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Attualità Regione

Fiera Bologna: persi 10 milioni di euro. Quale futuro per ipotesi sistema regionale?

In foto: La fiera di Bologna
di Simona Mulazzani   
Tempo di lettura lettura: 5 minuti
mer 20 lug 2016 11:44 ~ ultimo agg. 17:28
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“La Fiera di Bologna ha perso, negli ultimo anni, 10 milioni di euro”. A dirlo, a margine dell’audizione in commissione in Assemblea legislativa, il presidente di BolognaFiere Franco Boni. A Boni era stato chiesto di parlare del taglio dei lavoratori dell’ente e delle polemiche relative alla riforma dello statuto della società.

Siamo costretti a ridurre l’organico – ho ammesso Boni- perché, negli ultimi anni, abbiamo perso diverse manifestazioni fieristiche, principalmente a favore di Milano. Abbiamo il massimo rispetto per le persone, stiamo cercando soluzioni per garantire una nuova occupazione ai lavoratori in mobilità, attraverso proposte concrete di rioccupazione, anche con la collaborazione dei soci pubblici e privati“.

La città – ha poi evidenziato – si aspetta percorsi il più possibile accelerati per garantire la competitività del quartiere fieristico. Nell’indotto fiera lavorano migliaia di persone”. Il presidente di BolognaFiere è intervenuto anche sulla questione statuto: “Ci sono divergenze perché gli interessi in campo non sono sempre convergenti. Il nostro obiettivo è quello di realizzare nuove strategie. Il tema statuto è di competenza dei soci. Trovato un accordo convocheremo l’assemblea”.

C’è da chiedersi come questo momento di grossa difficoltà di Bologna incida sull’ipotesi di sistema fieristico regionale, che dovrebbe interessare i poli di Rimini, Bologna e Parma, di cui si parla, senza però ancora essere passati dalle parole ai fatti, da tempo. Alcune settimane fa il presidente di RiminiFiera Lorenzo Cagnoni commentando l’accordo con Vicenza aveva affermato che questo non avrebbe in nessun modo precluso ragionamenti sul sistema regionale.

protesta fiera bologna

 

Fuori dall’Assemblea Legislativa la protesta dei lavoratori di BolognaFiere. “Se non cambierà lotta dura sarà”, uno degli slogan urlato a piena voce dalla folta rappresentanza. Ad aver ricevuto la lettera dell’avvio della procedura di mobilità 123 dei 247 dipendenti della Fiera, lavoratori con part time verticale ciclico e con stipendi medi da 900/1.000 euro al mese.

Tutte d’accordo le varie sigle sindacali: non si parta dalla fine, cioè dai licenziamenti, ma dall’inizio e cioè dalla presentazione del piano industriale, che tuttavia- affermano- sembra non esserci. A non convincere le parti sociali  il bilancio che “fino a marzo era in previsione di pareggio, poi con un artificio contabile è risultato in perdita di quasi 9 milioni di euro – sottolinea Fabio Perretta (Usb-Lavoro privato Emilia-Romagna) – salvo avere una prospettiva in positivo per il prossimo anno”. Il tutto – denunciano i sindacalisti – per giustificare i licenziamenti. Anche Gianluca Taddia (Filcams-Cgil) conferma che “si è fatta la scelta aziendale di scaricare sul bilancio 2015 tutte le voci di costo”. Di qui le richieste, fondamentalmente due: annullare la procedura di licenziamento e confrontarsi sul piano industriale e quindi sul futuro della Fiera.

“Rammarico per l’uscita del presidente Boni sugli esuberi, che ha generato un cortocircuito fra istituzioni, dato che i soci pubblici, il cui peso in Bologna Fiere è rilevante, sono storicamente attenti a una materia delicata come l’occupazione”. Così si è espressa Simonetta Saliera, presidente dell’Assemblea legislativa che ha anche detto: “io sto con i lavoratori, perché questo è il ruolo del pubblico”.

