martedì 11 dicembre 2018
In foto: Si è svolta a Villa Mattioli di Rimini l'assemblea annuale di Confindustria Rimini, che ha confermato come presidente per il terzo mandato Maurizio Focchi.
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gio 16 giu 2011 07:03 ~ ultimo agg. 00:00
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Nella sua relazione, il presidente ha parlato della situazione attuale: nel 2010 ci sono stati i primi segnali di ripresa, ma ancora deboli. La produzione è aumentata del 17%, il fatturato del 14,9, l’export del 14,8. Ma l’occupazione è ancora calata. I presupposti sono però buoni: per arrivare ai livelli ante-crisi la produzione in Italia deve crescere del 16, mentre a Rimini il divario da colmare è solo dell’8%.
Focchi ha poi indicato le priorità per il territorio: diffondere la cultura d’impresa, riconoscere il ruolo del manifatturiero, rafforzare il credito. Per la Carim, Confindustria è pronta a costituire un gruppo di supporto per l’aumento di capitale che sarà chiesto da Banca d’Italia al termine del commissariamento. Confermato anche l’impegno per Aeradria. A livello nazionale, si chiede invece meno burocrazia e più liberalizzazioni, un fisco più equilibrato, più investimenti in infrastrutture e nuove relazioni industriali.

La sintesi della relazione di Focchi:

Nella sua relazione il Presidente Focchi, dopo il ricordo del 150°anniversario della Fondazione dell’Italia, ha analizzato la situazione economica mondiale e del nostro Paese, ricordando che dall’inizio conclamato della crisi, autunno
2008, si registrano ancora sia luci che ombre.
Il 2010, si legge nella relazione, è stato un anno in cui la ripresa ha
mostrato i suoi primi segnali, ma sono ancora troppo deboli e non omogenei. A
livello macroeconomico le previsioni per il 2011 nel mondo confermano una
ripresa con qualche rallentamento nei primi mesi, che si prevede sarà superato
nella seconda metà dell’anno.
Il CSC di Confindustria prevede che solo nel 2015 il nostro Paese ritornerà a
livelli pre-crisi, anche se il governatore della Banca d’Italia Draghi ha
mostrato più ottimismo, indicando il 2014 come data per ritornare alla
situazione del 2007/2008.

Per quanto riguarda la provincia di Rimini, nel 2010 la produzione è aumentata
del 17%, il fatturato totale del 14,9% e quello export del 14,8%. Mentre l’
occupazione è ancora calata rispetto all’anno precedente portando il tasso di
disoccupazione intorno all’8%, allineandosi ai dati nazionali.
Una segnalazione merita la produzione della nostra provincia, che è migliore
di quella nazionale:
“In Italia – spiega il Presidente Maurizio Focchi – per raggiungere i livelli
ante crisi, la produzione deve crescere del 16,2%, mentre a Rimini il divario
da colmare è soltanto dell’8%.
Un risultato così positivo si spiega grazie alla grande diversificazione delle
attività industriali sul nostro territorio.
Da una nostra recente indagine congiunturale riferita al 1° semestre 2011, gli
imprenditori che indicano produzione e ordinativi stazionari sono il 50%,
quelli che li prevedono in diminuzione sono il 15%, mentre gli ottimisti sono
il 35%, invertendo la tendenza delle precedenti rilevazioni.
Per quanto riguarda gli investimenti si ricorda che nel 2009 c’era stato un
calo dell’8,4%, mentre nel 2010 il dato si è invertito in senso positivo con un
+3,7% sul fatturato.
Anche questo è un segnale di fiducia che sta ad indicare l’impegno e la
positività con il quale gli imprenditori hanno affrontato la crisi.

Prendendo spunto dal dibattito di idee che Confindustria sta ponendo all’
attenzione del governo, delle amministrazioni, delle forze sociali, della
politica e dell’opinione pubblica, il Presidente Focchi ha analizzato quattro
temi prioritari.

