Confindustria Romagna, il 42% delle aziende associate è esportatrice
La base associativa di Confindustria Romagna è un motore di internazionalizzazione: il 42% delle aziende associate è esportatrice, generando un fatturato estero aggregato di 5 miliardi di euro, equivalente al 71% di tutto l’export romagnolo 2025. È quanto emerge dalla prima mappatura dell’Associazione tra la totalità delle proprie imprese, che ha fotografato filiere resistenti e un’alta capacità esportatrice. La diversificazione settoriale (meccanica, food, plastica, moda), la ripresa dell’export regionale verso la Germania e le prospettive generate da nuove opportunità commerciali verso l’area Mercosur e l’India rendono possibile pensare di assorbire lo shock derivante da ostacoli o blocchi su singoli mercati, come i dazi americani o il conflitto in Medio Oriente.
Tra le associate esportatrici, il 22% realizza all’estero oltre la metà del proprio fatturato, mentre guardando ai settori, è la meccanica avanzata a guidare le esportazioni con 2,4 miliardi di euro di fatturato, quasi la metà del totale, grazie lavorazioni di nicchia ad alto valore, come tubi in acciaio speciali, e a prodotti molto diversificati tra loro, dalla siderurgia al fitness e all’automazione. Segue l’alimentare con 881 milioni e il comparto gomma e plastica (495 mln), tre filiere che da sole pesano per il 76% del totale dell’export Confindustria Romagna. Anche la dimensione aziendale fa la differenza: 35 grandi imprese (il 4% della base associativa) generano il 46% dell'export, mentre 131 imprese di medie dimensioni contribuiscono al 43% del totale.
“In questo periodo così caotico abbiamo voluto fissare alcuni punti fermi, partendo dai dati: i numeri che sono emersi ci confortano, e come associazione lavoriamo per rafforzarli – spiega il presidente, Mario Riciputi - Sono tre le direttrici su cui stiamo accompagnando le nostre aziende: mantenimento delle quote attuali, diversificazione e sviluppo. Sul primo aspetto, studiamo come consolidare i mercati UE e monitoriamo le supply chain energetiche. Per la diversificazione guardiamo a nuove destinazioni, mentre per lo sviluppo indirizziamo sui mercati esteri quella metà di associate che ora non li presidiano, ad esempio tramite il programma Digital export 24-25, il bando fiere e il bando a supporto di progetti di internazionalizzazione erogati dalla Regione Emilia-Romagna, strumenti che possono ampliare ulteriormente questa platea”.












