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Chiamatemi Riviera: il podcast

Vizi Rosa. Piccola commedia dei costumi sulla Riviera che non cambia

In foto: Il libro "Chiamatemi Riviera" di Maurizio M. Taormina
Il libro
di Maurizio M. Taormina   
Tempo di lettura 3 min
Dom 1 Feb 2026 12:06 ~ ultimo agg. 30 Gen 11:07
Tempo di lettura 3 min

La Riviera è da sempre un luogo di attrazione. Non solo per i turisti, ma per desideri, pulsioni, eccessi. Un territorio che, nel tempo, ha costruito
buona parte della propria identità sull'idea del vizio, dell'eccesso: tollerato, venduto, spettacolarizzato. Una promessa implicita che continua a funzionare, forse proprio perché "non è mai stata davvero messa in discussione".
"Vizi Rosa" si muove dentro questo immaginario consunto. Lo fa con un tono dichiaratamente "umoristico e sarcastico" perché a volte la realtà, quando insiste
troppo su se stessa, diventa involontariamente comica. Nell'ascolto si sorride, si ride, si riconoscono cliché ormai stanchi. Ma, come spesso accade, "la risata arriva prima della domanda", e quando la domanda arriva non è più così leggera.
La Riviera continua ad attrarre anche – e forse soprattutto – fasce di popolazione marginali: giovani allo sbando, maranza, baby gang, piccoli gruppi che oscillano tra noia, ostentazione e micro-violenza, ma anche semplici “viziosi”, consumatori seriali di un divertimento povero di contenuti e
ricchissimo di ripetizione. Non si tratta di moralismo, ma di constatazione: "in assenza di una politica culturale qualificata", capace di intercettare pubblici diversi, più colti, più curiosi, più attenti ad altro, il vuoto viene riempito sempre allo stesso modo.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti.
Si continua nel solito copione, ormai mesto e un po' ammuffito: la Riviera come luogo dei vizi, o poco più. Una macchina che funziona per inerzia, che non rischia, che non sperimenta, che preferisce il già visto al possibile. E così, mentre si invoca il cambiamento, si riproduce all'infinito lo stesso modello.
"Vizi Rosa" racconta tutto questo partendo da un fatto realmente accaduto, tratto dalla cronaca dei giornali locali. Ma, ancora una volta, la scelta non è quella della ricostruzione fedele, bensì della deformazione narrativa. Il reale viene stirato, reso più evidente, quasi caricaturale. Non per sminuirlo, ma per mostrarne l'assurdità strutturale.
Il tono resta leggero, scanzonato, a tratti apertamente sarcastico.
Ma è una leggerezza che pesa. Perché dietro l'episodio, dietro il sorriso, affiora una domanda più ampia: "che tipo di attrazione vuole essere oggi la Riviera?" E soprattutto: quanto questo immaginario del vizio, continuamente rinnovato ma mai superato, sta diventando limite piuttosto che risorsa?
Come negli altri racconti, anche qui la narrazione si muove nel solco della "letteratura civile" scegliendo l'arma meno scontata: l'ironia. Non per assolvere, non per compiacere, ma per mettere a nudo. Perché quando una storia fa ridere e subito dopo mette a disagio, significa che ha colpito un nervo scoperto.
"Vizi Rosa" è questo: una piccola commedia amara che, mentre intrattiene, chiede conto di un'immagine della Riviera che continua a riproporsi uguale a se stessa. E che forse, proprio per questo, avrebbe urgente bisogno di essere ripensata.
Buon ascolto.

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