ITALIA, IL PAESE CHE VOGLIAMO.
Le priorità fondamentali sono quattro:

Meno burocrazia, più liberalizzazioni.
Le imprese vivono con la Pubblica Amministrazione un rapporto caratterizzato
dal peso eccessivo della burocrazia, da incertezze interpretative, da
lungaggini nei procedimenti e da intollerabili ritardi nei pagamenti. La
situazione è ben rappresentata, purtroppo in negativo dalla graduatoria sulla
libertà di fare impresa, stilata tra 183 paesi che ci colloca al posto n. 88
dopo Thailandia e Turchia. Analoga situazione nel sistema giudiziario a
garantire gli adempimenti dei contratti. Recuperare un credito da noi richiede
in media più di 1200 giorni, con un costo pari al 30% del credito insoluto,
mentre in Francia e in Germania va dai 330 ai 400 giorni.
Il Censis ha calcolato che la burocrazia incide per almeno un 24,2% sui costi
complessivi delle imprese ed è uno dei fattori che ha maggiormente influito
sulla bassa crescita italiana di questi ultimi 15 anni.
Si chiede una semplificazione e uno snellimento radicale della burocrazia e
che ci siano più liberalizzazioni nel mercato.

Fisco più equilibrato
E’ da molto che si parla da parte delle Imprese di “oppressione fiscale”.
Dalle recenti dichiarazioni del Ministro Tremonti in commissione Finanze alla
Camera pare si sia accesa una luce, se non di speranza almeno di attenzione.
Ricordiamo che la pressione fiscale è molto superiore al 43,2% del PIL che
indicano le medie ufficiali, e diventa del 51,4% se si depura il PIL dall’
economia sommersa, che ovviamente non paga tasse. L’imposizione fiscale
complessiva sulle imprese in rapporto al reddito imponibile in Italia è pari al
58%, rispetto al 43% in Germania, al 40% nel Regno Unito e al 29% in Spagna.
Una situazione del genere non è più sostenibile se si vuole veramente
garantire all’economia italiana un processo di crescita di almeno il 2% di PIL
all’anno.
Confindustria propone una revisione dell’IRAP, che non penalizzi chi ha
dipendenti e chi assume, e un cambiamento del fisco, che ora tassa in maniera
esagerata il lavoro e le imprese, spostando il prelievo sui consumi e
intensificando la lotta all’evasione.

Maggiori investimenti in infrastrutture
Fatta 100 la media UE della dotazione di reti autostradali e ferroviarie in
rapporto alla popolazione, in Italia noi ci fermiamo sotto al 75%. Non meno
importante è l’infrastruttura “città”.
Si calcola che fra 30 anni più del 60% del PIL mondiale verrà prodotto nelle
città e noi non abbiamo un piano per farle crescere con slancio ed equilibrio.
Dobbiamo, invece, impedire che scivolino in un degrado irreversibile per
mancanza di progetti e di investimenti. Proprio per evitare questo a Rimini,
stiamo lavorando sul Piano Strategico.
La produzione di energia elettrica, è un’altra infrastruttura indispensabile,
se vogliamo sostenere lo sviluppo e la competitività, tenuto conto che già
attualmente costa mediamente un 30% in più rispetto ai nostri competitori
europei.

Nuove relazioni industriali
Dalle Assise di Confindustria tenutesi a Bergamo lo scorso 7 maggio, l’81%
degli imprenditori presenti ha chiesto a Confindustria di continuare nel
percorso per rendere i contratti nazionali di lavoro, più flessibili,
derogabili, ed esigibili.
Il CLUP (Costo del Lavoro per Unità di Prodotto) in Italia è cresciuto del 19%
mentre in Germania è calato del 9,8%.
Ciò significa che la competitività del nostro Paese in termini di CLUP è
crollata di 32 punti percentuali rispetto alla Germania. Dobbiamo assolutamente
invertire questa tendenza per far crescere PIL, reddito delle famiglie e
occupazione.

