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Economia Provincia

Edilizia in crisi: nasce il tavolo di concertazione con categorie e sindacati

In foto: È nato ufficialmente oggi il tavolo di concertazione sull'edilizia riminese che vede, fianco a fianco, costruttori, professionisti e sindacati. Obiettivo destare l'attenzione su un settore in grave crisi che chiede risposte urgenti alle pubbliche amministrazioni.
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mar 16 nov 2010 14:30 ~ ultimo agg. 00:00
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La nota stampa

A Rimini nasce il tavolo di concertazione sull’edilizia. Ne fanno parte le Associazioni di Categoria (Ance Rimini, CNA, Confartigianato, Confcooperative, Legacoop) le Organizzazioni Sindacali (Fillea Cgil, Filca Cisl, Feneal Uil) e i Professionisti (Consulta delle Professioni Tecniche). Uno a fianco dell’altro con un obiettivo preciso: richiamare l’attenzione sul gravissimo stato del settore e trovare al più presto soluzioni concrete ai tanti problemi che lo bloccano.

“La situazione è critica – dichiarano all’unisono i rappresentanti degli enti coinvolti – e il settore edile, rispetto a quello che stanno vivendo altre realtà per le quali iniziano ad apparire timidi segnali di ripresa, rischia di soccombere.
Il pericolo di una vera e propria implosione è sempre più elevato. Il territorio è ingessato da una lenta burocrazia, da una scarsa attenzione alle imprese, ai lavoratori e ai professionisti, dall’assenza di commesse pubbliche e da oneri elevati.
UNITI, nel sottolineare ancora una volta l’urgenza di una svolta per giungere a provvedimenti opportuni al fine di evitare il collasso del settore, AUSPICHIAMO UN IMMEDIATO CAMBIAMENTO DEL METODO DI LAVORO CHE DETERMINI UN CONFRONTO NEL RISPETTO DEI RUOLI ISTITUZIONALI CON SOLUZIONI DEFINITIVE ALLE TANTE CRITICITA’”.

A fare precipitare le cose oltre al quadro nazionale sono, infatti, le tante questioni che a Rimini non trovano risposte e che visto l’aggravarsi della situazione è necessario ricordare ancora una volta. Fra queste:

APPALTI PUBBLICI E REGOLE
Rimini rimane la provincia in Regione con il più basso numero di appalti pubblici di lavori edili. Ad esempio nel 2009 (Fonte Ance – periodo Gennaio-Agosto 2009) i bandi di gare pubbliche a Rimini sono stati solo 12, ben lontano dalla prima della lista in Regione, Parma (54), ma anche dalla penultima provincia della classifica, Forlì-Cesena che ne ha contati 25.
E’ necessario l’impegno delle amministrazioni locali a promuovere le gare di appalto escludendo il ricorso al massimo ribasso, privilegiando l’offerta economica più vantaggiosa con prezzi a base d’asta congrui non solo per i lavori, ma anche per l’attività professionale inerente al progetto con speciale riguardo alla sicurezza.
Va fermata la concorrenza sleale delle imprese che non assumono in regola, che non pagano i contributi e quindi trascurano tutte le regole della sicurezza per i lavoratori come invece fanno le imprese edili che noi rappresentiamo. Fra Associazioni delle Imprese e Associazioni dei lavoratori è stata avviata da tempo un’importante opera di collaborazione anche tramite la presenza del CPT (Comitato Paritetico Territoriale) e l’RLST (Responsabile dei Lavoratori della Sicurezza Territoriale). Alle Amministrazioni si chiede di monitorare la situazione e di intervenire contro l’irregolarità, di enfatizzare le azioni indirizzate alla formazione, alla promozione della sicurezza e alla trasparenza.
Particolare attenzione deve essere riservata alla TUTELA DEI LAVORATORI i cui diritti vanno garantiti con condizioni che rispettino la sicurezza e la professionalità.

BUROCRAZIA INGESSATA
Gli uffici continuano ad essere appesantiti non solo da problemi di metodo, nel caso normativo sempre più penalizzante per il cittadino, ma anche di distribuzione del personale. Occorrono quindi procedure più snelle e risolutive da parte dei Comuni, della Provincia e delle Spa pubbliche.
In particolare, prendendo come esempio il Comune di Rimini, si fa riferimento ai Piani Particolareggiati. Apprezziamo gli sforzi e i miglioramenti dell’ultimo periodo che hanno fatto recuperare parte del tempo perduto, ma non basta. Questo nuovo spirito deve pervadere tutta la Pubblica Ammnistrazione e snellire tutta la macchina amministrativa. Le imprese e gli operatori che hanno investito e che sono in attesa di approvazione dei piani particolareggiati, da una parte non possono esercitare la loro attività contribuendo al virtuoso ciclo economico garantendo lavoro, dall’altra sono penalizzati dal dilatarsi dei tempi ed ai conseguenti maggiori oneri per i finanziamenti (interessi sui mutui che a causa della crisi si fanno sempre più insopportabili).
Inoltre, si sottolineano i problemi relativi all’aumento degli ONERI di costruzione dovuti al Comune; L’ENTITA’ ABNORME DEGLI IMPORTI RIFERITI ALLA MONETIZZAZIONE dei parcheggi e delle aree verdi; la DIFFICOLTA’ che ogni tecnico, che non va dimenticato generalmente rappresenta l’interesse dei cittadini, incontra quotidianamente NEL CONFRONTO CON LE AMMINISTRAZIONI PER LA CERTA INTERPRETAZIONE DELLA NORMATIVA, con l’aggravio di modificazioni continue delle procedure; la domanda sempre più frequente, da parte delle aziende di pubblico servizio, di SOMME INGENTI PER IL POTENZIAMENTO IMPIANTISTICO al di fuori del perimetro dei piani particolareggiati.

