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l'editoriale della domenica

Il lavoro: si continua a morire, tra apatia e diseguaglianze

In foto: @pexels
@pexels
di Carlo Alberto Pari   
Tempo di lettura 3 min
Dom 1 Feb 2026 06:32 ~ ultimo agg. 29 Gen 14:39
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L’EDITORIALE DELLA DOMENICA
di Carlo Alberto Pari

Ho già scritto alcuni articoli sul tema, ma continuerò a farlo, fino a quando permarranno differenze che considero estremamente ingiuste. Troppe morti sul lavoro scorrono in un silenzio assordante, troppe diseguaglianze, persino nel passaggio dalla vita alla morte. Inizio ponendomi un paio di domande, sperando possano portare una riflessione anche nel lettore: perché chi muore lavorando, soprattutto nel privato, ma non solo, molto spesso non è considerato un servitore
dello Stato e non ha la stessa considerazione? Quale è la differenza sostanziale? La scorsa settimana, in un solo giorno sono morte tre persone, una in Abruzzo, una in Toscana, una in Sicilia, tutte con ruoli basici, che corrispondono usualmente a salari bassi e non di rado, a rischi alti. L’esatto contrario della razionalità e forse della giustizia, perché è il lavoro più faticoso e rischioso che dovrebbe essere quello più pagato. Peraltro, la forbice continua ad amplificarsi, ed i pochi contrasti, non sembrano in grado di attenuare il processo. Per anni, ci hanno raccontato che è anche il Mercato del lavoro, con il rapporto domanda ed
offerta, che incide sull’ammontare dei salari. Appare non corretto. Ci sono masse enormi di persone con titoli idonei, che vorrebbero svolgere lavori estremamente pagati e poco rischiosi, di converso, si fatica sempre più a trovare persone per lavori poco pagati, faticosi e spesso rischiosi. Eppure, continuano ad essere malpagati. Inoltre, esiste una progressività fiscale che a mio avviso fomenta le enormi diseguaglianze e colpisce il lavoro, con una tassazione che appare iniqua, anche per i pensionati.
Ritornando al discorso iniziale, sono morte in un solo giorno tre persone, lavoravano certamente per la loro sussistenza e per quella delle loro famiglie, ma anche per mantenere la costosa macchina dello Stato e quindi, per il benessere comune e della Nazione, esattamente come chiunque altro, privato o pubblico che sia. Nella morte sul lavoro non esistono differenze, è un dramma univoco, che merita lo stesso rispetto per chiunque, eppure, frequentemente, si creano diseguaglianze anche di fronte all’ultimo atto, in un macabro rituale, fatto in taluni casi di silenzi, in altri di “onori”. A mio modesto avviso, civiltà e rispetto richiedono di tutelare nello stesso modo i caduti sul lavoro, con gli stessi onori e con gli stessi diritti, ed anche con gli stessi contributi ai superstiti. L’uguaglianza, almeno quando si muore per lavorare.

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