16 novembre 2018

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Nomadi. Nasce il “Supercomitato” contro le microaree

Microaree, il dibattito resta acceso.I tempi si allungano

in foto: un gruppo di referenti del comitato

L’incipit del “manifesto” è piuttosto esplicito: Supercomitato cittadino No!! a rom e nomadi. Poi però nella lettera inviata a seguito della prima assemblea, il neonato “supercomitato”, che unisce diversi gruppi di cittadini che si sono attivati nelle ultime settimane per contestare il progetto delle microaree, articola meglio il proprio pensiero. Nessun populismo, precisano più volte gli interessati, ma la richiesta di affrontare il problema tramite un confronto, senza imposizioni dall’alto ma valutando anche altre alternative. Sono 2.400 al momento i cittadini aderenti, spiegano i promotori.


 

SUPERCOMITATO CITTADINO NO!! A ROM E NOMADI

Con la presente, seguito riunione odierna , siamo a comunicare la nascita del Supercomitato cittadino in oggetto.

Il comitato “1° Maggio” converge con il comitato “Gaiofana” e si apre all’unione con gli altri comitati già esistenti: Orsoleto, Grotta Rossa, Corpolò, Via Tombari ed altri che verranno. Al momento siamo oltre 2400 cittadini e l’obiettivo del costituendo comitato è quello di fare fronte comune coordinandoci insieme nella civile protesta  e motivata  opposizione al confuso eD improbabile progetto di integrazione di Rom, Sinti e nomadi nei diversi quartieri della città proposto dal Palazzo.

Intendiamo dichiarare  con fermezza  e decisione che non siamo animati da nessuna faziosità politica e spirito antisemita, tantomeno come semplici, ma veri  cittadini accettiamo di essere definiti come coloro che ripudiano l’integrazione verso la quale siamo invece favorevoli e ben predisposti perchè è un valore insito nella nostra matrice culturale di Italiani e di Riminesi.

Quello che non accettiamo passivamente, non accetteremo mai ed al quale ci opporremo con tutti gli strumenti a nostra disposizione è invece questo progetto, confuso, non condiviso e con tanti rischi e “zone grigie”.

Non accettiamo che venga imposto lo stesso in nome di una Legge Regionale (n.11 del 2015) che sostanzialmente è un bando al quale il comune ha deciso di partecipare imponendolo di fatto, senza il coinvolgimento delle parti sociali, coinvolgimento che se proprio vogliamo essere esaustivi è espressamente indicato nella legge stessa. Ecco noi cittadini, noi comitato siamo una delle parti civili, siamo qui.

La protesta si anima legittimamente anche in seguito alle dichiarazioni  lette sui giornali da parte di alcuni consiglieri di maggioranza e del Sindaco in seguito alle nostre prime dimostrazioni e interpellanze,  dichiarando di voler andare avanti con il progetto di integrazione dei Rom, Sinti e Nomadi  costruendo loro delle casette con giardino, posto auto  davanti alle nostre case e definendo  noi cittadini come populisti e fomentati da forze di opposizione o fazioni politiche. Bene, noi non rispondiamo a questo e dichiariamo  di essere semplicemente, ma ardentemente contrari a questo progetto che riteniamo sia una scelta sbagliata, ma riteniamo altresi’ che questo tipo di atteggiamento da parte del Palazzo significhi una lontananza dai nostri problemi, dalle nostre preoccupazioni ed esigenze e questo ci fa male giacchè una cosa è Amministrare, altra cosa è comandare, imporre in maniera autocrata un progetto che è palesemente controverso e ripudiato dai cittadini (parlo sempre di noi costituiti in comitato almeno).

In riferimento al bando o legge sopracitata, vogliamo evidenziare come nelle  sue 64 pagine, si  inviti al coinvolgimento ed al confronto di tutte le parti sociali; di come nella stessa vengano prospettate diverse ipotesi percorribili in termini di “soluzione abitativa” in favore dei nomadi e quindi non sarebbero solo le Microaree la soluzione, ma per esempio il social Housing, l’autocostruzione che di fatto ci risulta siano ipotesi sparite di fatto nella delibera, perchè? possiamo saperlo? possiamo valutare insieme una soluzione ed essere coinvolti attivamente? ne abbiamo il diritto.

