mercoledì 16 ottobre 2019
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In foto: Un momento della presentazione
di Roberto Bonfantini   
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sab 1 giu 2019 11:55 ~ ultimo agg. 3 giu 10:07
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Sandro Cangini torna a Rimini, dopo l’esperienza da consulente tecnico della società di De Meis (con Ivano Pastore direttore sportivo) assunto a fine ottobre 2014. Reduce, come i biancorossi, da una stagione complicata non terminata con il Forlì (serie D), Cangini è pronto ad una nuova avventura sotto l’Arco d’Augusto, questa volta nel ruolo di direttore sportivo.

Presente anche il presidente del Rimini FC, Giorgio Grassi, che prende la parola subito dopo l’introduzione dell’addetto stampa Sergio Cingolani. “Allo stato la situazione è difficile: ci sono molte società che non riusciranno a iscriversi. C’è una distribuzione iniqua della mutualità: alla serie C arriva appena il 2%. Penso sia molto difficile andare avanti. Ghirelli è diventato il mio idolo quando ha detto davanti ad Agnelli: “noi facciamo la formazione della C ma pagate voi”. L’altra cosa che ha detto è “se non cambieranno le cose, quindi se non ci sarà una sostanziale defiscalizzazione, i calendari di C potrebbero non uscire”.

“Sto lanciano l’idea di un consiglio di imprenditori che abbiano la possibilità di investire 15-20-25mila euro, costituendo una sorta di “organo di governo” – è la nuova proposta di Grassi al mondo imprenditoriale riminese –. Queste persone potranno anche eleggere il presidente, che non è detto sia io, e una volta strutturata la società, che avrà figure operative, questo consiglio di fatto determinerà l’operatività quotidiana. I problemi del calcio a Rimini sono molto profondi: ci sono problemi di strutture, di finanziamento”.

“Noi siamo quasi pronti ad iscriverci ma non so se alla fine lo faremola frase del presidente che mette in dubbio il futuro della Rimini Calcio -. Ho avuto un confronto molto acceso anche con la mia famiglia, che mi ha detto: hai una responsabilità verso chi? Sono pronto a intervenire alla Gaiofana, ad iscrivermi. Lancio questa ulteriore proposta, che è quasi affidare a un gruppo di volenterosi: 15-20 persone. Basta portino quelle risorse, minimo 300mila euro, per poter intanto dare a Sandro anche un’idea di budget complessivo per andare a fare la campagna acquisti. Questo manipolo di coraggiosi deve anche dimostrare che il Rimini interessa. Le fideiussioni sono mie, basterebbe che qualcuno desse una mano nella gestione. Non ci sono trattative serie per la cessione della società: io ho parlato poi con Rota (l’imprenditore riminese del quale si era parlato anche nell’incontro con la stampa di mercoledì, ndr) e gli ho chiesto scusa per il ritardo con cui l’ho chiamato. Ci sono tante cose da vagliare, ma siamo solo all’inizio di un percorso. Da quello che ho visto c’è solo la fila delle persone che vogliono venire a Rimini per gestire, ma la società non può essere ceduta così facilmente perché ci sono delle credenziali richieste tassativamente dalla Lega. Deciderò se andare avanti o no in base alle risposte che avrò e che in questi tre anni non ho avuto”.

Il mercato del Rimini non partirà quindi subito. “Sulle scelte dei giocatori di prima fascia non possiamo andare. Quando le grandi società si saranno servite al tavolo ci muoveremo anche noi. La campagna acquisti dura fino al 2 settembre. Dobbiamo anche gestire una serie di contratti biennali e dovremmo poter fare operazioni non piacevoli per noi dal punto di vista finanziario”.

