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Dossier Caritas su immigrazione vista dall’Adriatico. Rimini 4.600 regolarizzati

Provincia

28 ottobre 2003, 19:03

in foto: La sede della provincia di Rimini è stata protagonista questa mattina in contemporanea con Roma e altre 7 città italiane della presentazione del 13esimo Dossier sull’immigrazione elaborato dalla Caritas nazionale e Fondazione Migrantes.

All’incontro erano presenti rappresentanti delle Caritas e delle associazioni di immigrati delle Regioni che si affacciano sull’Adriatico. I lavori sono stati aperti dal Vescovo di Rimini che è anche referente della Conferenza Episcopale Regionale per l’immigrazione.

Un dossier con numeri, grafici, valutazioni statistiche. Tanti dati che possono rischiare di restare sterili ma che sono diventati un’occasione di confronto e progettazione, grazie anche al soggetto che ha stilato la ricerca, la Caritas nazionale in prima linea per un percorso di integrazione nei confronti degli immigrati. Il dossier, esamina i flussi migratori, lo stato sociale, familiare, occupazione dei migranti con la conclusione che l’immigrazione non un fenomeno provvisorio, ma una realtà strutturale con cui bisogna convivere. Gli immigrati – ha spiegato il prof. Ilvo Diamanti, docente di Scienze Politiche all’Università di Urbino, chiamato a presentare il Dossier – sono sempre di più e sentono il desiderio di stabilirsi in modo permanente nel nostro paese; sono una risorsa per l’economia italiana sempre più carente di mano d’opera.

E anche gli italiani stanno cambiando la percezione dell’immigrato, con un percorso di tolleranza che fa ben sperare. Chi ha paura dello straniero è chi non ha rapporti con lui. Il contatto, la frequentazione permette di superare pregiudizi che nascono da valutazioni superficiali. Spesso, ha spiegato il prof Diamanti sono alcuni attori politici sia italiani che stranieri che fomentano la paura, perché la diffidenza nei confronti della diversità è strumento di potere e di controllo. Una stoccata è arrivata anche alla recente legge Bossi-Fini, che a detta di Diamanti, considera l’immigrazione come un fenomeno transitorio, da tamponare che inibisce le prospettive d’integrazione.
Intenso anche l’intervento del Vescovo di Rimini che ha inaugurato i lavori. Partendo da una citazione della Gaudium et Spes ha spiegato che per il cristiano l’incontro con l’immigrato è un occasione di bene. Citando i dati dell’osservatorio sulle povertà della Caritas diocesana ha anche ricordato che l’anno scorso la Caritas ha distribuito 43.500 pasti e che dei centocinquanta ospiti che ogni giorno si siedono ai tavoli della mensa, due terzi provengono dall’Europa nell’Est e di questi la metà sono romeni. Anno scorso in questi tempi c’era la netta prevalenza di donne ucraine e moldave. Più di 4.500 persone sono state regolarizzate negli ultimi mesi, ma nel frattempo ne sono arrivate oltre duemila, che vivono nella clandestinità. Le conclusioni sono state affidate al padrone di casa, il presidente della Provincia. Fabbri ha sottolineato la crescita della consapevolezza nei confronti dell’immigrazione ma di pari passo, anche l’aumento dei bisogni. Ci sono sempre più donne immigrate sole con figli e famiglie in condizioni economiche molto precarie. Il problema diventa politico. Sono necessari significativi interventi di welfare ed è importante sempre di più puntare sulle risorse umane.

Gli immigrati in Provincia di Rimini sono giovani, l’età media è di 32 anni, e lavorano per lo più come operai, camerieri, muratori e cuochi. Il 50% arriva dal paese d’origine con un titolo di studio, il 20% è analfabeta Le famiglie straniere sono 5mila e 300 e in media hanno 2,4 figli (quelle italiane si fermano ad 1,2).

E’ la fotografia che emerge dalla studio sui fenomeni migratori del 2003 redatto dalla provincia di Rimini. I residenti stranieri sul territorio riminese sono oltre 10mila; 4.662 quelli regolarizzati dalla legge Bossi-Fini, più di 4mila 800 quelli con il solo permesso di soggiorno, per un totale di 20 mila persone.
Tra i residenti spiccano per numero gli albanesi, segno di una presenza ormai stabile sul territorio. Tra gli extracomunitari che hanno goduto dell’ultima sanatoria il 62% lavora nel settore domestico come colf o badanti, il 48% è lavoratore subordinato.
La maggior parte degli immigrati è arrivato in Italia per lavoro, (57%) con la speranza, spesso, di creare un’impresa propria. In provincia sono 500 quelle registrate; gli imprenditori sono soprattutto albanesi, impegnati soprattutto nel settore costruzioni, cinesi nell’abbigliamento e nei ristoranti senegalesi nel commercio, in prevalenza ambulante e magrebini, in costruzioni e trasporti.
Nel tempo sono aumentati anche i ricongiungimenti familiari, sono il 27%. C’è poi l’escamotage del viaggio di turismo, usato soprattutto dalle persone dell’est, che possono entrare nel nostro paese solo con il passaporto. E che poi si trovano con un pugno di mosche, spinte alla clandestinità, visto che il loro permesso non gli permette di lavorare in regola.
Nel complesso comunque si può leggere una costante crescita dell’immigrazione come fenomeno stabile; il 31% degli stranieri risiede in provincia da almeno 5 anni, il 51% da 3 anni.

Per molti il desiderio è di stabilirsi nel nostro paese in modo definitivo con la propria famiglia . Sono in aumento costante i bambini che frequentano le scuole riminesi e anche la natalità soprattutto tra i gruppi di immigrati presenti da più tempo, come ad esempio gli albanesi.

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