Nella stessa legge o bando al quale ci risulta che invece molte città non abbiano aderito, appuriamo diversi vuoti interpretativi che si traducono in domande e preoccupazioni da parte nostra: Si parla di un “test” della durata di diversi anni, 5 se non erro: possibile? un esperimento, test che dura 5 anni? pagato dai cittadini e senza che venga definito che cosa succederebbe dopo, alla fine del “test”.  E durante: Come verranno controllati? da chi? quando? in che modo? quali sono i provvedimenti realmente eseguibili in caso di mancato rispetto delle regole e del dovere di condotta definito per legge?

Ripeto, non ci siamo uniti in un comitato per fare sterili  polemiche populiste, siamo  solo cittadini che stanno imparando forse ad organizzarsi per sopravvenuta esigenza di farlo; il nostro non è un atteggiamento demagogico e velleitario, siamo semplicemente indignati, preoccupati, ma altresi coesi nel fronte comune di  opposizione al progetto.

Crediamo che smantellare il campo di Via Islanda e trasferirlo di fatto in diversi quartieri della città, non risolva il problema, semplicemente lo ridistribuisce ai diversi quartieri stessi. Del resto basta vedere cosa è acccaduto in alcune città che qualche anno fa hanno percorso questa strada e che si sono ritrovate con  problemi di morosità sulle utenze degli occupanti, conflitti con il vicinato, sovraffollamento. Siamo miopi e ingenui se crediamo che questo non accadrà anche a Rimini, questo temiamo, questo non lo vogliamo.

Le Famiglie, i bambini…. certamente alcuni di essi  hanno diritto ad assistenza e sono Italiani, ma ci sono altre soluzioni secondo noi, ci sono i servizi sociali e giammai potremmo essere contrari ad una integrazione delle stesse o negar ad essi assistenza, ma come si fa ad integrare chi per propria cultura e tradizione non è di fatto favorevole ad una integrazione? Ci sono delle famiglie Sinti, sono Italiani, benissimo: sono 11 ci risulta, delle quali 1 dovrebbe aver trovato soluzione spontanea, altre 6 sono costituite da lavoratori che magari sono anche in difficoltà, ma lavorano e possono avere accesso ad altre forme di supporto, ne restano 4. Ci domandiamo quindi: ma vale  davvero la pena  per 4 famiglie creare tutto questo?

Il nostro pensiero:

– vanno tutelate anche le nostre di famiglie, ascoltate se non altro con approccio costruttivo e proattivo, perchè di famiglie riminesi stiamo parlando sempre e comunque

– non dobbiamo essere noi cittadini a dover pagare e sobbarcarci costo e conseguenze? quanto costa il progetto? se facciamo due calcoli dovremmo stare tra 800 e 1 milione di euro almeno. Ci sbagliamo? se è cosi ci scusiamo, ma ditecelo per favore.

– Controllo e Sicurezza: chi effettuerebbe i controlli di sicurezza? con quale frequenza, con quale strumenti e quali provvedimenti? fattibile impegnare le forze di polizia su 12 siti? Crediamo che qui ci saranno diversi problemi.

-era proprio obbligatorio partecipare al bando, mettendoci in status di legittima agitazione, in questo momento e con costi da definire?

– vogliamo tutelare, decoro e patrimonio pubblico e privato.

– non è che non vogliamo i Nomadi, ma tutti sappiamo che l’insediamento di anche poche persone crea inesorabilmente difficoltà alla comunità.

– ci opponiamo, ma come comitato siamo vogliamo risposte ,trasparenza, chiediamo di bloccare questo progetto e di valutarne uno nuovo, diverso, insieme se necessario

– Non accettiamo lezioni di semiologia, storia o voli pindarici di sorta. Basta!!!

–  Saremo sempre presenti e coesi, questo sicuro.

Nelle prossime giornate organizzerremo una nuova grande assemblea intercomitato, promuoveremo manifestazioni civili ed organizzate e ci avvarremo di consulenze e competenze aderenti ad una disamina completa del problema.

Redazione Newsrimini

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