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Le rotatorie come ‘galleria d’arte’ all’aperto: un progetto del Comune

Rimini

4 febbraio 2006, 17:14

in foto: Le rotatorie non più come semplice strumento di gestione del traffico, ma come spazio culturale. Rimini presenta il progetto “Rotatorie d'autore”. La presentazione a cura dell'Amministrazione:

Il progetto dell’Amministrazione Comunale di Rimini è quello di investire su una serie di interventi artistici sulle rotatorie lungo la Strada Statale 16 Adriatica, asse viario che attraversa la città, principale “porta” del territorio riminese.
A tal fine l’Amministrazione Comunale ha chiesto a Vittorio D’Augusta, artista riminese con alle spalle un vasto curriculum di attività a livelli alti della ricerca artistica italiana, uno studio per un’idea progettuale complessiva, suggerendo come indicazione tematica una libera interpretazione dell’immaginario visivo felliniano, simbolo in cui si riconosce l’identità collettiva.
D’Augusta, come egli stesso scrive nella relazione metodologica preliminare, ha lavorato percorrendo diverse strade, senza citare o evocare esplicitamente Fellini, ma semmai trovando proprio nell’utopia e nella visionarietà delle proposte qualche sintonia con le tematiche del grande regista. Preoccupandosi, soprattutto, che le installazioni, o “suggestioni scenografiche”, potessero stabilire un dialogo con il contesto ambientale.
Tutto ciò con il fine di creare sui luoghi della quotidianità inconsuete “apparizioni”, che possano dare al visitatore l’impressione di entrare in una singolare città, provinciale e metropolitana, nella quale convivono la memoria e il senso del futuro, il fiabesco e il provocatorio, la concretezza e la fantasia.

Il progetto complessivo ruota intorno a tre argomenti:
1) La memoria della città. Per esempio, l’ innocuo ed antimilitarista “Carrarmato di mosaico rosa”, oltre ad essere un riferimento al film di Benigni “La vita è bella”, ricorda quello vero rimasto intrappolato nel 1944 presso l’Arco d’Augusto. Oppure la “Fontana della Pigna 2” è una ironica provocazione nell’attuale dibattito tra centro storico e periferia, e comunque vuole essere un atto di “affetto” verso la storica fontana riminese.
2)Lo sguardo all’arte. Per esempio, l'”Omaggio a Man Ray”: una gru, famigerato simbolo della cementificazione, si trasforma in un divertente grande giocattolo ricoperto d’edera che tiene sospese nel vuoto, in una perenne posa in opera, le labbra di Marlene Dietrich, ritratte in un famoso quadro del celebre artista americano. Oppure l'”Omaggio a De Chirico” attraverso la libera citazione della sua opera “I mobili nella valle”.
3) Le apparizioni. Per esempio: “La ciliegia azzurra”, “Le grandi maschere”, “La fontana delle mele d’oro”, “I cappelli delle streghe”, sono installazioni fiabesche che hanno a che vedere con i concetti di ospitalità, di utopia, di integrazione delle differenze.
Nel dettaglio le rotatorie dell’Adriatica sulle quali saranno realizzate le installazioni sono:
Intersezione via Tolemaide
Intersezione Ss via Emilia
Intersezione zona Paduli/Covignano
Intersezione Superstrada San Marino
Intersezione ‘Le Befane’
Intersezione via Varisco
Intersezione zona Fiabilandia
Intersezione Cavalieri Vittorio Veneto
Si comincia nella primavera 2006 con i primi due interventi su: intersezione via Tolemaide e intersezione ‘Le Befane’.

Vittorio D’Augusta, nato a Fiume nel 1937, risiede a Rimini dal 1948.
Ha una lunga attività di pittore, avendo esposto in importanti mostre collettive presso Gallerie pubbliche italiane ed europee tra cui: Palazzo Reale e Castello Sforzesco di Milano, Palazzo dei Diamanti di Ferrara, Museo Castelvecchio e Palazzo Forti di Verona, Quadriennale di Roma, Palazzo della Triennale di Milano, Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, Villette di Parigi. Ha fatto parte del gruppo dei “Nuovi Nuovi” teorizzato da Renato Barilli, con il quale ha esposto al Palazzo delle Esposizioni di Roma, alla Palazzina di Parco Massari a Ferrara, al Teatro Falcone di Genova e alla Galleria Comunale di Torino.Tra le personali più importanti, al Kunstverein di Francoforte, alla Galleria Tanit di Monaco, alla Galleria Munro di Amburgo, al Centro Bellreguard a Valencia, al Museo di Modena, alla Galleria Comunale d’Arte Moderna di Bologna.
Per dieci anni è stato direttore dell’Accademia di Belle Arti di Ravenna.

