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Donazione organi, dati in crescita. Aido ai media: più chiarezza su uso termini

AttualitàProvinciaRegioneRimini

28 aprile 2017, 12:38

Sabato l'assemblea costitutiva di Aido Rimini

in foto: il logo Aido

In Emilia Romagna i donatori aumentano del 20% e i trapianti del 24,2. Diminuiscono quindi le persone in lista d’attesa da 1.272 a 1.084. Questo emerge dal Report 2016 del Centro riferimento trapianti regionale con dati aggiornati ad aprile di quest’anno. Il numero dei donatori utilizzati è cresciuto dai 99 del 2014 ai 142 dello scorso anno quando si sono registrate anche le prime 5 donazioni a cuore fermo in Emilia Romagna. Anche in provincia di Rimini i donatori sono in crescita: al 12 aprile le dichiarazioni favorevoli sono 12.590, oltre 1.000 in più rispetto a 4 mesi prima. Sul territorio da novembre è tornata in attività anche la sezione riminese dell’AIDO che ha subito sposato il progetto “Una Scelta in Comune” che permette ai cittadini di esprimere il consenso o meno alla donazione direttamente all’Ufficio Anagrafe. Al momento hanno aderito i comuni di Rimini, Riccione, Misano, Santarcangelo e Poggio Torriana (altri se ne aggiungeranno a breve: Verucchio, Bellaria, i sette dell’Alta Valmarecchia). A frenare le realtà più piccole è però il costo del software per l’invio delle dichiarazioni al sistema informativo trapianti, rilevano dall’Aido riminese, che può arrivare a sfiorare i due mila euro. Dai vertici dell’Associazione, ospiti giovedì della trasmissione di Radio Icaro e Icaro Tv Giustizia Bene Comune realizzata con Federconsumatori, arriva anche una tirata d’orecchi ai media, spesso imprecisi quando si parla di donazione. Col rischio di creare danni con l’uso di termini impropri.

. La puntata di Giustizia Bene Comune con Riccardo Arpaia, presidente dell’Aido Rimini e Claudio Drudi


 

. Il comunicato stampa del comune di Rimini

In un anno sono state 3.043 le persone che hanno deciso di mettere nero su bianco un grande atto di generosità e altruismo, ovvero il consenso alla donazione degli organi. Era il 4 maggio 2015 quando il Comune di Rimini attivò il servizio che – sulla base di una nuova disposizione legislativa – permette di associare questa importante e delicata scelta al rilascio di un documento d’identità. In poco meno di un anno sono stati 3.102 i cittadini maggiorenni del Comune di Rimini che hanno consegnato agli uffici Anagrafe del centro e delle sezioni distaccate una dichiarazione, di cui 3.043 positive e 59 negative. Circa il 98% di chi ha registrato la propria volontà ha quindi dato il suo assenso. Nonostante la maggioranza dell’utenza ancora preferisca rinviare la decisione (sono state 14.119 le carte di identità rilasciate dagli uffici Anagrafe), i segnali sono positivi e si inseriscono in un trend incoraggiante: secondo recenti dati diffusi dalla Regione sono quasi 270mila le persone in Emilia-Romagna che hanno dato il consenso a donare organi e tessuti (il 96,6% di chi ha rilasciato la dichiarazione ad Asl, Comuni e Aido, facendo dell’Emilia Romagna la prima in Italia per numero di consensi rispetto alla popolazione), e sono in aumento tanto le donazioni (+20%) quanto i trapianti (+24%).

“La comunità riminese sta dimostrando una spiccata sensibilità per un tema, quello della donazione degli organi, che necessita di essere discusso, dibattuto, spiegato – è il commento dell’Amministrazione Comunale – Sapere che il 98% delle persone che ha registrato la propria volontà ha dato assenso alla donazione degli organi ci rende orgogliosi e ci spinge a potenziare l’attività di informazione e sensibilizzazione che già abbiamo avviato in sinergia con gli altri enti e le associazioni di volontariato, per andare a intercettare quella fetta di popolazione che ancora non ha preso una decisione per scarsa conoscenza o più semplicemente per timore”.

Oltre che con la sottoscrizione del modulo di consenso nel momento del rilascio o rinnovo della carta d’identità presso gli uffici anagrafe, i cittadini maggiorenni che vogliono registrare la propria volontà nel Sistema Informativo Trapianti possono compilare e sottoscrivere il modulo di dichiarazione presso gli uffici dell’AUSL della Romagna Rimini o ancora sottoscrivere l’atto olografo dell’Associazione Italiana Donatori di Organi. E’ inoltre possibile compilare e sottoscrivere la Tessera Regionale del Donatore o le tessere delle Associazioni di Donatori e Malati, ricordando di portarla sempre con sé; e ancora, scrivere su un foglio libero le proprie volontà, ricordando di inserire i dati anagrafici, la data e la firma, ricordando di portare anche questa sempre con sé. E’ sempre possibile cambiare idea sulla donazione perché fa fede l’ultima dichiarazione rilasciata in ordine di tempo. Tutte le informazioni sono disponibili alla pagina www.sonoundonatore.it e sul sito istituzionale www.trapianti.salute.gov.it del Ministero della Salute.