LE IMPRESE CHE VOGLIAMO
Prima di tutto va confermato, come ribadito con notevole energia alle Assise
di Confindustria che le imprese più che chiedere aiuti o agevolazioni, chiedono
un contesto a loro più favorevole.
Ma oltre al contesto, le imprese devono guardare dentro sé stesse.
Se vogliamo difendere la nostra settima posizione di economia manifatturiera
nel mondo, dopo aver perso la quinta a favore di India e Corea del Sud, abbiamo
il dovere di impegnarci su cinque punti fondamentali:
– Aumentare la dimensione delle nostre imprese, magari anche usufruendo dei
nuovi contratti di rete. La media degli addetti delle piccole imprese italiane
è di 8, la metà di quelle francesi e un terzo di quelle tedesche. Con queste
dimensioni è difficile innovare e affrontare i mercati esteri e in definitiva
crescere;
– Mettere al centro della nostra attenzione gli investimenti e le azioni di
ricerca e sviluppo nei processi, nell’organizzazione e nei prodotti.
– Pensare al mercato globale andando ad aprire nuove opportunità di business
in qualsiasi parte del mondo.
– Rafforzare la capitalizzazione in un rinnovato rapporto tra banche e
imprese.
– Diffondere l’impiego delle nuove tecnologie ICT in tutte le aree dell’
impresa sviluppando una nuova organizzazione integrata.

“Su tutto ciò come Presidente di Confindustria Rimini – ha sottolineato Focchi
– mi sento di assumere l’impegno che la nostra associazione sia sempre più di
aiuto e supporto alla cultura del cambiamento e all’innovazione delle nostre
imprese socie”.

CONFINDUSTRIA RIMINI L’ASSOCIAZIONE CHE VOGLIAMO E L’IMPEGNO CHE METTIAMO
Il primo compito che è necessario darsi per i prossimi anni è la diffusione
della cultura d’impresa. E’ necessario mutare radicalmente l’atteggiamento
sospettoso con il quale vengono guardate le imprese.
Noi vogliamo confermare che le imprese sono le sole a poter garantire la
crescita e il benessere per tutti.
Confindustria Rimini, tramite il Bilancio Sociale Aggregato, e grazie ad
alcune ricerche ha, in questi anni, messo all’attenzione dell’opinione pubblica
il ruolo positivo delle imprese, con dati molto significativi.
Dal bilancio Sociale Aggregato del 2009 il valore aggiunto distribuito ai
lavoratori a causa della crisi ha subito una contrazione contenuta, nell’ordine
del 13,66%, mentre la remunerazione del capitale è divenuta negativa con delle
perdite pari al -164,08%.
Questa è la dimostrazione concreta che quando si parla di funzione sociale
delle imprese non si parla di filantropia, ma della creazione di ricchezza per
tutti e principalmente per i propri dipendenti, anche quando la congiuntura
economica è negativa e penalizza gli azionisti.
Un altro compito che gli imprenditori di Confindustria Rimini si sono assunti
è quello della formazione. Per gli imprenditori, per i tecnici e per i giovani.
In particolare vogliamo fare nei prossimi anni un grande lavoro per orientare i
giovani verso la cultura tecnica.
E’ stato recentemente sottoscritta una convenzione con i tre istituti tecnici
industriali della provincia per premiare i talenti. Il progetto prenderà avvio
questo autunno e si concluderà al termine dell’anno scolastico 2011-2012 e
permetterà ai migliori 15 giovani all’esame di maturità, di avere un premio in
denaro e un contatto privilegiato con le imprese.
Ai giovani dovremo affidare il nostro futuro e con le nostre azioni e con i
nostri progetti vogliamo valorizzare gli indirizzi tecnici e la cultura del
merito.
Inoltre, Confindustria Rimini ha un forte focus sia sull’export-
internazionalizzazione che su ricerca, innovazione e trasferimento
tecnologico.

RIMINI LA PROVINCIA CHE DESIDERIAMO
Il ciclo economico, sociale e civile che, a partire dagli anni ’50, ha portato
la miracolosa crescita del nostro territorio, dà ora segnali di una forza
propulsiva affievolita.
Dobbiamo ritrovare lo spirito originario che ci ha fatto crescere e nello
stesso tempo pensare con coraggio al cambiamento come presupposto per lo
sviluppo futuro.
Dobbiamo in tutti i campi della vita sociale e amministrativa, effettuare
delle scelte concrete sulle cose da fare subito, privilegiando quelle che ci
uniscono piuttosto di quelle che ci dividono.
Citando Goethe: “Non bisogna essere d’accordo su tutto: basta andare nella
stessa direzione”.

