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Infrastrutture: chiesti a Padoa Schioppa interventi urgenti

PoliticaProvincia

14 luglio 2007, 18:11

in foto: Pomeriggio riminese per il ministro all'Economia Tommaso Padoa-Schioppa, che, alla sede della Provincia, ha incontrato gli amministratori locali sui problemi del territorio.

“Le capacità imprenditoriali e il dinamismo non ci mancano, ma se lo Stato non dà una mano, si rischia di uscire dal mercato”. E’ stato questo il messaggio che gli amministratori riminesi, per voce del sindaco di Rimini Ravaioli e del presidente della Provincia Fabbri, hanno lanciato al ministro Padoa Schioppa. Oltre a rivendicare sostegno per le necessarie infrastrutture, Ravaioli ha lamentato lo sfilacciamento tra Governo centrale ed enti locali. Fabbri è poi sceso nello specifico: i problemi della viabilità sono un macigno per qualsiasi tentativo di innovazione, ha detto, chiedendo interventi concreti per la variante dell’Adriatica, di cui l’Anas riesce a finanziare a malapena il primo stralcio, e per la metropolitana di costa. I cui ultimi sviluppi a Roma, ha lamentato, non sono stati molto chiari. E ancora, politiche forti per il turismo: tra le proposte del documento consegnato al ministro, defiscalizzazione e abbassamento dell’Iva per le imprese turistiche, federalismo fiscale, interventi per la qualità del mare e la sicurezza, a partire dal contrasto all’abusivismo.
Il ministro non ha nascosto le difficoltà che sta attraversando il Governo per far quadrare i conti. In particolare non è facile, ha detto, riequilibrare le risorse tra Regioni e Comuni. Le due situazioni in cui la Provincia di Rimini presenta gli indici più critici, infrastrutture viarie e scolastiche, secondo Padoa Schioppa, sono emblematiche della crisi che vive il paese nel creare capitali fisici e umani. Ma ha chiuso il suo intervento invitando alla fiducia: “In un anno abbiamo già fatto qualcosa. In un quinquennio, si può fare un lavoro importante”.

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Il documento presentato dagli amministratori riminesi:

Una moderna rete della mobilità
per valorizzare una grande risorsa dell’economia nazionale

La provincia di Rimini, con le sue 35mila imprese, oltre due terzi delle quali impegnate nel turismo, rappresenta uno dei punti di eccellenza dell’economia nazionale, grazie all’esteso e qualificato sistema imprenditoriale legato all’ospitalità ed all’accoglienza.

Una vera e propria “industria” delle vacanze che si distingue, nel panorama nazionale, per la particolare qualità e la specializzazione dei servizi alla persona, in grado di rispondere efficacemente alle aspettative ed ai bisogni di 15 milioni di presenze turistiche l’anno.

Le più recenti analisi hanno dimostrato, del resto, come quella riminese sia un’economia in piena espansione, con una crescita del valore aggiunto, dell’occupazione e delle esportazioni decisamente superiore alla media nazionale.

Nel corso dei decenni si è formato un formidabile sistema terziario avanzato che trae energia soprattutto dal turismo estivo, ma che, grazie ad investimenti pubblici e privati, da vita ad uno dei distretti dell’ospitalità europea più attrezzati e importanti, specializzato nelle relazioni congressuali, d’affari e culturali.

Tutti i dati evidenziano che la riviera di Rimini è una ricchezza del “Sistema Italia”.

Se è vero che l’intreccio fra antico e moderno, fra valori e tradizioni radicati nel territorio e vocazione internazionale hanno fatto del territorio di Rimini, secondo la definizione del CENSIS, “il modello da imitare per gli altri distretti turistici italiani”, ben si comprende come il tema della crescita e della modernizzazione di quest’area rappresentino un valore per il Paese.

La storia straordinaria e originale della “via riminese allo sviluppo” ci ha abituato a contare prima di tutto sulle nostre forze. A dimostrare sul campo come il coraggio imprenditoriale ed il buon governo locale possano costruire prosperità, benessere e coesione sociale.

Lo abbiamo fatto anche in anni difficili, durante i quali il “Sistema Rimini” non ha interrotto il flusso degli investimenti, realizzando una rete di infrastrutture moderne che ci consentono di collocarci fra le aree europee più sviluppate. Oggi Rimini vanta una Fiera di livello internazionale, la terza in Italia, nata e cresciuta senza alcun contributo statale. Lo stesso vale per l’aeroporto internazionale Fellini e i due nascenti palazzi dei congressi di Rimini e di Riccione che ci permettono di fare turismo e affari dodici mesi l’anno.