La relazione preliminare dell’artista:

Vittorio D’Augusta
Progetto “ROTATORIE”
Considerazioni preliminari e metodologiche

Il concetto di “arredo” o di “abbellimento” urbano può sottintendere, in generale, una pericolosa idea di “lifting”, o di trucco estetico, che alla fine può falsificare la città, piuttosto che abbellirla. Per non correre questo rischio, gli interventi di abbellimento dovrebbero essere pensati e progettati rispettando alcuni fondamentali requisiti:
1) che essi rientrino in un contesto di autentica ricerca espressiva, e che quindi siano testimonianza del pensiero visivo contemporaneo;
2) che siano in sintonia con lo spirito della città, col “genius loci” che abita l’identità collettiva;
3) che siano concepiti non come episodi separati, ma secondo un progetto complessivo che li metta in relazione, come pagine di un racconto cittadino che, simbolicamente, attraversi e unisca luoghi della città anche lontani.
In particolare, per quanto riguarda l’arredo delle rotatorie, soprattutto nelle grandi arterie di accesso alla città, va tenuto presente che esse nascono come soluzioni tecniche funzionali allo scorrimento del traffico: per loro natura, quindi, non sono adatte ad accogliere nè quelle sculture la cui fruizione percettiva richieda un tempo di osservazione prolungato o meditativo, nè, al contrario, elementi o segnali visivi troppo complicati e ricchi di informazioni che potrebbero tradursi in occasioni di distrazione e quindi di pericolo.
Ritengo, invece, che le soluzioni idonee a risolvere l’estetica delle rotatorie salvaguardandone la funzionalità stiano in una originale progettazione del verde e dei giochi d’acqua (che oltrettutto svolgono una benefica azione antismog) insieme alla invenzione di installazioni a metà tra arte visiva, favola, scenografia, capaci, al di là della loro piacevolezza, di sollecitare curiosità e domande.
Alla luce di queste considerazioni, ho avviato un primo approccio col problema progettuale lavorando “per sottrazione”, cioè scartando quelle idee che, seppure seducenti, potevano alla fine risultare inadatte e fuorvianti. Ho scartato, per esempio, l’ipotesi di soluzioni troppo “eleganti”, liriche, sobrie o minimaliste, che difficilmente potrebbero reggere l’impatto con il contesto urbano movimentato e frenetico della periferia riminese e che, comunque, non sarebbero in sintonia col carattere ironico e forse “scanzonato” della città.
A questo proposito, per quanto riguarda appunto lo spirito della città, è naturale che il pensiero vada a Federico Fellini, il suo più illustre cittadino, la cui opera affronta i grandi temi della contemporaneità ed interpreta il presente mescolando, con lucida visionarietà, passato e futuro, memorie e presagi. Ma “lavorare” su Fellini comporta alcuni rischi: di banalizzare nei luoghi comuni dei processi divulgativi i simboli fantasmagorici del suo immaginario; di confondere le sue intuizioni di artista come il prodotto di una stereotipata riminesità; soprattutto -ed è il pericolo maggiore- di strumentalizzare il nome di Fellini sotto l’alibi dell’omaggio culturale.
Coerentemente con queste premesse, ho pensato che il modo più naturale di procedere potesse essere quello di “ascoltare” la città, di assecondarne l’immaginario, che è fatto di paradossi, di ossimori, di provocatorie ironie, di memorie e apparizioni e che proprio in ciò – nella visionarietà e nella utopia delle proposte – potesse esserci qualche punto di contatto con le caratteristiche dell’opera felliniana, senza tuttavia evocarla esplicitamente.
In conclusione devo confessare di essermi posto, fondamentalmente, questo problema:
immaginare (forse illudendomi) che le soluzioni proposte potessero piacere a Fellini.

Novembre 2005

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