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Sacchetti, segretario PD: da bega ad opportunità

In foto: Filippo Sacchetti
di Simona Mulazzani   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
dom 23 dic 2018 10:27
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Ad un paio di settimane dall’elezione a segretario provinciale del PD Filippo Sacchetti spiega alcune piste di lavoro per il partito che va incontro ad una nuova campagna elettorale in vista delle amministrative. Dopo l’elezione a segretario provinciale del PD riminese dello scorso 4 dicembre – dice Sacchetti -, nei tanti messaggi e nelle tante telefonate ricevute la parola che più mi sono sentito ripetere è stata “bega”. Un termine che da solo spiega quale sia diventata oramai la considerazione media nei confronti del Partito Democratico. Io sono invece orgoglioso di aver ricevuto questo incarico e di rappresentare una comunità di persone vere che ogni giorno si mettono al servizio degli altri con la stessa passione e determinazione del fare anche quando tutto sembra su punto di finire e senza senso. E credo che da questa “bega” si possa venire fuori solo se iniziamo a ripensarci come un’opportunità”.

Sacchetti fa un richiamo all’unità: Dobbiamo tornare a pensarci come un’opportunità che coniuga valori e radici nel mondo di oggi e progetta un futuro sostenibile per le città, un nuovo sistema di inclusione sociale, di sostegno agli ultimi e di sblocco delle tante energie presenti in ogni angolo del nostro Paese ma di cui spesso non cogliamo la grandezza.  Penso a un Pd che si pone come obiettivo prioritario quello di creare le condizioni perché un giovane realizzi i propri sogni sul proprio territorio, a casa sua. Un Pd che trovi la strada per far andare oltre i limiti della burocrazia, la lentezza della giustizia, i piccoli centri di potere che non permettono di crescere, la strada garantita solo per chi ha conoscenze giuste o qualche santo in Paradiso: è questo a far scappare i giovani, a portare 250.000 ragazzi a emigrare ogni anno oltralpe, il doppio di chi fa il percorso inverso”.

“Il 26 maggio voteremo in 16 dei 25 Comuni in provincia di Rimini e non c’è un solo minuto da perdere: testa bassa e pedalare tutti insieme per progetti coesi e condivisi.  Bisogna lavorare da subito a un programma di rilancio delle attività del partito, concretizzare un progetto di futuro per le nostre città che sappia raccogliere quanto di buono è stato fatto a livello locale, ma anche rilanciare sulle tante cose che ci sono da fare. Dobbiamo metterci in ascolto, lasciare perdere quell’approccio autoreferenziale tipico di chi pensa di avere sempre la verità in tasca e renderci conto che è dal nostro stare insieme che dipende la maniera in cui riusciremo a rappresentare gli altri.

Sui candidati: “Abbiamo sindaci validi che si sono già detti disponibili a rimettersi in gioco per confermare il primo mandato all’insegna del buon governo e nuove figure pronte a raccogliere queste sfide: sta a noi assecondarle tutti insieme, mettendo da parte divisioni e rivendicazioni” e cita Rimini come esempio: “un capoluogo che anno dopo anno rinasce e rifiorisce in un ponte ideale fra recupero dei tesori del passato e sguardo al futuro all’insegna della vivibilità che rende la città una delle più europee del nostro Paese”.

Conclude la riflessione con uno slancio europeista: Oggi solo l’Europa può renderci forti e competitivi nel sistema globale, ma serve un’Europa di stati federati, un’Europa politica che vada oltre agli ingranaggi burocratici, sia capace di superare i confini nazionali e di pensare a politiche comuni per la gestione dei flussi migratori, delle risorse naturali ed energetiche e a politiche fiscali e di redistribuzione omogenee tra i Paesi. Il 26 maggio 2019 la vera sfida sarà questa: decidere se cambiare questa Europa o se non deve esserci più un’Europa”.

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