 

. Il report 2016 dell’Emilia Romagna

Nel 2016 in Emilia-Romagna aumentano del 20% i donatori e del 24,2% i trapianti. Di conseguenza, le persone in lista d’attesa scendono da 1.272 a 1.084 (-14,8%), la metà delle quali provenienti da altre regioni. Sono poi oltre 276 mila i cittadini (276.260) che hanno registrato la propria volontà sulla donazione degli organi e dei tessuti; di questi, 266.880, vale a dire il 96,6%, lo ha fatto per dire “Sì”: numeri che collocano la regione al primo posto in Italia, assieme alla Valle d’Aosta, per numero di consensi rispetto alla popolazione, e al secondo posto per numero di dichiarazioni rilasciate, sempre in rapporto agli abitanti.

É un bilancio positivo quello che emerge dal Report 2016 del Centro riferimento trapianti dell’Emilia-Romagna e dai dati registrati dal sistema informativo del Centro nazionale trapianti, aggiornati al 3 aprile 2017 e rielaborati dal Servizio statistica regionale. Numeri che permettono anche di pensare ad un nuovo progetto, annunciato oggi a Bologna in conferenza stampa: un futuro polo di trapianto di rene da cadavere, che sorgerà a Ravenna.

Donatori, trapianti, liste d’attesa
Il numero dei donatori utilizzati è cresciuto progressivamente negli ultimi anni: erano 99 nel 2014, sono stati 118 l’anno successivo e hanno raggiunto quota 142 nel 2016 (+20,3% rispetto a dodici mesi prima). Nel 2016 si sono registrate le prime 5 donazioni a cuore fermo, ora possibili anche in Italia ed effettivamente praticabili in Emilia-Romagna grazie all’organizzazione del Crt e alla qualità delle competenze e delle tecnologie delle Aziende sanitarie.
Le opposizioni dei parenti alla donazione, al momento della richiesta dei medici, sono contemporaneamente scese dal 30,1% del 2014 al 27,6% del 2015 e al 26,1% dell’anno scorso. Una percentuale inferiore rispetto alla media nazionale, inchiodata nel 2016 al 30,3% (era al 30,5% dodici mesi prima).
I trapianti sono cresciuti di una percentuale ancora superiore (complessivamente +24,2%), passando da 313 a 389. Ad essere aumentati percentualmente di più sono stati i trapianti di cuore (28, + 55,5%) seguiti da quelli di fegato (142, di cui 2 da vivente, + 23,4%). I trapianti di rene sono stati 212 (+21,8%), di cui 25 da vivente, sei quelli di polmone (5 nel 2015) e uno multiviscerale (come l’anno precedente).
Tutto ciò ha permesso di ridurre il numero delle persone in attesa di un trapianto: complessivamente, le liste comprendono 1.084 persone, 188 in meno rispetto all’anno precedente (-14,8%), di cui il 50% (520) proveniente da altre regioni. In particolare per il rene si è scesi da 920 persone a 802, per il fegato da 257 a 196, mentre per il cuore le liste sono stabili a quota 49 persone.

I dati del Centro nazionale trapianti
Sono 276.260 – al 3 aprile 2017 – i cittadini dell’Emilia-Romagna che hanno registrato la propria volontà sulla donazione degli organi e dei tessuti presso le Asl, i Comuni e l’Aido (Associazione italiana per la donazione di organi, tessuti e cellule). 266.880, vale a dire il 96,6%, lo ha fatto per dare il proprio consenso.
Cifre che collocano appunto la regione in testa alla classifica, a pari merito con la Valle d’Aosta, per numero di consensi rispetto alla popolazione; e al secondo posto per numero di dichiarazioni rilasciate, sempre in rapporto agli abitanti. Considerando infatti la popolazione residente in Emilia-Romagna all’1 gennaio 2016 (4.448.146), corrisponde al 6% la percentuale di consensi, la stessa della Valle D’Aosta; seguono al 5,2% il Veneto e al 5% la Lombardia. Guardando invece la percentuale di dichiarazioni, sempre espressa sul numero di residenti, questa sale al 6,2% (seconda, dopo la Valle d’Aosta al 6,3%).
Non solo, perché l’Emilia-Romagna è anche una delle regioni con il maggior numero di Comuni, 242, in cui è possibile registrare il proprio volere sulla donazione di organi e tessuti nel momento del rilascio o del rinnovo della carta di identità. Risultati ottenuti grazie all’impegno della Regione, che attraverso il Crt ha organizzato 34 corsi formando 974 operatori delle anagrafi dell’Emilia-Romagna e promuove da tempo campagne informative ed iniziative di sensibilizzazione, a partire da “Una scelta in Comune” finalizzata proprio a sostenere questa opportunità. I dati – in costante aggiornamento – possono essere consultati sul sito del Sistema informativo trapianti (https://trapianti.sanita.it/statistiche).

