Violenza e minacce alla ex. Confermata condanna per un 48enne
La Corte d’Appello di Bologna ha confermato la sentenza di condanna a 4 anni e 11 mesi di reclusione emessa dal Tribunale di Rimini nei confronti di un 48enne riccionese, imputato per maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale, percosse, minacce e violenza privata ai danni della ex compagna, riminese di 41, costituitasi parte civile con l’avvocato Mattia Lancini del Foro di Rimini.
Secondo le accuse, la relazione tra i due, avvenuta tra il 2020 e il 2021, era segnata da un costante clima di sopraffazione fisica e psicologica. L’uomo, difeso dagli avvocati Caroli e D’Errico, controllava ossessivamente il telefono e l’abbigliamento della compagna, le vietava uscite o contatti con terzi, punendola con aggressioni, silenzi punitivi e minacce. Tra i numerosi messaggi ce ne sono alcuni che spiccano per l'aggressività e l'atteggiamento di possesso: “tu non ti alzi da letto! Se io ti dico di no, tu devi riuscire a fare in modo e maniera di portarmi con te, altrimenti non vai", “non vai assolutamente a fare un aperitivo! Neanche con le tue amiche...la mia compagna mi deve supplicare di vivere insieme”. “Se te vai a cambiar le gomme ci vai con me... E mi presenti al tuo gommista ... Se vai in banca non mi dici vado da Dario o come si chiama, devi presentarmelo”.
Le indagini erano partite grazie a una segnalazione del consultorio dell’AUSL di Rimini, dove la donna si era rivolta cercando aiuto. L’inchiesta era stata coordinata dal Pubblico Ministero dott. Luca Bertuzzi e condotta dalla Squadra Mobile di Rimini. Tra i capi più gravi anche un episodio di violenza sessuale. Secondo l’accusa, dopo una lite, l’uomo avrebbe costretto la donna a un rapporto non consenziente, dopo averla gettata sul letto e averle strappato i vestiti. L’episodio è stato ricostruito dalla donna e la sua testimonianza è stata ritenuta pienamente attendibile. In uno scambio di messaggi lei aveva scritto: “Non è normale una cosa del genere...sono terrorizzata...avevi gli occhi fuori dalle orbite” e lui aveva risposto: “riesci sempre a portarmi al limite...quell’uomo lo tiri fuori te".
“La linea difensiva ha tentato di ribaltare la realtà, rappresentando la mia assistita come una donna vendicativa e instabile, quando invece tutte le risultanze processuali hanno restituito l’immagine di una vittima fragile, manipolata e soggiogata – dichiara l’Avv. Mattia Lancini –. È stato correttamente respinto il pregiudizio secondo cui una vittima che torna dal proprio abusante sia, per ciò solo, inattendibile. Già i giudici di primo grado, con la sentenza oggi confermata, avevano dato piena applicazione a un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato: l’ambivalenza affettiva, i ritardi nella denuncia o i tentativi di riavvicinamento non sono segni di inverosimiglianza, ma manifestazioni tipiche del cosiddetto ‘ciclo della violenza’, che si sviluppa in modo ciclico e progressivo all’interno di relazioni dominate da controllo, sopraffazione e dipendenza emotiva”.