Il Presidente ha sottolineto inoltre: “Noi imprenditori ci vogliamo far carico
della nostra parte di responsabilità e di azioni concrete. Qui faccio solo due
esempi di grande attualità e importanza tra tutti quelli che potrei citare.
Nella vicenda CARIM e Fondazione siamo pronti a costituire un gruppo aperto
agli imprenditori disponibili per un supporto concreto al momento dell’aumento
di capitale che sarà chiesto da Banca d’Italia al termine del commissariamento.
Facciamo ciò nel rispetto delle competenze e dei ruoli degli attori in gioco,
ma vogliamo anche chiarire la nostra disponibilità ad essere coinvolti
realmente.
Con lo stesso spirito, in passato, abbiamo sostenuto lo sviluppo di Aeradria
ed ora continuiamo a farlo intendendo aderire al recente aumento di capitale. L’
Aeroporto di Rimini deve ampliarsi e diventare una infrastruttura trainante per
il nostro sviluppo. Ma per svolgere al meglio il nostro ruolo di imprenditori,
assumendoci la responsabilità delle azioni concrete di cui abbiamo dato due
esempi, chiediamo a tutti voi di condividere un nuovo approccio all’analisi
socio-economica della nostra Provincia.
Ovviamente continuiamo a riconoscere l’importanza insostituibile del settore
dell’ospitalità nel nostro territorio. Ma nello stesso tempo non dobbiamo
sottovalutare il valore delle attività industriali.
Se confrontiamo l’incidenza dei dipendenti dell’industria sul totale, sia
nella nostra provincia che in Italia, vediamo che questa incidenza è molto
simile e cioè da noi è il 28,89% e in Italia il 29,16%.
Se poi andiamo in profondità nell’analisi facendo riferimento alla banca dati
SMAIL (Sistema di Monitoraggio Annuale delle Imprese e del Lavoro) di
Unioncamere, ci accorgiamo che a Rimini i dipendenti dell’industria in senso
stretto, (22.654) più quelli dell’edilizia (12.032), più quelli dei servizi a
supporto dell’industria (6.858) raggiungono insieme le 41.544 unità.
Il commercio conta invece 24.041 addetti e il turismo in senso ampio 18.757.
(di cui 6052 per l’alloggio, 9660 per la ristorazione e 3045 per le attività di
intrattenimento e divertimento).
L’analisi mostra, quindi, un grande equilibrio tra le forze in gioco nell’
economia riminese. La conseguenza diretta è che dobbiamo affrontare le sfide
durissime del mercato globale scommettendo contemporaneamente sui nostri due
punti di forza: turismo e industria.
Riconosciamoci come realtà complessa e integrata, che proprio grazie a queste
sue peculiarità, qualora vengano giocate al meglio, può reggere con successo
qualsiasi sfida.
Sarebbe, per esempio, un grande progetto, un bel sogno, se la nostra Provincia
in virtù di queste caratteristiche, riuscisse ad attrarre importanti imprese
italiane e anche internazionali sul nostro territorio.
Abbiamo tutte le carte in regola per diventare un punto di richiamo di nuove
imprese o di centri di ricerca o addirittura di quartier generali di grandi
gruppi internazionali”.

In conclusione una considerazione che è nel contempo un auspicio, una
speranza, una presa di responsabilità, un impegno inderogabile: LA CRESCITA che oggi è la nostra priorità e anche quella di tutto il Paese. La crescita può risolvere gran parte dei nostri problemi abbassando il debito pubblico e creando ricchezza da distribuire, a partire dalle categorie più deboli.
Questo è l’impegno che dobbiamo chiedere a noi stessi e a tutto il Paese.

(nella foto Gallini, Focchi all’assemblea di ieri)

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