Vi è, tuttavia, un “tallone d’Achille” che non è possibile affrontare facendo leva solo sulle risorse locali. I limiti di accessibilità e quelli relativi alla grande mobilità rischiano di penalizzare il futuro della nostra economia.

E rischiano di affievolire il vigore di una componente importante per l’economia reale del nostro Paese. Competere alla pari con le più avanzate regioni d’Europa, significa mettere mano alla questione della mobilità.

Su questo versante è di capitale importanza per un territorio di “eccellenza europea”, snodo sull’asse Adriatico, colmare il ritardo di ordine infrastrutturale che lo penalizza.

I problemi portano i nomi di terza corsia dell’autostrada A 14, Statale 16 Adriatica e Trasporto Rapido Costiero. Per risolverli, non solo gli enti locali e la Regione, ma anche il Governo centrale sono chiamati insieme a un impegno coerente.

Del TRC è in fase di progettazione esecutiva il primo stralcio funzionale, dalla stazione ferroviaria di Rimini a quella di Riccione. Il costo previsto dell’opera è di circa 100 milioni di euro, 43 dei quali già assegnati dal CIPE con delibera n. 93 del 29 marzo 2006.

Per quanto riguarda la variante SS16 “Adriatica”, nel tratto compreso da Bellaria-Igea Marina a Cattolica, invece, l’investimento necessario è circa 300 milioni di euro, il 50% del quale dovrebbe essere coperto dall’ANAS.

Si tratta, chiaramente, di cifre ingenti a fronte delle quali, senza una comune assunzione di responsabilità e l’adozione di scelte condivise, è impensabile che Rimini e la sua riviera riescano ad uscire dall’impasse, con grave pregiudizio per gli interessi nazionali.

Chiediamo dunque al Governo di assicurare il proprio contributo, soprattutto in termini di impegno finanziario, affinché giungano finalmente al traguardo quelle opere sulle quali le istituzioni e la società locale hanno da tempo scommesso per migliorare l’accessibilità di quest’area.

Altro tema, di natura generale, che si ritiene opportuno rimarcare è quello del federalismo fiscale.

Il Governo, licenziando il decreto d’attuazione, ha compiuto un passo molto importante e decisivo perché nel nostro Paese possa realmente affermarsi una nuova e più moderna articolazione dei poteri sempre più vicina ai bisogni dei cittadini e delle comunità locali.

Il testo, certamente articolato e non privo di aspetti di criticità che meritano particolari approfondimenti, è una buona base di lavoro per proseguire il confronto e la discussione fra tutti gli attori istituzionali coinvolti. E’ positivo il fatto che venga finalmente affrontato il problema dei saldi, mentre vanno meglio definite altre questioni, come il rapporto fra Regioni ed Enti Locali.

Per altro, Province e comuni si misurano con i rigidi vincoli posti dal patto di stabilità.

Gli enti locali, quindi, sono chiamati a dare risposte, in termini di efficienza e di sostegno alla crescita, alle esigenze dei territori.

La finanza locale non può non tenerne conto, nel determinare scenari di programmazione e politiche di sviluppo.

Chiediamo a questo punto al Governo di accelerare il processo di condivisione delle scelte riguardanti l’attuazione del federalismo fiscale, sciogliendo, con il contributo di tutte le parti interessate, i nodi ancora esistenti.
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Intervento del Presidente della Provincia di Rimini
Ferdinando Fabbri

Caro Ministro, voglio aggiungere anch’io il mio benvenuto sincero. Grazie per essere qua con noi.

La Sua venuta a Rimini la riteniamo molto importante per stringere un rapporto, limitato certo, ma, riteniamo, proficuo e intenso con il ministro dell’Economia della Repubblica, quindi con quel rappresentante dello Stato che per il ruolo che svolge ha grandi responsabilità per il futuro dell’intero Paese.

Viviamo un tempo dove il mondo gira sempre più veloce e l’Italia ha l’obbligo di fare i conti con la modernità coinvolgendo in ciò la propria comunità nazionale, le sue belle città, i suoi dinamici sistemi territoriali.

