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di Redazione   
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mer 11 set 2019 12:21 ~ ultimo agg. 14 set 18:22
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Sono stati  9 dall’inizio dell’anno al 24 agosto (dati Ausl) gli attacchi di lupi ad animali di allevamento in provincia di Rimini, con 12 ovini e 7 bovini uccisi. Erano stati 27 nel nel 2018 (32 ovini e 11 bovini)  e 23 attacchi  nel 2017 (36 ovini e 8 bovini). Numeri che – spiega la Coldiretti – non tengono conto degli attacchi in Valconca e gli animali feriti.

E se dai monitoraggi fatti il numero dei lupi è stabile è, invece in calo allarmante il numero delle aziende zootecniche. A gennaio 2017 gli allevamenti sul territorio erano 747, poi diminuiti a fine anno sino a 703 e scesi ulteriormente a 600 al 31 dicembre 2018, con una diminuzione di circa il 20%. E’ chiaro, spiega Coldiretti, che la causa non è da attribuire unicamente agli attacchi dei lupi al bestiame, ma è innegabile che questo fattore abbia avuto e avrà, se non si prendono provvedimenti, la sua incidenza.

Esasperati dagli attacchi a colture e animali allevati gli agricoltori-allevatori si chiedono quali sia il male minore: cinghiali o lupi? “Se infatti – spiega Coldiretti – chiedono che venga incentivata la riduzione dei cinghiali per limitare i danni alle colture, ormai in numero fuori controllo, allora devono accettare le predazioni dei lupi ai quali, riducendo il numero di cinghiali viene tolto “il pane di bocca.

Una scelta difficile – spiegano gli agricoltori – considerato che i fondi regionali per il risarcimento dei danni (che ogni volta vengono invocati come una panacea per gli agricoltori-allevatori) non coprono quelli indiretti. Inoltre anche i fondi per la prevenzione di colture e animali sono insufficienti e in alcuni casi è impossibile dal punto di vista logistico e burocratico realizzare questi interventi dissuasivi, come recintare km di pascoli.

Anche i cani da guardiania, per cui la regione dà un contributo massimo di 2.500 euro, sono chiamati da bando a rispettare una serie di norme  come “impegnarsi a limitare qualunque disturbo questi possano arrecare a terzi”. Ma come? – si chiede Coldiretti – Forse tenendoli al guinzaglio e imbavagliandoli?.

Sono anni – ricorda Coldiretti Rimini – che la gente di montagna combatte ogni giorno per difendere i propri raccolti da moltitudini di cinghiali che devastano le colture, caprioli che liberamente brucano i germogli nei frutteti, volpi che razziano i pollai: adesso a tutto ciò si aggiungono anche branchi di lupi, in grado di attaccare e uccidere il bestiame al pascolo anche durante il giorno.

A nostro avviso – conclude Coldiretti Rimini – non si tratta di questioni di poco conto; certamente c’è, lo denunciamo pubblicamente, un forte ritardo nella presa di consapevolezza di queste criticità in un momento particolarmente difficile come quello che stanno attraversando le aziende agricole in collina e montagna. I nostri allevatori devono fare quotidianamente i conti (e i conti non tornano!) con gli elevatissimi costi e disagi legati alla presenza di cinghiali, lupi e altre specie di selvatici che invece pare siano quasi un vantaggio per la collettività. A questo punto, senza retorica, ci chiediamo dove si voglia andare a parare, forse gli ultimi agricoltori rimasti in montagna devono “togliere il disturbo” e lasciare questi territori al degrado e ai selvatici. Per la soddisfazione dei protagonisti della pianificazione faunistica e venatoria.

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