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Un rischio chiamato globalizzazione

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17 giugno 2001, 18:50

in foto: L'economista Alberto Castagnola sulle conseguenze del mercato mondiale POSSEDERE contemporaneamente un’automobile, un computer e un conto corrente è un privilegio che può permettersi solo l’8% della popolazione mondiale.

Il dato diventa più preoccupante se si tiene conto che circa 1 miliardo e mezzo di persone (un quarto della popolazione mondiale) vive al di sotto della soglia di povertà del proprio Paese e quasi la metà degli abitanti del nostro pianeta (2 miliardi e 800 milioni) sopravvive mediamente con due dollari al giorno. Questi ultimi sono considerati, dal punto di vista economico secondo il rapporto della Banca Mondiale, ’uomini inutili’ perché non producono e non sono in grado di comprare nulla. Questa situazione è presente soprattutto negli stati del Sud del mondo, dall’America latina alle nazioni dell’Asia.

In tempi in cui si parla sempre di più, a favore o contro, di ’globalizzazione’ non si può essere indifferenti alle nuove realtà economiche e alla crescita della povertà. Sull’argomento l’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII ha organizzato un’assemblea pubblica, che si è svolta a Rimini, con l’economista Alberto Castagnola.

“La parola globalizzazione è usata con una certa mistificazione. Essa viene proposta e incentivata secondo quattro aspetti: esistono diverse attività economiche che si sviluppano a livello internazionale; tutti gli Stati pian piano saranno coinvolti in questo meccanismo economico globale; tutte le popolazioni vi parteciperanno e vi troveranno dei benefici. In tal modo tutto sembra positivo ma se le prime due affermazioni s ono vere, le altre non lo sono altrettanto”.

Perché?

“Al processo di globalizzazione partecipano complessivamente circa 400 imprese multinazionali, un numero invariato dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi. Controllano circa un terzo dell’attività produttiva mondiale; rappresentano circa i due terzi, tra il 60 e il 70%, del commercio internazionale e hanno a disposizione la metà di tutto il denaro che circola nel mondo. Esse sono in espansione e impegnano circa 70 milioni di lavoratori, di cui solo 12 milioni nel Terzo mondo. La loro incidenza sulla risoluzione del problema della disoccupazione è limitata. Infatti le loro principali attività (finanziaria, comunicazione e informatica) non richiedono molto personale, perché dispongono di una sofisticata tecnologia, e negli ultimi cinque anni i posti di lavoro sono diminuiti di 4 milioni e mezzo.

La loro attività finanziaria, secondo una recente stima, è di 1500 miliardi di dollari di operazioni al giorno. Per capire cosa significa dobbiamo considerare che indirizziamo 40 miliardi di dollari di aiuti al Terzo mondo all’anno, e 900 miliardi di dollari furono destinati alla corsa agli armamenti durante la guerra fredda, sempre all’anno “.

Il potere economico, in mano a poche persone, è fortemente contestato dal cosiddetto popolo di Seattle che si è già dato appuntamento per il 20 luglio a Genova, dove è previsto il prossimo incontro del G8. Però il fronte della protesta è diviso.

“E’ sicuramente un Movimento operativo con posizioni molto diversificate, ma ci sono alcune caratteristiche comuni: il rifiuto di un’economia neo liberista che è alla base della globalizzazione; la consapevolezza che i partiti e i sindacati non si occupano delle multinazionali; il perseguimento di obiettivi concreti quali la cancellazione del debito con i Paesi del Terzo Mondo e il boicottaggio di de terminati prodotti delle multinazionali. E’ un Movimento non violento anche se, purtroppo, ci sono alcune frange che usano la violenza.

Un fatto molto importante consiste però nella nascita di movimenti ’protagonisti’ nei Paesi del Terzo Mondo, nei q uali noi non c’entriamo nulla, che stanno pagando col ’sangue’ sul piano umano. Sono contadini che occupano i latifondi. Non sono quindi gruppi di persone che partecipano a manifestazioni con i palloncini colorati. Si muovono autonomamente e si rapportano direttamente con gli Enti internazionali, quali la Banca mondiale”.

L’incontro con l’economista Castagnola è stato il secondo appuntamento di un’iniziativa organizzata dall’Associazione Papa Giovanni XXIII sul tema “Solidarietà, globalizzazione, giustizia: è possibile?” che si concluderà il 12 giugno, alle ore 21 nella Sala degli Archi a Rimini, con l’assemblea su “Economia e guerra: come l’economia crea e alimenta conflitti”.

Francesco Perez

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