giovedì 13 dicembre 2018
In foto: Il sindaco di Rimini, Alberto Ravaioli, interviene sul tema degli spazi per i giovani e l'occupazione di spazi cittadini, come, di recente, una scuola sulla Marecchiese a Vergiano. Pubblichiamo l'intervento del sindaco:
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mar 5 ott 2004 17:00 ~ ultimo agg. 00:00
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Il termine ‘occupazione’ è tornato improvvisamente alla ribalta nelle ultime settimane a Rimini, accompagnato e/o motivato da un appunto critico mosso nei confronti dell’Amministrazione Comunale: pochi spazi per le attività dei giovani, impalpabilità del lavoro amministrativo sul versante delle politiche giovanili, ergo necessità di appropriarsi autonomamente (e impropriamente) di luoghi fisici in città. Non mi riconosco in tale consequenzialità, considerando errato il presupposto di partenza e del tutto gratuito il giudizio nei confronti del lavoro inedito (per certi versi pionieristico) del Comune di Rimini in questo settore.

E’ proprio partendo dal concetto che il rafforzamento intellettuale, associativo, culturale, laico, religioso del tessuto giovanile cittadino conduce a una crescita della quale beneficia la collettività nel suo insieme che l’Amministrazione Comunale di Rimini, già nel programma di mandato, ha scelto di assumere questa tra le azioni di governo prioritarie. Da qui la decisione di realizzare il Centro sociale autogestito, finanziato al 70 per cento dalla Regione Emilia Romagna, che si pone come esperienza pilota in Romagna, certamente non scontata nel panorama amministrativo regionale e non solo. Dire che la struttura in costruzione in via della Gazzella sarà un esempio di autogestione ‘istituzionalizzata’ e quindi ‘pilotata’ significa banalizzare e sminuire l’importanza (storica nella nostra provincia) dell’iniziativa. Per dirla con un linguaggio terra terra, non mi pare ci sia la fila di Comuni che abbiano intenzione di mettere in piedi programmi di autogestione giovanile simili- per impegno e portata- a quello di Rimini. Con questo non voglio dire che si sia abbracciata questa scelta per appuntarsi una medaglietta sul petto: l’Amministrazione Comunale ha voluto e sta costruendo materialmente tale percorso considerando l’autogestione un momento di acquisizione di responsabilità (fuori dai consueti canali) da parte dei ragazzi all’interno di un progetto articolato che abbia come obiettivo finale la capacità di dialogo e di confronto tra soggetti diversi e con la città. Io credo che il centro sociale di via della Gazzella sia una risposta efficace e nuova a molte tante istanze che da anni giacevano inascoltate e all’interno di quello (dove il valore dell’autogestione non è e sarà mai messo in discussione) va sperimentato un nuovo modo di condurre attività di ogni tipo. Chi rivendica per sé luoghi esclusivi, rifiutando la dialettica e il dialogo, è paradossalmente contro il principio stesso dell’autogestione. Se poi tale rivendicazione si esplica in occupazioni arbitrarie di luoghi fisici in città, ecco che il contrasto diventa ancora più stridente.
Il valore da perseguire è quello della prepotenza oppure quello del confronto su un progetto che non esclude nessuno? Se lo stesso metodo fosse seguito dalle decine di associazioni che reclamano spazi (e magari li trovano pagando di tasca propria un affitto) che tipo di città avremmo? No, non posso essere d’accordo con chi- pur esprimendo una richiesta comprensibile- si rifugia nell’azione fuori da qualsiasi regola, di fatto volendosi elevare a un rango ideologico superiore ad altri soggetti il cui percorso di formazione implica il rispetto delle norme. Non posso essere d’accordo, poi, se nell’imminenza dell’apertura di un nuovo centro sociale autogestito (che avrà ovviamente un assemblea all’interno della quale ognuno potrà esprimere liberamente le proprie idee e le proprie proposte) scatta la molla della frizione individuale e interna allo stesso mondo o del conflitto ‘di pelle’ che è l’esatta fotocopia di quella brutta politica cui i ragazzi dicono di volere restare lontani.

In definitiva il percorso individuato- che peraltro si aggiunge a strutture già esistenti come Centro Giovani del Q5 e Casa Pomposa, e al quale nei prossimi anni si aggiungeranno la Casa dei Teatri e il Centro Giovani previsto dal Contratto di Quartiere 2- garantisce tutti i soggetti ed è con questo che tutti i soggetti possono e devono confrontarsi. Per il resto mi permetto di utilizzare una frase abusata: le regole valgono per tutti e l’ente pubblico ha il dovere di farle rispettare. Non escludo di incontrare nelle prossime ore ancora una volta i ragazzi che hanno occupato nei giorni scorsi un immobile ma deve essere chiaro che per l’Amministrazione Comunale il punto di riferimento inderogabile resta l’esperienza e il percorso del centro sociale in via della Gazzella, finalmente dopo i tanti passaggi obbligati dalla legge in dirittura d’arrivo. Questo e non altri.

Il Sindaco di Rimini

Alberto Ravaioli

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