Le reazioni dei consiglieri regionali dopo l’intervento del presidente di BolognaFiere  Franco Boni

Dopo l’intervento del presidente di BolognaFiere è intervenuta Silvia Piccinini (M5s): “Chiediamo chiarezza sul buco di bilancio di BolognaFiere. Vogliamo trasparenza”. Pretendiamo inoltre, ha aggiunto la consigliera, “notizie in merito sull’arresto del numero due dalla società (il direttore generale dell’expo Antonio Bruzzone, ndr) che si occupava, a quanto risulta, del piano industriale e del tema occupazionale”. Sulla questione esuberi, l’esponente 5S ha sollecitato la Regione a opporsi ai licenziamenti: “Non possono pagare i lavoratori per situazioni che si sono create per responsabilità di altri”. Da chi è arrivato, ha poi domandato, “il mandato di lasciare a casa 123 dipendenti senza un piano industriale?”. Per Piccinini occorre “ridurre gli sprechi e rivedere la dirigenza di BolognaFiere”. Nel bilancio 2015, ha evidenziato, “ci sono dati che confermano l’inopportunità di prevedere licenziamenti, il peso dei lavoratori è pari al 20%. I numeri ci dicono che la fiera va male per altri motivi, sui servizi emerge, nel 2015, un ammanco di 3 milioni di euro”. Infine, sulla partecipazione all’Expo di Milano ha chiesto “quanto è stato perso”.

“Non siamo riusciti- ha rimarcato Daniele Marchetti (Ln)– a ottenere il bilancio di BolognaFiere, nonostante un accesso agli atti”. BolognaFiere, ha aggiunto, “non vive un momento felicissimo: esuberi, arresto del direttore generale, divergenze tra i soci, perdita di manifestazioni fieristiche, problema parcheggi”. A quanto risulta, ha poi sottolineato il consigliere, “le perdite sono del 77%, media annua, rispetto alle previsioni iniziali. E a pagare sono i lavoratori”. I soci pubblici, ha concluso, “che oggi si ergono a difensori dei dipendenti, hanno dormito, non sono stati capaci di programmare investimenti seri”. Marchetti ha infine chiesto “l’entità degli introiti derivanti dalla controllata BolognaFiere Cina”.

“La procedura di licenziamento- ha rimarcato Piergiovanni Alleva (AltraER)– deve essere revocata, non sospesa. A quanto pare si cerca di fare piazza pulita, evidentemente per ricercare un maggiore sfruttamento nei confronti dei lavoratori”. Certe qualifiche, ha aggiunto, “risultano totalmente eccedenti. Chi si occuperà in futuro delle attività in cui operano dipendenti in eccedenza? Gli stessi chiamati attraverso agenzie interinali o cooperative di sfruttamento?”. Qual è, ha insistito, “l’eccedenza oraria vera? Non c’è una reale situazione emergenziale, non c’è la necessità di passare dal pubblico al privato. Sulla privatizzazione di BolognaFiere non siamo d’accordo”. “I soci pubblici- ha concluso- sono più disponibili a investire, i privati tirano indietro, e vorremmo dare a loro BolognaFiere?”.

È poi intervenuto Galeazzo Bignami (Fi): “La vicenda dei 123 esuberi ci porta a riflessioni a tutto campo sul tema fiera, se oggi ci troviamo in questa situazione è perché in passato gli allarmi sono stati ignorati. Si è lasciato che la situazione si incancrenisse, il Pd e i suoi amministratori hanno precise responsabilità”. “Ok agli investimenti immobiliari- ha aggiunto- ma cosa ci mettiamo dentro? Il problema non sono i contenitori ma i contenuti. Occorre portare del lavoro all’interno della fiera per salvare i lavoratori, la loro battaglia è condivisibile”. Le scelte del passato, ha concluso, “sono state sbagliate. Salviamo BolognaFiere per salvaguardare i posti di lavoro”.

Per Giuseppe Paruolo (Pd) “in questo quindicennio non si è avuta la prontezza di recepire il cambiamento in corso”. Il punto da cui dobbiamo partire, ha rimarcato, è “l’attrattività del polo”. Ha poi criticato i soci privati: “vorrebbero cogestire senza investire”. Ha poi espresso “preoccupazione relativamente alla procedura che ha portato a 123 esuberi, la crisi va risolta”. Vorrei comprendere, ha aggiunto sullo stesso tema, “il tipo di risparmio conseguente ai licenziamenti”. Il piano industriale, ha concluso, “deve ripartire da un ruolo forte delle persone che lavorano nella fiera, una ristrutturazione che valorizzi i lavoratori”.

Paolo Calvano (Pd) ha ribadito che “la fiera va rilanciata, la decisione presa dai soci pubblici e privati di modificare la governance va in questa direzione. E’ sulla competitività della fiera che si gioca il futuro, dobbiamo creare i presupposti per la crescita”. Le sinergie “con Parma e Rimini consentono al polo fieristico regionale di essere più competitivo”. Serve, ha concluso il consigliere, “un piano industriale dettagliato, per rilanciare la società in un clima sociale favorevole, nella consapevolezza delle difficoltà. Pensiamo a forme di spending review, ma senza partire dai lavoratori”.