16 novembre 2018

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Soleri Brancaleoni a Mondaino

Provincia

16 giugno 2001, 19:02

in foto: Ritornata alla Chiesa parrocchiale la pala della Madonna del Rosario NELLA CHIESA parrocchiale di Mondaino quest’anno il mese della Madonna si è aperto con una bella sorpresa: la ricollocazione della pala settecentesca della Madonna del Rosario dopo un restauro molto accurato, eseguito a Bologna dalla restauratrice.

Adele Pompili, diretto e seguito dalla dott. Armanda Pellicciari della Soprint endenza, promosso e finanziato dal Rotary Club Riccione-Cattolica. Vale la pena parlare di questo dipinto: per il suo soggetto e per la sua qualità, ma anche per il suo interesse artistico e storico, e per il lavoro che ha comportato il suo restauro, che si è esteso anche alla ricchissima, frastagliatissima cornice lignea.

Soleri Brancaleoni,un tradizionalista raffinato

Il dipinto raffigura l’apparizione a San Domenico della Madonna con il Bambino, alla presenza di due angioletti che recano rose e gigli, e del “canonico” cane bianco e nero con la fiaccola in bocca; questi elementi secondari di facile lettura simbolica, ma anche il gesto delle figure divine che consegnano la corona del rosario al santo, appartengono a una tradizione iconografica ben consolidata. L’artista che ha eseguito il dipinto è il riminese Giuseppe Soleri Brancaleoni, pittore alla maniera romana e bolognese, tradizionalista e devoto, che non amava e non cercava novità di alcun genere, e tuttavia non era superficiale o facilone: la gentilezza e la raffinatezza distinguono i suoi dipinti, sia quelli da chiesa che quelli di stanza (cioè da casa), sempre sacri (di profani ne conosco uno solo, probabilmente giovanile, raffigurante un ragazzo con un cesto d’uva).

Nella pala di Mondaino ha adottato una composi zione sinuosa, rispettosa del gusto corrente, ma non molto ligia alle regole accademiche: basta guardare la figura di San Domenico, allungata “eccessivamente” e innaturalmente, quasi per permetterle di giungere a toccare le sacre immagini dell’apparizione. O la luce, che ha la sua sorgente nella Madonna e nel Bambino, e che quindi vuol essere essenzialmente immateriale e divina, e alludere ad una illuminazione spirituale. O i colori, genericamente gandolfiani, ma addolciti e fusi fino a diventare tenui, astratti, a indicare una condizione d’estasi miracolosa tutta interiore. Attorno alla figurazione gira una fascia con quindici ovali in cui sono raffigurati con ordine i misteri del Rosario: e questi sorprendono, per la freschezza e l’apparente rapidità con cui sono stati condotti: ostentano un’esecuzione fresca, brillante, “moderna” verrebbe voglia di dire, in realtà soltanto “virtuosa”, di quel virtuosismo che piaceva tanto – e non solo in pittura – sulla metà del Settecento.

Di Soleri Brancaleoni, che è celebre come autore della miracolosa Madonna di Santa Chiara, conosciamo parecchie opere; e molte sono state restaurate recentemente: fra tutte andranno ricordate la grande Ultima Cena ora nella Sala Manzoni a Rimini, restaurata dalla Diocesi, e la pala con la Madonna e santi della chiesa della Madonna della scuola di San Giovanni in Marignano, restaurata due anni fa dallo stesso benemerito Rotary. I restauri stanno rivelando un pittore molto interessante, per i dati di tradizione che porta e ripropone, ma anche per l’inconfondibile accento di sacro sentimentalismo che riesce a infondere alle sue figure, e che doveva essere particolarmente accetto in Valconca, da molti punti di vista una delle zone più conformiste e tradizionaliste del territorio diocesano. Del Soleri in Valconca si trovano opere anche a Saludecio, Montecolombo, Scacciano, San Giovanni in Marignano.

Una pala che riporta alla paura giacobina< /P>

La pala di Mondaino porta una data, preziosa per collocarla nel percorso dell’artista, ma anche per capire il momento in cui è stata concepita e dipinta: quella del 1797, cioè dell’anno della grande paura giacobina, dell’invasione napoleonica delle Romagne, delle prime sedizioni e insorgenze, del sacco e dell’incendio della vicina Tavoleto. Forse proprio a questi fatti drammatici si deve se la cornice lignea della pala non è mai stata finita. Si tratta di un intaglio finissimo, condotto su un disegno complicato di grande fantasia, degno del miglior rococò internazionale, verniciato come se fosse stucco, ma forse preparato per essere dorato: un’operazione che la precarietà e la povertà dei tempi non permise di attuare.

Un restauro dagli esiti insperati

Bisognerebbe dire qualcosa del restauro, che ha dato esiti davvero insperati: reso indilazionabile dall’offuscamento del colore inaridito e dalla diseguale ossidazione delle vernici protettive, ma soprattutto dalle grosse scodellature che avevano provocato in alcuni punti sollevamenti e cadute di colore e che minacciavano il distacco dello strato pittorico. Il restauro è arrivato appena in tempo, e ha potuto nascondere con delicatezza le conseguenze dei danni già avvenuti e peraltro molto limitati; è stato effettuato con metodi innovativi sia per quanto riguarda il trattamento della tela che per la ricostruzione del telaio; ed è riuscito a conservare in pieno all’opera il suo aspetto originario di antica immagine devota.

Ma del restauro sarà forse opportuno parlare in altra occasione. Intanto premeva renderlo noto e informare che c’è un motivo in più per visitare Mondaino e la sua bella chiesa parrocchiale, che conserva una serie di opere importanti e di tele quasi tutte restaurate negli ultimi decenni. E anche ringraziare il Rotary che in questi anni, dimostrandosi sensibile alla conservazione del patrimoni o artistico, ha realizzato interventi mirati molto opportuni. Sappiamo che il Rotary non ci tiene a rendere pubblica questa sua attività “di servizio”; ma sappiamo anche che la divulgazione di notizie provoca effetti di imitazione. Per questo crediamo che anche le buone notizie e le buone azioni debbano essere divulgate. Noi speriamo nel contagio.

Pier Giorgio Pasini

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