C’è una strada maestra per stare dentro la modernità, per vincere la sfida competitiva, per essere protagonisti di civiltà e di benessere in Europa e nel mondo: quella tracciata dal rinnovato titolo V della Costituzione che individua le comunità locali e regionali come parti costituenti della Repubblica, dando ad esse un ruolo di autonoma iniziativa nel perseguire gli interessi nazionali.

Quella riforma dell’ottobre 2001 colse i punti cruciali per affermare una moderna statualità: il decentramento delle funzioni pubbliche, l’autogoverno dei territori, il federalismo come forma e sostanza per il governo della società complesse.

Le leggi del Parlamento e le iniziative del Governo perdono gran parte della loro efficacia se le città e territori non sono messi nella condizione di sostenere, aiutare, favorire, le molteplici intraprese economiche e sociali che l’Italia della piccola e media impresa, dei talenti, della creatività e della diffusa solidarietà, esprime.

La politica per prima per essere buona politica deve avere, forte, la fiducia nei cittadini, nel loro saper fare e nelle loro espressioni comunitarie.

I cittadini sono stanchi non solo di cattivi esempi da parte di chi amministra. Sono stanchi che le proprie vite siano interpretate con la lente dell’ideologia mentre i problemi rimangono irrisolti: il Novecento si è concluso. Se ne prenda atto e si entri nella sfida per un mondo più giusto esigendo protagonismo e responsabilità a tutti gli attori sociali e, quindi, alle belle città italiane dove il respiro della comunità prende senso.

Noi signor ministro ci sentiamo responsabili e protagonisti.

Responsabili perché non abbiamo mai scaricato su altri i nostri problemi.
Abbiamo programmato bene le risposte ai bisogni locali per lo smaltimento dei rifiuti, con il termovalorizzatore con la discarica e la raccolta differenziata, per il rifornimento idrico con un grande acquedotto di valore nazionale come Ridracoli, con la depurazione delle acque fino al terzo livello, con la reazione positiva del pubblico e del privato quando nell’89 il mare si è ammalato di mucillagini (e sembrava la fine del mondo!) rilanciando la qualità ricettiva e la qualità urbana per un turismo, dei tanti turismi, per 12 mesi l’anno; perché abbiamo firmato nel maggio del 2002 un patto per l’innovazione fra Provincia, i venti comuni, tutte le associazioni delle imprese e i sindacati dei lavoratori disegnando una chiara strategia per l’innovazione del sistema Rimini; perché non ci sentiamo (mi si perdoni un po’ la forma retorica, ma qui è necessaria) né riminesi, né romagnoli, né emiliani, ci sentiamo prima di tutto italiani e ci facciamo carico dei tanti problemi di questa nostra bella patria.

Protagonisti perché questa terra riminese è una delle più dinamiche e creative d’Italia, come non finiscono mai di ricordarci le tante società di ricerca sociale e i tanti osservatori italiani: dal Censis all’Istituto Tagliacarne, dal Sole 24 ore agli Studi delle Camere di Commercio. I dati parlano chiaro: 15 milioni di presenze turistiche, 2400 alberghi, 35.000 imprese su 290.000 abitanti, siamo con Prato la provincia che conta il maggior numero di imprese in rapporto ai residenti.

Rappresentiamo una parte laboriosa d’Italia che si inventò il turismo balneare nel 1843 con la nascita dello Stabilimento dei Bagni Marittimi, che divenne poi, fin dall’inizio del Novecento, la spiaggia d’Europa, che dopo la prima guerra mondiale sperimentò per prima il turismo di massa, che all’inizio degli anni Cinquanta conquistò il cuore e la voglia di vivere dei cittadini europei e contribuì alla rinascita e al boom economico del Paese.

E oggi, dentro una competizione internazionale sempre più accesa, dentro la globalizzazione che ha cambiato in primo luogo proprio il mercato turistico, con l’affermarsi di nuovi interessanti destinazioni per la vacanza e il divertimento, la Riviera di Rimini con il suo bellissimo territorio, dalla collina al mare, si è attrezzata per stare dentro al gioco, per vincere la sfida ed essere una Riviera del mondo.

Diversificazione del prodotto puntando su fiere, congressi, turismo d’affari, parchi tematici, eventi di grande richiamo (dal Moto GP alla Notte Rosa), valorizzazione della bellezza del territorio e dell’offerta enogastronomica, tutela e riscoperta dei nostri centri e borghi medievali dove Sigismondo Malatesta e Federico da Montefeltro hanno lasciato un segno indelebile nella cultura e nella storia europea.

