Da una delle aree più fertili del Bel Paese, la piana del Fucino, storie di agricoltori che si uniscono per competere

La seconda puntata di New Farmers ci porta nella piana del Fucino, nel cuore dell’Abruzzo, una pianura nata da terreni alluvionali e acquitrinosi, che una volta bonificati, sono diventati una delle piane più rigogliose e fertili d’Italia. Qui l’economia è prevalentemente agricola con una verticalizzazione della filiera che, iniziando dalla produzione, si completa con la lavorazione e il confezionamento dei prodotti. Le caratteristiche pedoclimatiche e il fatto che il bacino si trovi ad una altitudine di circa 700 metri, fanno sì che le produzioni agricole in generale e in particolare le orticole, assumano peculiarità organolettiche tali da essere apprezzate e riconosciute dai consumatori.

Qui conosciamo Antonio Cambise, la cui storia ci riporta agli anni ’60, quando il babbo Attilio ha iniziato ad occuparsi della coltivazione di ortaggi a pieno campo, un’attività allora agli inizi, oggi un vero motore economico per il territorio. Oggi Antonio, con i suoi 2 fratelli e 10 tra figli e nipoti, è alla 4° generazione di imprenditori. La sua azienda conta 150 addetti, 450 ettari di terreno coltivato, di cui più della metà in proprietà, suddiviso tra carote, tutti i tipi di insalate, patate, radicchio, sedano, spinaci, prezzemolo, finocchi, cavoli e cavolfiori per un totale di 16.000 tonnellate annue di prodotto. Con lui capiamo il valore di unirsi in gruppi di imprenditori, come strategia per adeguarsi alle sfide del mercato ed a una sempre più esigente, attenta e rapida domanda.

Da New Farmers: un viaggio tra i nuovi agricoltori conosciamo Antonio Cambise che ha contribuito a costituire una organizzazione di produttori.

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La piana del Fucino

La valle del Fucino, nel cuore dell’Abruzzo, circondata da Parchi Naturali e ricca di sorgenti che sgorgano in quota, ha una vocazione agricola che risale alla fine del 1800, quando il Principe Alessandro Torlonia fece prosciugare quello che allora era il terzo più grande lago d’Italia. E’ proprio la grande quantità di humus creata nel corso dei millenni dalle sostanze organiche depositatesi sul fondo del lago ad aver reso il terreno di questo territorio così fertile, con alte concentrazioni di elementi nutritivi quali azoto, fosforo, selenio e potassio. Poi, la capacità di ritenzione idrica di questi terreni e l’escursione termica nel periodo produttivo, permettono una lunga stagione agricola nel corso dell’anno, con periodi di sostanziale monopolio nella fornitura di ortaggi a tutta l’area centro-meridionale d’Italia.  Dal momento del prosciugamento del grande lago, la piana del Fucino è stata prevalentemente coltivata inizialmente a foraggio e cereali, poi a barbabietola e patata, ma la vera forza di questa terra è l’orticultura, iniziata con la carota, introdotta negli anni ’70. Da allora la gamma delle specie orticole si è arricchita di anno in anno, con quote di terreno coltivato sempre maggiori: la carota continua però a predominare con il 33,9% del terreno, segue il finocchio con il 30,55 e poi il radicchio con il 16,2%.

La carota IGP

Il segreto della carota Igp della piana del Fucino sta nell’altitudine: sono prodotte in un terreno a 700 metri di altezza, non, come avviene generalmente, in terreni sabbiosi. E’ una carota succosa, non legnosa, e che si conserva più a lungo. E’ l’unica in Italia a vantare la denominazione di origine protetta. Si caratterizza per una radice di forma prevalentemente cilindrica, con punta arrotondata, priva di peli radicali e senza cicatrici profonde nei punti di emissione del capillizio. Il colore è arancio intenso; l’epidermide è liscia e la polpa estremamente croccante e il sapore dolce e corposo.

La crescita delle OP

Si è parlato spesso in questi anni di concorrenza sleale sul prezzo di frutta e verdura da parte di produttori di paesi extraeuropei. In Italia una difesa contro i prezzi al ribasso è venuta dalla creazione delle Igp, indicazione geografica del prodotto in etichetta, andando incontro all’attenzione sempre crescente dei consumatori sul tema della qualità. Questo viene portato avanti dalle OP, le Organizzazioni dei Produttori. Nel 2017 per il settore dell’ortofrutta si contavano in Italia 310 Organizzazioni di Produttori, iscritte nell’elenco nazionale del Ministero delle Politiche agricole: 13 in più rispetto all’anno precedente, con un relativo aumento dei contributi europei assegnati all’Italia per lo sviluppo di specifici programmi operativi. Questa azione è supportata dalla Commissione europea per contrastare l’asimmetria nel potere negoziale all’interno della filiera alimentare e stimolarne la competitività.

La bioplastica per vestire le piante

C’è un modo particolare per limitare l’uso degli antiparassitari in agricoltura: applicare al terreno dei teli, in grado di proteggere il suolo e le piantine impedendo alle erbacce di crescere intorno alla pianta. Si tratta di teli in materiale biodegradabile, a base di amido di mais, con la funzione di proteggere anche dalle impurità che potrebbero attecchire nella pianta. E una volta terminata la sua funzione, il telo non viene semplicemente gettato via, ma viene fresato nel terreno: i microrganismi in esso presenti lo trasformano in acqua, anidride carbonica e biomassa. In pratica diventa concime.

Francesca Magnoni

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