giovedì 24 ottobre 2019
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"Parlare con una voce sola"

Gnassi "scuote" la Romagna. Senza sinergie, deboli con Bologna

In foto: il sindaco Gnassi (Newsrimini)
di Maurizio Ceccarini   
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ven 13 set 2019 19:10 ~ ultimo agg. 19:13
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Se la Romagna non adotta un pensiero comune strategico, rischia di perdere importanti occasioni e di indebolirsi nei confronti di Bologna. Lo afferma, in una lettera aperta, il sindaco di Rimini Andrea Gnassi che tocca temi come università, sanità e aeroporti. “Serve una Romagna più forte in una Regione più autonoma”, scrive Gnassi che non nasconde i rischi:  “La naturale posizione baricentrica di Bologna porterà a tentazioni: fare la Fiera con Milano o guardare alle Olimpiadi con Firenze. Su Università, sanità, strade, trasporti, alta velocità è giunto il momento di parlare con una voce sola”, scrive Gnassi che dedica l’ultimo paragrafo a un “endorsement” per il presidente Bonaccini.


Gentile Direttore,

Quello che è successo e sta accadendo in Emilia Romagna è qualcosa di straordinario. Crescita, occupazione, export, sanità. I fatti, e non le opinioni, dimostrano come la nostra regione sia locomotiva d’Italia. Un pezzo di Paese che, come Milano, sta a pieno diritto nella migliore Europa.

Qual è il ruolo della Romagna all’interno di questo straordinario laboratorio italiano? Il tema è strategico: la sua discussione un’occasione da cogliere appieno. Negli ultimi 15 anni, nel territorio che va da Cattolica a Ravenna, si sono messi in moto processi primari che avevano- hanno- l’obiettivo di superare gli antichi campanili, sulla base di un atto multiforme di fiducia reciproca: chiamiamola ‘cessione di sovranità nel nome del bene comune’ ma la sostanza non cambia. Su sanità, turismo, trasporti, idrico, fiere, infrastrutture, università, la Romagna ha messo in atto un processo sinergico e di mutuo soccorso tra territori che davvero ha consentito ogni volta di superare crisi e problemi, a tutto vantaggio dell’Emilia Romagna intera e dei suoi cittadini, famiglie e imprese, dalla risorsa acqua, appunto, alla sanità, all’Università. Una Romagna più forte in una Regione più autonoma.

Tutto il disegno si fonda su un semplice assunto: non si ragiona con un’unica testa, ma con un pensiero strategico romagnolo. E nell’ambito di questo pensiero ci si riconosce per specialità e vocazione territoriale. Si fa ognuno un passo indietro per farne tre avanti assieme: per crescere come Romagna.Questo è il caposaldo di ogni ragionamento. Ma negli ultimi mesi la mia percezione è stata di tutt’altro segno. Mi pare che si stia configurando uno scenario non positivo per cui, come avviene a volte nelle trattative tra Stati, nel mentre si cerca un accordo tra diversi soggetti alla luce del sole, vi sia chi cerca di conquistare posizioni con accordi bilaterali, o accordi a uno a uno. Accordi tesi  a tagliare fuori tutti gli altri. Questa la mia impressione attuale. Proprio perché la posta in gioco è molto alta, e proprio perché l’Emilia Romagna ha uno standing eccellente in cui la Romagna vuole e chiede di avere un ruolo non secondario a nessuno, lancio questo allarme che deve essere inteso come contributo alla discussione.

Sull’Università e sul campus romagnolo non possiamo accettare, ad esempio, che una volta trovati gli equilibri tra Ravenna e Forlì la questione sia chiusa, e sia ben digerita, dagli altri territori, a partire da Rimini. Trattare disuniti, uno a uno con, ad esempio, l’Università indebolisce la Romagna. E proprio all’Università, sulla facoltà di Medicina, mi permetto di dire: non andare dove ti conduce  il portafoglio delle Fondazioni bancarie ma va dove cresce un progetto per tutta la Romagna. Così anche sulla sanità.

Rimini non ha alcuna intenzione di rinunziare alla visione strategica per rafforzare non questa o quella provincia ma l’intera Romagna. Abbiamo sostenuto tra i primi (lo ricorderà Lucchi e lo sa bene Lattuca) l’investimento straordinario per il nuovo ospedale di Cesena. Così come il riconoscimento come IRST della Romagna per cardiochirurgia di Villa Maria di Cotignola. Villa Maria e l’Ospedale di Cesena, l’IRST di Meldola, sono patrimonio della Romagna, non di Cesena, Ravenna o Forlì. Valgono per tutti. Se i privati di Villa Maria chiedono un sostegno anche a Rimini (che è sicuro) perché Villa Maria sia riconosciuta come IRST dela Romagna intera, poi non si capisce perché gli stessi privati investono solo sull’aeroporto di Forlì e non su tutta la Romagna. Si rivendica un IRST di Cardiochirurgia tra Ravenna e Forlì in nome di tutta la Romagna, ma per l’Aeroporto ognuno si fa il suo. E’ legittimo, ma forse in una mera logica parcellizzata. Ma così si indebolisce la Romagna e se questa è una nuova direzione, nessuno, noi per primi, ci stiamo a fare la parte dei più fessi.

In sostanza se non hai un pensiero romagnolo e nel frattempo tenti di avanzare come campanile a discapito di altri, la Romagna sarà più debole. Anche nei confronti di Bologna, che magari non vede l’ora di affermare: ‘Finchè vi dividete tra voi…….’. Bologna è un hub centrale del’Italia, non solo della regione. Il passante di Bologna porta benefici anche alla Romagna, a Rimini. L’alta velocità lo stesso. Ma se la Romagna non tratta unita con il capoluogo e l’Università sarà più fragile nel suo insieme. E la naturale posizione baricentrica di Bologna porterà a tentazioni: fare la Fiera con Milano o guardare alle Olimpiadi con Firenze. Su Università, sanità, strade, trasporti, alta velocità è giunto il momento di parlare con una voce sola. Tre o 4 investimenti strategici, dala E45 all’Asse Adriatico, dal Porto di Ravenna a un multi campus romagnolo più forte.

L’Emilia Romagna di Stefano Bonaccini, il miglior presidente di Regione d’Italia, merita una Romagna unita e con una visione strategica. Si qui ci abbiamo creduto e ci siamo anche riusciti. Ma quello che conta è il presente e il futuro.

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