Prende poi la parola Sandro Cangini: “È inutile dire che sono molto contento. Mia mamma dislessica e con la demenza galoppante mi ha detto: “sei tornato a casa” con le lacrime agli occhi. Non è che mi senta a casa perché Rimini non è la mia casa. Ma mi portavano al campo che ero un bimbo e ho vissuto come tifoso tutto l’iter da quel periodo fino adesso, sono stato calciatore un anno della Primavera, anche se poi l’avventura è finita subito perché hanno cambiato l’età. Ho sempre sognato, questo l’ho detto anche l’altra volta quando sono venuto con Fabrizio (De Meis, ndr) di poter giocare nel Rimini, non ce l’ho fatta, sono venuto qua da avversario, e in questo momento riesco a coronare quello che era un obiettivo personale di fare qualcosa per il Rimini. Non pensavo che il presidente scegliesse me perché aveva altre soluzioni, altri candidati. Perciò è stata una cosa gradevole. Penso di essere una persona perbene, onesta, competente: ho conoscenze e capacità. Diciotto anni lavorare nel mio settore, anche se magari l’ho passato più nel mondo dei dilettanti che dei professionisti, penso sia un buon biglietto da visita perché le persone che hanno lavorato con me e che hanno avuto fiducia in me hanno avuto delle risposte positive. Paradossalmente potrei parlare delle vittorie: ho vinto sei campionati, per quattro-cinque volte ho fatto gli spareggi per salire, per dieci volte la mia squadra è arrivata nella zona play off. Però sono retrocesso una volta e quella per me è stata probabilmente l’annata migliore dal punto di vista professionale perché comunque mi sono misurato veramente con delle risorse irrisorie per quella che era la categoria ed il lavoro, nonostante la retrocessione, è stato ottimo grazie anche alla qualità del mister che avevo. Non so se andrò d’accordo con il presidente perché se c’è qualcosa che va contro il mio credo non sto zitto”.

Cangini risponde ad alcune critiche che hanno fatto seguito sui social al suo annuncio da parte della società. “Io non mi sento inadeguato: è la migliore scelta che avrebbe potuto fare Giorgio, che non mi ha parlato di queste difficoltà legate all’iscrizione. Mi ha raccontato quello che è stato il percorso economico e di scelte, che comunque sono legittime perché il risultato alla fine è stato ottenuto. So come ci si sente ad essere messi in discussione perché sono stato lasciato a casa anch’io. Probabilmente i contenuti non sono stati digeriti da quello che poteva essere il discorso iniziale. È successo anche a Forlì per me, arrivavo dal Del Conca. La conoscenza e la capacità secondo me non si misurano dal fatto che vieni da una città piccola o grande, ma è una questione di “moneta”. Io in 18 anni penso per 15-16 volte di aver ottimizzato quello che mi è stato messo a disposizione. Se mi date 4 milioni di euro una squadra per vincere ve la faccio anch’io, ma non è questo il caso”.

È ancora presto per parlare di giocatori.Il discorso della rosa è da definire con lo staff tecnico. La questione dei calciatori che potranno non fare più parte del Rimini va valutata insieme al mister. Caratterialmente questa è una squadra, che ho visto quando il presidente mi ha contattato e lavoravo per un’altra società, che comunque 39 punti li ha fatti. Sono stati messi in dubbio i contenuti: tanti contratti, poca capitalizzazione. Errori che per inesperienza si possono fare al primo anno di categoria. Quest’anno le regole sono cambiate: se vuoi attingere ai contributi tre under li devi schierare. L’anno scorso la rosa è stata fatta in maniera più omogenea dal punto di vista dei calciatori. Non c’era l’esigenza di avere per forza delle valorizzazioni. Nell’ottica delle valorizzazioni i sei prestiti li devi usare per trovare qualche giovane”.

Cangini non conosce ancora l’entità delle risorse sulle quali potrà contare. “Non c’è una situazione di budget definito. Se devo spendere di più guardo qualcosa agli attaccanti. Sono tutte valutazioni che sto facendo, non mi è caduto il libro del calcio nella testa, ma sono 36 anni che faccio parte del mondo del calcio”.