Ecco l’insieme di cose buone e utili che ci hanno consentito di non arretrare dopo un secolo di successi e di guardare con fiducia al futuro.

Se poi aggiungiamo gli importanti risultati raggiunti anche sul versante manifatturiero con aziende leader nel mondo nel campo della moda, della nautica, e delle macchine per la lavorazione del legno, il quadro è completo con i suoi tanti colori vivaci.

Siamo una “piazza moderna” d’Italia che sta costruendo il proprio destino con le proprie forze.

Lo diciamo senza enfasi ma con orgoglio. Voglio ricordare che per infrastrutturare la nostra offerta di servizi e di ospitalità, abbiamo impegnato nel giro di pochi anni risorse pubbliche locali per circa 400 milioni di euro per realizzare opere che portano il nome di Nuova fiera, Palazzo dei congressi di Riccione e di Rimini, Università, Aeroporto, Centro Agroalimentare.

Oggi siamo a pieno titolo un’area d’eccellenza di rango europeo per i servizi alla persona e all’impresa.

Vede signor Ministro, come lei ci insegna, il Paese e in primis e suoi sistemi territoriali devono spingere sull’innovazione, non possono fermarsi, devono fare della qualità dell’intrapresa e della sostenibilità ambientale il binomio che li guida nel futuro.

Noi ce la mettiamo tutta, come ho cercato di evidenziare. Ma da soli, pur generosi, non basta, non è sufficiente. Il Governo nazionale deve accompagnare lo sforzo delle proprie comunità, soprattutto di quelle che garantiscono l’aggancio dell’Italia alle reti internazionali. E Rimini è sicuramente una di queste.

Per questo le consegniamo il documento che abbiamo preparato come sindaci, parlamentari e consiglieri regionali, per questo ho ancora bisogno di sottolineare i punti critici che condizionano seriamente la capacità competitiva del nostro territorio.

C’è ne uno in particolare che ci sta tagliando le gambe. Quello della viabilità. Sappiamo bene che è un male nazionale. Ma da noi è un macigno che rischia di annullare ogni seria innovazione.

Parlo della Strada Statale n.16 che corre dentro la nostra realtà urbana strozzando l’accessibilità esterna e la mobilità interna. Quel tratto di strada di 20 km registra delle punte di traffico fino a 40 mila veicoli al giorno non differenziandosi più, ormai, fra periodo estivo e invernale, con una casistica di incidenti fra la più alta del Paese secondo i dati dell’ACI.

Ogni volta che ospitiamo eventi importanti, fieristici, congressuali, sportivi o musicali, il traffico si blocca per ore, la Costa va in tilt, si abbassa l’appeal dei nostri servizi.

Inizieremo a giorni i lavori per il nuovo Palacongressi di Rimini, valore dell’investimento 105 milioni di euro, una grande opera di livello europeo, con una capacità di ospitare congressi fino a 11.000 persone al giorno. Bene. Ma la viabilità nazionale, quella lunga strada adriatica, la SS16, che penetra nel cuore della Riviera, ne smorza le potenzialità e la sua forza innovativa.

Dobbiamo realizzare la variante all’attuale percorso: la Nuova SS16 che corre da Rimini nord a Cattolica per una lunghezza di 28 km, il progetto esecutivo finanziato in gran parte dalla Provincia è pronto. Il costo e di 280 milioni di euro.

L’Anas ha a disposizione 62 milioni che non sono sufficienti neanche per un modesto primo stralcio. Noi invece dobbiamo realizzare, assolutamente, entro i prossimi 5 anni tutta l’opera. La Regione, la Provincia e i comuni sono pronti, nonostante che la strada sia nazionale, a fare la loro parte contribuendo, se è necessario, al suo finanziamento.

Ma lo Stato deve battere un colpo. I rapporti con Anas sono buoni. La Regione è mobilitata con noi. Le chiediamo perciò il suo autorevole interessamento affinché in sede governativa si riconosca, fino in fondo, questa priorità nazionale.

Sempre in tema di viabilità/mobilità, noi signor ministro siamo seriamente impegnati sul fronte del trasporto pubblico e in particolare con il progetto per la metropolitana di Costa, quello che abbiamo chiamato TRC (trasporto rapido costiero).