CREDITO, INFRASTRUTTURE E FISCO
Le categorie coinvolte auspicano che le banche sostengano con il credito sia le imprese che i cittadini.
Da sottolineare l’importanza delle iniziative incentrate alla riqualificazione della struttura edilizia ed ai progetti riguardanti l’ambiente e il risparmio energetico.
Ad acuire la criticità del settore, anche i tagli operati nei confronti dei finanziamenti per l’adeguamento infrastrutturale. In particolare occorre superare, soprattutto per i comuni virtuosi, i vincoli del Patto di Stabilità Interno al pagamento dei lavori ed individuare con urgenza strumenti in grado di garantire in tempi certi i pagamenti delle PA alle imprese creditrici.
Per quanto riguarda il fisco occorre eliminare alcune gravi distorsioni del sistema che colpiscono le imprese edili già appesantite dal periodo di recessione. Fra queste, ad esempio, è necessario intervenire sull’attuale disciplina IVA delle cessioni di fabbricati abitativi, prevedendone in ogni caso l’assoggettamento ad imposta su opzione del cedente, qualora poste in essere da imprese di costruzione dopo 4 anni dall’ultimazione dei lavori.
A fronte della crisi della finanza locale, una particolare attenzione va rivolta da parte delle amministrazioni all’utilizzo di strumenti innovativi quali ad esempio la Finanza di Progetto per finanziare opere pubbliche ed infrastrutture rivolte anche al welfare.

A dimostrazione della gravità dello stato del settore, si riportano ALCUNI DATI.
A livello nazionale, secondo l’ultima indagine dell’Associazione Nazionale Costruttori Edili, la crisi del settore nel 2010 ha causato l’espulsione dal mercato di più di 200 mila lavoratori subendo una rilevante riduzione degli investimenti pubblici e privati.
Per quanto riguarda la Provincia di Rimini la somma dei dati della Cassa Mutua Edile di Rimini e di quelli del Cedaiier (Cassa Edile dell’Artigianato) evidenziano che ad Aprile-Giugno 2010 le imprese iscritte erano 919 contro le 962 dello stesso periodo del 2009 (- 4,67%). Conseguente il calo dell’occupazione: nel periodo Aprile-Giugno 2010 le due Casse Mutue hanno registrato 4.238 dipendenti iscritti contro i 4.400 dello stesso periodo del 2009 (- 3,8%).
Per quanto riguarda il dato annuale (2009 su 2010), riferito alla sola Cassa Mutua Edile, risulta che il calo delle aziende è stato del – 5,33% e quello dei dipendenti del – 7,61%.

Situazione analoga per le attività libero professionali dove molti studi sono stati costretti a ridurre e/o interrompere collaborazioni con giovani professionisti iscritti e per questo non tutelati da alcun ammortizzatore sociale.
Dati confermati dell’Indagine sul settore realizzata dall’ufficio Economico di Ance e Confindustria Rimini e relativa alla situazione del primo semestre del 2010 e alle previsioni del secondo semestre 2010.
In generale le imprese dichiarano una calo sia nella produzione, sia negli ordini che nell’occupazione. Ad esempio nelle previsioni del secondo semestre del 2010, nel caso degli appalti pubblici, per il 41% delle aziende del campione dell’indagine sono in calo, per il 50% stazionari, mentre solo per il 9% sono in aumento. Per quanto riguarda l’occupazione nessuna impresa prevede un aumento.
E con l’occupazione CALA ANCHE L’INDOTTO. Bisogna ricordare infatti, che la produzione e l’occupazione di un significativo numero di settori produttivi dipendono in misura consistente e in alcuni casi pressoché totale dall’attività del settore delle costruzioni.
Infatti, il settore delle costruzioni (Fonte Ance) effettua acquisti di beni e servizi dall’80% dell’insieme dei settori economici. Si stima che ogni aumento di 1 miliardo di euro di domanda nel settore delle costruzioni attiva un volume di affari 1,796 miliardi di euro (1 miliardo di euro nelle costruzioni e 0,796 miliardi di euro nei settori collegati). Inoltre 1 miliardo di euro di nuova produzione significa 23.620 nuovi posti di lavoro, di cui 15.100 nelle costruzioni e 8.520 nei settori collegati.