Gli ospedali dell’Emilia-Romagna in cui si effettuano i trapianti
In Emilia-Romagna si svolgono le attività di trapianto d’organo per rene, rene-pancreas, cuore, fegato, polmone, intestino e multiviscerale. I trapianti d’organo vengono effettuati presso le Aziende ospedaliero-universitarie di Parma, Modena e Bologna, a cui si uniscono, per quel che riguarda il midollo osseo, anche l’Azienda Usl di Piacenza e ospedaliera di Reggio Emilia e per il trapianto di cute l’Ospedale Bufalini di Cesena.
Storicamente il primo trapianto di rene da cadavere è stato eseguito a Bologna il 24 ottobre 1967, il primo trapianto di rene da vivente, sempre a Bologna, il 26 gennaio 1971; il primo trapianto di fegato a Bologna il 9 aprile 1986; il primo di cuore a Bologna il 23 settembre 1991; il 30 dicembre 2000 il primo trapianto di intestino a Modena e il 16 febbraio 2001 il primo trapianto multiviscerale a Modena; il 10 settembre 2001 il primo trapianto di polmone, a Bologna.

La donazione secondo gli emiliano-romagnoli
Per impostare la nuova campagna di comunicazione, con l’obiettivo di promuovere ulteriormente la cultura della donazione e un’adesione ancora più ampia da parte dei cittadini, è stato richiesto all’agenzia che si sarebbe aggiudicata l’incarico di svolgere un sondaggio preventivo per rilevare l’opinione degli emiliano-romagnoli. Swg ha svolto quindi 1.000 interviste tramite questionario strutturato a un campione estratto con criteri proporzionali per genere, età e provincia di residenza.
Sei emiliano-romagnoli su dieci ritengono di essere molto (9%) o abbastanza (51%) informati sulla donazione di organi e tessuti. Superano questa percentuale i ceti più istruiti (65%) e gli anziani (64%), mentre non la raggiungono i millennials – cioè i nati tra gli anni ’90 e i primi anni 2000 – (54%) e soprattutto i redditi più bassi (48%).
Molti sono però i dubbi o le convinzioni errate: per il 29% degli intervistati, ad esempio, non serve formalizzare la propria volontà di donare, mentre percentuali ancora alte hanno le idee confuse o errate sulla possibilità di donare ad esempio pancreas (61%), arti (60%), fegato e capelli (54%) o addirittura il cervello (43%). Ci sono poi paure difficili da superare: il 38% degli intervistati ritiene che sia possibile che ad una persona dichiarata clinicamente morta vengano prelevati gli organi prima del tempo, mentre un 30% non sa.
Verso la donazione post mortem è disponibile il 75% degli interpellati (44% certamente, 31% probabilmente). Ma perché donare? Per il 68% per dare a qualcun altro la possibilità di godersi la vita. Per il 36% per generosità, perché piacerebbe riceverla se ne avessero bisogno (23%) o per senso civico (22%). E che cosa invece frena? La paura che il prelievo avvenga prima della morte effettiva (36%) o per motivi religiosi e spirituali (23%), per il sospetto che le donazioni siano legate a interessi economici (21%) o per mancanza di informazioni su come fare (17%).

La nuova campagna “Donare vuol dire essere”
Il focus di comunicazione della nuova campagna è tutto nell’espressione “donare vuol dire essere”, ovvero: se doni sei “più persona”, più te stesso, più autentico. Si rivolge alle persone che hanno dentro di sé la predisposizione al dono che, come racconta il sondaggio, sono la maggior parte degli emiliano-romagnoli, per far scattare in loro una riflessione e una domanda: se ci credo, perché non ho ancora espresso la mia volontà di donare? Una campagna, dunque, che premia la persona nella propria identità e consapevolezza. Obiettivo è coinvolgere emotivamente per spingere ad agire. Per questo “Organi, tessuti e cellule DONARE VUOL DIRE ESSERE” si completa nell’invito esplicito a compiere un gesto: “SCEGLI LA VITA, DIVENTA DONATORE – Scopri come su www.unasceltaconsapevole.it”. La campagna sarà declinata attraverso vari strumenti, che conterranno di volta in volta le indicazioni specifiche sul come e dove dichiarare la propria volontà di donare: dalle locandine, agli annunci sui social, ai totem negli uffici anagrafe.

Andrea Polazzi

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