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Mangiare o curarsi, questo è il problema

di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 3 minuti
ven 15 lug 2016 17:51 ~ ultimo agg. 18 lug 16:23
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Mangiare o curarsi, questo è il problema. Una questione allarmante che emerge dalla ricerca Censis Rbm Assicurazione Salute, presentata a Roma l’8 giugno, in occasione del VI “Welfare Day”. Lo studio mette in luce come il sistema sanitario del BelPaese, molto spesso elogiato come dimostrazione della naturale generosità dello Stato a prendersi cura dei suoi cittadini, non sia esattamente privo di difetti. Anzi. Complice la crisi economica, sono sempre di più le persone che si trovano nella situazione di dover scegliere se mangiare o curarsi, optando per la prima: ad oggi sono 11 milioni coloro che rinviano o rinunciano totalmente alle cure mediche a causa di difficoltà economiche, due milioni in più rispetto al 2012. E i soggetti maggiormente colpiti da questa situazione appartengono alle fasce più deboli della popolazione: 2,4 milioni gli anziani e 2,2milioni i giovani, i cosiddetti millennials, la generazione nata tra la metà degli anni ’80 e i primi anni del 2000 che spesso si trova senza lavoro o con impieghi precari.

 

No residenza? no cura. Si curi chi può. Si, ma chi può farlo davvero? Inquietante è anche la fotografia scattata dalla Caritas diocesana di Rimini attraverso il focus sulla sanità presentato in occasione dell’ultimo Rapporto annuale sulle povertà. “ Sono diverse le situazioni di vera e propria sanità negata nel nostro territorio – dichiara Isabella Mancino, responsabile dell’Osservatorio – ma la più grave è l’impossibilità per le persone non residenti di accedere ai servizi sanitari di base. Senza residenza non si ha diritto ad un medico di base e, di conseguenza, alle ricette da questo prescrivibili, nonché alle visite specialistiche. A queste persone, dunque, non rimane che presentarsi al pronto soccorso, con la conseguenza di dover affrontare code infinite, essendo, la loro, una situazione a bassa priorità rispetto all’ordinario bacino di pazienti di un centro di primo soccorso”.

Italiani che non riescono a curarsi a casa propria. Ma non è il solo problema. “Un’altra complicazione con cui abbiamo a che fare di frequente – continua Mancino – riguarda gli stranieri comunitari. Tutti i cittadini dell’Unione Europea sono in grado di accedere alle cure mediche di un altro Paese UE grazie al possesso di una specifica assicurazione sanitaria comunitaria. Il problema nasce allo scadere di questa: il rinnovo può arrivare a costare fino a 300-400 euro, cifre irraggiungibili per chi si trova in stato di indigenza. Quest’anno abbiamo incontrato una persona che doveva fare urgentemente un intervento per un tumore, ma non riusciva a permettersi di rinnovare la tessera. Gliel’abbiamo rinnovata noi”.

 

Non mancano i paradossi. Mancino riporta un altro esempio di una persona con problemi di salute mentale, che prende un determinato farmaco per sedare la sua situazione. “ Se la persona finisce il farmaco e si trova a doverlo chiedere al Centro di Salute Mentale di un altro territorio, dove è domiciliato ma non ha la residenza, il medico non glielo può dare perché prima deve fare la diagnosi quindi la visita specialistica. Nel frattempo la persona resta scoperta dal farmaco e rischia di stare ancora peggio”.

In cerca di cura. Per rispondere all’emergenza, da qualche anno la Caritas diocesana attiva il servizio

gratuito di distribuzione farmaci per chi passa dal Centro d’Ascolto. “ Nell’ultimo anno il servizio si è ampliato” spiega Maria Carla Rossi. Nel 2015 sono stati distribuiti 503 farmaci a 253 persone. Nel 2014 erano stati 420 per 209, nel 2013 218 per 121 utenti.

Grazie all’aiuto della Caritas diocesana, l’anno scorso è nato, al numero 14 di via Coletti a Rimini, l’Ambulatorio Sociale Infermieristico di Anteas di Fnp/Cisl. Ma non basta aprire una porta per soccorrere i più bisognosi, come sottolinea il dottor Andrea Gattiani, uno dei medici volontari che vi prestano servizio. “ I nostri pazienti vivono alla giornata, per loro la salute passa in secondo ordine: prima bisogna risolvere il problema di cosa mangiare e dove dormire”. Il problema vero “ non è tanto realizzare l’ambulatorio quanto intercettare le persone che hanno bisogno. Per questo ci siamo legati alla Caritas”.

Quali le patologie più frequenti? “ Una problematica diffusa è quella del cavo orale che necessita di cure odontoiatriche. Non avendo la possibilità di curarsi, queste persone ricorrono anche a interventi individuali estremi e deleteri come lo strapparsi i denti. Oppure abbiamo notato un incremento delle malattie dermatologiche e neuropsichiatriche”.

 

Povertà e salute, due problematiche che si intrecciano.

Anche al Dipartimento di Salute Mentale dell’Ausl Romagna (sede di Rimini) osservano un aumento, tra gli utenti, delle persone in difficoltà economica. I disoccupati costituiscono il 34,5% (486 persone) dell’utenza (2.364). Sommati al 12% che si trova in condizione lavorativa precaria, fanno salire il dato di coloro che soffrono condizioni economiche svantaggiose a quasi la metà degli utenti (46,5%). Anche tra i pazienti seguiti dal Centro di Salute Mentale dell’Ausl c’è una quota rilevante di disoccupati (22%) che si presume abbiano anche problemi di reddito.

 

Simone Santini / Alessandra Leardini

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