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Caritas: rapporto povertà

Famiglie che resistono e separati in difficoltà

di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 3 minuti
lun 6 mag 2019 16:26 ~ ultimo agg. 13 mag 16:20
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Quando le persone sanno che lavori nell’ufficio statistico della Caritas, iniziano a farti domande di qualsiasi genere, sono curiose di conoscere e sapere. A volte ti chiedono così tante informazioni che ti sembra di stare sul ring: “Sono più gli italiani o gli stranieri? È vero che siete pieni di profughi? Ma quanti senza tetto ci sono in città? Sono in aumento i separati vero? Quanti ubriachi ci sono? Ma poi voi li aiutate e loro spediscono le cose in patria?…“Potrei riempire un intero foglio con le domande che mi sono sentita fare in questi 15 anni di servizio in Caritas. Invece oggi voglio stare sul ring anch’io per vedere la sfida separati contro coniugati.

Negli ultimi anni si è sentito più volte dire che i nuovi poveri sono gli uomini separati, ma se guardiamo i dati della Caritas i separati rappresentano il 9,4%, mentre i coniugati sono il 41%. Verrebbe quindi da dire che il triste primato della povertà è vinto dalle famiglie. Ma un’analisi dei dati accurata richiede il guardare oltre i dati e soprattutto di prenderli in considerazione da più punti di vista. Ed è così che, se prendiamo i dati tra la popolazione residente suddivisa per stato civile e i dati di coloro che si sono rivolti alla Caritas e hanno residenza sul territorio, scopriamo che sono 5 su 100 i separati e divorziati contro l’1 su 100 dei coniugati. Quindi sì, possiamo affermare che effettivamente i separati e divorziati sono di più e sono in aumento rispetto ai coniugati.

I separati e divorziati sono indubbiamente i più fragili. Sono in aumento tra le situazioni di povertà e soprattutto sono spesso i più soli e abbandonati perchè privi di reti sociali.

Stiamo parlando di persone che si sono rivolte alla Caritas e non di separati e divorziati in generale, è importante quindi non generalizzare, perché sono 95 su 100 quelli che NON hanno avuto la necessità di chiedere aiuto alla Caritas, anche se non è detto che non siano in difficoltà, forse semplicemente non hanno trovato la forza di chiedere aiuto.

Ma chi sono allora questi separati e divorziati? Innanzitutto non è vero che sono solo uomini, perché quest’ultimi rappresentano il 51,4%, sono cioè quasi equivalenti alle donne. Se però si considera la cittadinanza le cose cambiano: tra gli italiani separati e divorziati 3 su 5 sono uomini, mentre tra i cittadini immigrati la medesima proporzione fa riferimento alle donne che sono prevalentemente dei paesi dell’Est Europa.

Quando una coppia si separa inevitabilmente uno dei due resta senza casa e spesso è l’uomo che lascia l’abitazione, se non si hanno avuti figli o non si è instaurato un forte legame con questi, spesso si tende a cambiare città, con il desiderio di cominciare una nuova vita. Ed è proprio quello il momento in cui, di solito le persone si affacciano per la prima volta alla Caritas: hanno perso tutto e desiderano ricominciare da capo, partendo da zero.

Le donne italiane che si rivolgono alla Caritas sono spesso madri che non ricevono gli aiuti dall’ex marito e che faticano a trovare soluzioni occupazionali che permettano loro di prendersi cura dei figli e delle casa; tra le donne straniere prevalgono invece coloro che hanno avuto storie drammatiche alle spalle, spesso sopra i 50 anni e sono venute in Italia per aiutare i figli maggiorenni a costruirsi una vita migliore rispetto a quella che hanno vissuto loro.

Se i separati e divorziati sono in aumento, i coniugati restano comunque la maggioranza, sono infatti il 41% di tutte le persone che nel 2018 hanno bussato alle porte della Caritas. Le ho volute definire famiglie resistenti sono infatti quelle famiglie che stanno lottando insieme per riuscire a superare questo momento difficile della propria storia. La maggioranza ha figli minori a carico, basti pensare che in un solo anno la Caritas ha aiutato 2.359 minori in situazione di povertà residenti sul nostro territorio. Si tratta in gran parte di famiglie giovani e adulte, le classi di età più colpite sono infatti quelle tra i 30 e i 50 anni.Anche in questo caso il problema è il lavoro, spesso assente, altre volte semplicemente incapace di garantire la sussistenza del nucleo familiare. Ci sono così i coniugati che hanno lasciato la moglie in patria o nel sud Italia e sono partiti per Rimini alla ricerca di fortuna, ma ci sono anche le famiglie che vivono sul nostro territorio e che cercano ogni giorno di sbarcare il lunario. Cosa fa la Caritas per loro? Cerca di aiutarle attraverso progetti quali Fondo per il Lavoro e #Emporiorimini, offre un sostegno alimentare attraverso i pacchi viveri, interviene con sussidi economici in caso di necessità, ma soprattutto ascolta, incoraggia, indirizza verso ulteriori aiuti, stando accanto a queste famiglie che, giorno dopo giorno, continuano a restare unite e ad affrontare insieme questo periodo così nero della propria vita.

Ma la Caritas da sola non basta, così come i separati e i divorziati, anche le famiglie si ritrovano spesso a vivere sole, isolate e arroccate sopra i propri problemi che sembrano insormontabili e difficili da superare, è necessario avere accanto persone amiche, associazioni, istituzioni, che camminino al proprio fianco e allora anche il peso di quella croce diventerà più leggero e, alla fine, il ring resterà vuoto.