21 novembre 2018

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Profughi nel viserbese. “Io non ho paura”: la lettera aperta di alcune residenti

in foto: repertorio

“Io non ho paura”. Questo il titolo della lettera aperta scritta da una ventina di donne viserbesi in risposta all’esposto di alcuni residenti dell’area compresa tra lungomare Dati, via Piacenza, via Milano e via Mazzini che denunciava problemi di sicurezza e degrado legati alla presenza di numerosi profughi nella zona. Nella lettera, le firmatarie spiegano di non avere mai avuto alcun problema con immigrati e richiedenti asilo anzi “interagiscono con noi in modo rispettoso e gentile e chi abita proprio nella zona incriminata ne ha ricevuto un aiuto in caso di bisogno”. Le viserbesi lamentano poi il fatto di “essere usate da chi in modo strumentale si erge a nostro paladino – peraltro non necessario e non richiesto – per giustificare la propria xenofobia e il proprio razzismo e per diffonderlo”. Ammettono le difficoltà legate alle migrazioni e alla coesistenza tra diverse culture ma, spiegano, si tratta di problemi che si possono “affrontare e risolvere con il dialogo, con la conoscenza, con la mediazione”. Senza contare che difficoltà di convivenza esistono anche tra gli stessi viserbesi. “Sta agli enti competenti, prefettura e ufficio di igiene – ricordano – controllare che i proprietari di alberghi e le cooperative che gestiscono l’accoglienza degli richiedenti asilo e che prendono i soldi della comunità europea (35€ al giorno a persona, di cui solo 2,50 vanno al richiedente asilo ) ottemperino gli obblighi a cui sono tenuti per favorire l’integrazione.” Per concludere con un invito ad uscire dalla logica della paura, del pregiudizio e dell’egoismo e a dare invece il proprio contributo per favorire integrazione e convivenza. “Questo – scrivono – può arricchire la nostra umanità”.
Intanto nella fascia turistica continuano le proteste degli albergatori per la presenza di numerosi profughi in strutture confinanti con hotel aperti. Tre gli alberghi coinvolti a Viserba e due a Rimini Sud. Proprio domenica la presidente dell’Aia Patrizia Rinaldis sarà su La 7 nell’Arena di Massimo Giletti per parlare di questa situazione.


La lettera

Io non ho paura
Siamo un gruppo di donne, autoctone, residenti a Viserba, alcune dalla nascita, altre da decenni e vogliamo far sentire la nostra voce rispetto al tema della presenza di immigrati e richiedenti asilo sul territorio di questo angolo di terra. Sono anni che qualcuno parla anche a nostro nome per lamentare problemi di sicurezza e di degrado dovuti alle malefatte degli immigrati, sono anni che si dice che le donne non possono uscire di sera, perché si sentono in pericolo. Adesso che ci sono i richiedenti asilo africani, che c’è l’uomo nero, le proteste sono più forti per ottenere che siano evacuati e spostati. La fabbrica della paura lavora a pieno ritmo manovrata da forze politiche che in questo modo ottengono consenso e voti. Noi donne diciamo chiaro e forte: non in nostro nome. Noi viviamo qui la nostra vita quotidiana di sempre; passeggiamo in queste vie, sulla spiaggia, all’imbrunire, usciamo di sera, torniamo a casa e nessun ragazzo africano ci ha mai molestato; anzi, interagiscono con noi in modo rispettoso e gentile e chi abita proprio nella zona incriminata ne ha ricevuto un aiuto in caso di bisogno. Non tolleriamo quindi di essere usate da chi in modo strumentale si erge a nostro paladino – peraltro non necessario e non richiesto- per giustificare la propria xenofobia e il proprio razzismo e per diffonderlo. Certo, viviamo tutte e tutti la crisi economica che è anche crisi politica, sociale, culturale e morale, ma non possiamo trovare negli ultimi arrivati il capro espiatorio dei nostri problemi. Certo, le migrazioni comportano problemi, ma portano anche risorse, prima di tutto a livello demografico. Certo, la coesistenza delle differenze culturali comporta delle difficoltà e dei conflitti, che si possono però affrontare e risolvere con il dialogo, con la conoscenza, con la mediazione. Chiarito che i problemi di convivenza e di vicinato ci sono anche tra viserbesi doc, problemi dovuti, per esempio, a inquinamento acustico: musica a volume troppo alto, urli e litigi nelle coppie e nelle famiglie, cani che in coro abbaiano a tutte le ore del giorno e della notte.
Sta agli enti competenti, prefettura e ufficio di igiene, controllare che i proprietari di alberghi e le cooperative che gestiscono l’accoglienza degli richiedenti asilo e che prendono i soldi della comunità europea (35€ al giorno a persona, di cui solo 2,50 vanno al richiedente asilo ) ottemperino gli obblighi a cui sono tenuti per favorire l’integrazione: corsi di lingua e cultura italiana, corsi di formazione, assistenza medica e legale. I richiedenti asilo non possono essere usati come fonte di lucro.
Se usciamo dalla logica della paura, del pregiudizio, dell’egoismo, ognuno e ognuna di noi può dare il proprio contributo per favorire l’integrazione e la convivenza delle differenze, e questo può arricchire la nostra umanità.

Lettera sottoscritta da :
Simona Frisoni, Camilla Pacassoni, Rosanna Plebiscito, Carolina Marinelli, Lorena Denicolò, Sara Frisoni, Mery Denicolò, Mariolina Tentoni, Liuba Picini, Federica Soglia, Chiara Bertoli, Alessia Ghilardi, Laura Casadei, Rosella Rossi, Renata Tentoni, Sara Soglia, Letizia Neri, Manuela Bernardi, Elisabetta Biondelli, Giuseppina Ceccarelli, Chiara Grassi.

Andrea Polazzi

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