla cinta muraria quattrocentesca. Grazie all’ampliamento dell’area di scavo di fronte a palazzo Nadiani, oltre alla scala di accesso alla torre, è stata rinvenuta una porzione delle mura difensive con i suoi contrafforti e parte di un’altra bombardiera, utilizzata per il tiro frontale verso l’esterno del fossato cittadino. Tali rinvenimenti sono di fondamentale importanza, soprattutto in considerazione dell’assenza di testimonianze cartografiche in merito, perché forniscono informazioni inedite riguardo a questo tratto di mura.

Alcune parti delle mura malatestiane di Santarcangelo, infatti, sono ancora visibili, così come alcuni torrioni di forma poligonale che rinforzavano il perimetro murario, fra cui quello delle Prigioni – carcere cittadino durante il XIX secolo – e di Porta Cervese. Dal secolo successivo, fuori dalla porta San Michele che costituiva l’accesso principale, inizia a formarsi il borgo che si estenderà man mano verso la via Emilia. La struttura urbanistica medievale sul colle si è mantenuta fino ai giorni nostri, caratterizzata da stradine parallele all’arteria principale e più antica, che collega la Rocca a Porta Cervese.

Nel frattempo, in accordo con la Soprintendenza, l’Amministrazione comunale sta ultimando il progetto definitivo per procedere in tempi brevi con l’intervento di restauro e valorizzazione: l’intento comune, infatti, è rendere accessibili con un percorso ad hoc sia la torre portaia, sia la grotta sotto piazza Balacchi.

Foto: Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Ravenna

 
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