In panchina ci sarà ancora Petrone?Con Petrone abbiamo fatto un incontro: chiaramente lui a mezze righe vuole essere gratificato. Deve accettare quello che sarà il programma, la strategia. Il presidente dice: “se la città non ci aiuta…” Per fare il campo 5mila euro le metto anch’io… io purtroppo non posso aiutare il presidente. Petrone vorrebbe essere una persona centrale nel futuro del Rimini, vorrebbe un ulteriore prolungamento del contratto. Queste sono valutazioni che vanno fatte con il diretto interessato. Noi dovremo essere chiari con lui per quelli che sono i programmi, ma in questo momento si fa fatica. La questione dell’allenatore va risolta, ma non vedo tempi brevi. La realtà non è definita”.

Il nuovo DS del Rimini è però già al lavoro e ha già in mente che tipo di giocatori cercare. “Un portafoglio di calciatori, anche per le valorizzazioni, l’ho raccolto. In un campo così veloce i giocatori devono essere tecnici e strutturati”.

Riprende la parola Grassi“La credibilità è assoluta. L’unica cosa che non manca sono i calciatori, i direttori sportivi e gli allenatori. Quindi non è che dobbiamo correre. L’anno scorso alla fine della campagna avremmo fatto sicuramente meglio”.

Cangini torna ancora sulle critiche ricevute per la mancanza di esperienza a certi livelli. “Un direttore di serie B qui non viene a lavorare, viene a lavorare una persona come Pietro (Tamai, ndr) o come me. Se devo pensare che il pubblico, da quello che ho capito, non va d’accordo con il presidente, ho detto al presidente: “cerchiamo di ricucire”. Unità d’intenti vuol dire avere tutto lo spogliatoio e i magazzinieri dalla parte della squadra. Il direttore sportivo è adeguato alla categoria. La rosa va corretta: ci sono situazioni che si devono sistemare. È chiaro che se il presidente rimane da solo ci dobbiamo adeguare a quello che è il campo”.

Perché ha accettato una proposta condita da tanta incertezza? “Ho accettato perché ho lavorato in altre condizioni, sono all’altezza. Io passo per aziendalista perché non ho mai posto dei problemi per la spesa. Non è detto che tra dieci giorni non dica: “ciao, questa non è una situazione fatta per me”. Io voglio finire la squadra nella maniera giusta, non voglio pensare di adeguarmi a fare una scelta migliore tra tre-quattro terze scelte. Fermo restando che io lavorerò su quella che sarà una strategia che porterà a completare tutto. Ho accettato perché nonostante so che sia difficile, ci sono situazioni da risolvere”.

La chiusura è di Grassi: “Il problema secondo me non è il budget, perché lo si può aggiustare e costruire una squadra competitiva. Il calcio giocato lo vedo sullo sfondo, in lontananza. Bisogna creare le premesse per non fare più 42 partite, in mezzo alle montagne russe, con rottura di rapporti personali, il calcio non ci deve portare a questo. Non ho ulteriori informazioni da darvi. Questo ragazzo (rivolto a Sandro Cangini, ndr) fa 1.000-1.200 km la settimana per vedere i giocatori. Questo lavoro in questi tre anni non lo abbiamo mai fatto. Pietro (Tamai, ndr) ha scelto di stare molto vicino alla squadra. Molti ragazzi li abbiamo presi sulla spinta di amici perché diversamente non sarebbe stata normale una così alta percentuale di errori. Questa voglia di mettersi in strada e di vedere in un week end 3-4 partite diverse, soprattutto di Primavera e D, mi piace perché sono quelle le gare dove puoi attingere giocatori a cifre ragionevoli”. 

La presentazione integrale sarà trasmessa in replica, dopo la diretta di questa mattina, alle 22:40 su Icaro TV (canale 91) e in streaming su icaro.tv.

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di Redazione   
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