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Appello alla Regione

Medici preoccupati: manca protezione e c'è scarsa informazione

di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 3 minuti
lun 16 mar 2020 12:42 ~ ultimo agg. 18:29
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Una forte preoccupazione per l’evolversi dell’epidemia e per il numero crescente di operatori sanitari contagiati. Ad esprimerla sono gli ordini dei medici dell’Emilia Romagna in una lettera aperta all’assessore regionale alla sanità Raffaele Donini.

Per motivi che a noi sfuggono – dicono i presidenti degli Ordini – sembra ci sia una “logica” di minimizzare il problema, quando invece il problema c’è ed è molto sentito da parte di chi è in prima linea contro il coronavirus“.

Abbiamo le prime avvisaglie di malessere e malumore tra i medici – proseguono gli Ordini –, perché hanno la percezione di non essere adeguatamente protetti dalla infezione“.

La lettera degli Ordini provinciali dei Medici-Chirurghi e Odontoiatri della Emilia-Romagna

Gli Ordini provinciali dei Medici-Chirurghi e Odontoiatri della Emilia-Romagna esprimono una grave preoccupazione per l’evolversi della epidemia da coronavirus e per il numero sempre crescente di operatori sanitari contagiati nella nostra Regione.
Ad oggi, agli scriventi Ordini provinciali, non è stato comunicato da parte della Regione Emilia Romagna e del competente Assessorato alla Sanità il numero dei medici contagiati o posti in quarantena, né è stato comunicato il numero degli altri operatori sanitari infettati in occasione di lavoro.
Per motivi che a noi sfuggono sembra ci sia una “logica” di minimizzare il problema, quando invece il problema c’è ed è molto sentito da parte di chi è in prima linea contro il coronavirus.
Il personale medico e sanitario in generale sta dando una grande prova di professionalità, che va oltre il dettato deontologico, con spirito di abnegazione e sacrificio.
Sacrificio che non deve però arrivare all’eroismo o peggio ancora al rischio per la propria integrità psico-fisica.
L’attuazione di misure di prevenzione/protezione della salute degli operatori sanitari è una strategia vantaggiosa per il singolo lavoratore e per la comunità.
Infatti, l’adeguata applicazione di tali misure può limitare la trasmissione e la circolazione del coronavirus permettendo quindi di mantenere i servizi sanitari “efficienti”, anche in situazioni di emergenza.
Ad oggi abbiamo notizie, ma i dati ufficiali li attendiamo dal competente assessorato alla Sanità, che molti operatori sanitari sono infettati o posti in quarantena, e questo impone una riflessione seria sul fatto che ci sia stato qualcosa che non ha funzionato nella protezione personale.
E’ nostro dovere sottolineare che la buona organizzazione del lavoro, la chiarezza dei ruoli, il rispetto delle procedure, accompagnati da una corretta comunicazione, informazione e formazione, rappresentano misure di prevenzione collettiva. Al singolo operatore sanitario che opera in situazioni che prevedono il contatto con casi sospetti o confermati di COVID 19, alle misure collettive deve essere affiancato l’uso di idonei dispositivi di protezione individuale.
Riteniamo illogico proteggere poco il personale sanitario esistente ed esperto e poi fare bandi di assunzione urgente di nuovo personale inesperto e da formare.
L’INAIL in un documento ufficiale, ritiene che questo personale, medico e sanitario in generale, dovrà essere dotato di filtranti respiratori FFP2, protezione facciale/occhiali protettivi, camice impermeabile a maniche lunghe e guanti.
Il Personale medico, ospedaliero, della medicina generale e dell’urgenza emergenza territoriale comprendendo tutti coloro che a vario titolo vi concorrono, in questa emergenza sanitaria ha un forte sovraccarico di lavoro e di stress e non deve preoccuparsi, sopra ogni limite accettabile, di rischiare di ammalarsi.
In questa grave situazione bisogna fare di tutto per ridurre la probabilità di burn-out degli operatori.
Dal nostro osservatorio quali sono gli Ordini, abbiamo le prime avvisaglie di malessere e malumore tra i medici, perché hanno la percezione di non essere adeguatamente protetti dalla infezione.
Ciò premesso gli Ordini dei Medici-chirurghi e Odontoiatri della Emilia Romagna chiedono, con spirito collaborativo, al competente Assessorato alla sanità della nostra Regione alcuni miglioramenti organizzativi:
1) Immediata comunicazione in via telematica al Medico di Medicina Generale (MMG) o Pediatra di Libera Scelta (PLS) il nominativo dei pazienti, di cui sono referenti, COVID positivi, affinché il medico possa mettere in atto tutte le più adeguate procedure di contenimento del contagio;
2) Dotazione di DPI (Dispositivi di Protezione Individuale) come indicato dall’INAIL e dalle direttive OMS, a tutti i medici ed operatori sanitari che per qualsiasi motivo sono o vengono a contatto con sospetti o accertati pazienti COVID;
3) In mancanza di adeguate forniture di DPI, modificare l’assetto organizzativo assistenziale per evitare il contagio tra gli operatori sanitari, per i motivi sopra detti
4) Esecuzione tempestiva del tampone a tutti i medici ed operatori sanitari che sono venuti a contatto con casi certi o sospetti COVID;
5) Comunicare periodicamente agli Ordini professionali il numero dei medici contagiati o messi in quarantena;
6) Comunicare ai Presidenti degli Ordini, in via riservata, i nominativi dei Medici positivi o posti in isolamento ai fini del controllo dell’osservanza della normativa di legge e del Codice Deontologico.

I Presidenti degli Ordini dei Medici-Chirurgi e Odontoiatri della Emilia-Romagna
Dott. Bruno Di Lascio, Ferrara
Dott. Falcinelli Stefano, Ravenna
Dottoressa Annamaria Ferrari, Reggio-Emilia
Dott. Michele Gaudio, Forlì-Cesena
Dott. Maurizio Grossi, Rimini
Dott. Pierantonio Muzzetto, Parma
Dott. Augusto Pagani, Piacenza
Dott. Giancarlo Pizza, Bologna
Dott. Mauro Zennaro, Modena

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