Il progetto e stato inserito nelle priorità nazionali assieme a quelli di altre città. Il CIPE ha deliberato con ben tre delibere, l’ultima la n. 93 del 2006, una quota importante del finanziamento, un’altra è a carico degli enti locali. Siamo partiti con gli espropri e fra poco avvieremo gli appalti del tratto fra stazione di Rimini e stazione di Riccione, costo circa 100 milioni di euro.

Però, e siamo preoccupati, non tutto sembra essere chiaro. Nella documentazione del Ministero delle Infrastrutture presentata il 28 giugno 2007, ci sembra intravedere una certa discrepanza fra la relazione del Ministro Di Pietro, che colloca correttamente l’intervento fra le scelte prioritarie del Paese, e gli allegati presentati.

Ci stiamo attivando con il Ministero delle Infrastrutture per avere chiarezza, nel contempo chiediamo a Lei, signor Ministro, come primo responsabile del Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica di vigilare, se mi si passa il termine, per la piena coerenza fra ciò che si è deliberato e ciò che va finanziato.

Infine per non rubare altro tempo, le sottopongo un’altra questione da noi molto avvertita soprattutto nella prospettiva della qualificazione e innovazione dei sistemi territoriali. Quella delle politiche a favore dell’attività turistica. Ci sembra, ma non è problema solo dell’oggi, che nei diversi documenti di politica economica, compresa la Finanziaria, non vi sia sufficiente considerazione della straordinaria potenzialità del turismo a contribuire allo sviluppo del Paese.

Va detto, a onor del vero, che con la Finanziaria 2007 il Governo ha rimesso in movimento risorse per circa 150 milioni destinate alla modernizzazione del nostro sistema turistico, dopo molti anni di pressoché totale assenza di finanziamenti. Che però, visto anche l’arretrato negativo, sono ancora insufficienti a dare il segno di una svolta.

Resta infatti incomprensibile lo sganciamento delle politiche turistiche dalle più generali politiche per l’innovazione e l’internazionalizzazione della nostra economia e dei nostri distretti produttivi. Il DPEF 2007 aveva aperto uno spiraglio per l’inserimento del Turismo nelle grandi opzioni strutturali del Paese ( es. il Programma Industria 2015 ), ma la Finanziaria, subito dopo, ha fatto un passo indietro, settorializzando questo comparto economico.

Mi permetta perciò, signor Ministro, l’occasione è troppo ghiotta per non farlo, di presentarle un piccolo elenco di proposte che noi amministratori pubblici locali ci sentiamo di avanzare non solo nell’interesse di una grande bacino turistico come quello riminese ma dell’intero Paese:
1.interventi sulle imprese ricettive, sia nella forma del sostegno all’innovazione di prodotto attraverso le Regioni, sia in quella di una fiscalità statale di sostegno. Due esempi: a) avviare un riallineamento dell’IVA turistica ai livelli medi europei; b) incentivare la vendita degli immobili alberghieri ai gestori defiscalizzando in parte le plusvalenze (obiettivo indicato dalla Finanziaria 2007 ma non attuabile senza incentivi fiscali al venditore).
2.Interventi per la tutela del mare e per la diffusione di tecnologie ambientali.
3.Attuazione di un federalismo fiscale “non aggiuntivo” che permetta alle comunità locali di sostenere le proprie specificità di sviluppo e i processi di riqualificazione e di destagionalizzazione del territorio.
4.Politiche per la sicurezza perché i luoghi di vacanza devono garantire sia i cittadini residenti sia i cittadini fluttuanti contro le migrazioni di persone o attività che operano nell’illegalità, come per esempio l’abusivismo commerciale.
5.Garantire efficienza nel rilascio dei visti turistici presso i Consolati italiani nei nuovi mercati (Russia, Cina, ecc.).
6.Un rilancio del Marchio Italia in connessione fra turismo e prodotti “made in Italy”.

Ho concluso. Nel suo libro, signor Ministro, “Italia, un’ambizione timida”, lei sollecita il Paese a tenere il passo con la Nuova Europa e a competere da protagonisti sui mercati internazionali. L’assicuro che noi stiamo facendo il massimo per mettere a frutto i suoi suggerimenti. Non ci tiriamo indietro. Ci aiuti anche lei, per quello che può, in questo sforzo che unisce l’Italia ai suoi territori e alle sue città, a vincere la sfida.

La ringrazio.

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